L’Alpino di aprile e il messaggio del direttore Bruno Fasani

0
6208

Cari Alpini, cari lettori de L’Alpino. Mentre scrivo queste note so che molte famiglie tra voi sono a piangere qualcuno che è andato avanti. Momenti dolorosissimi, senza che le condizioni di sicurezza ci consentano di rendere il commiato che si dovrebbe a chi abbiamo amato e a tutte le creature umane. Per quanto posso, ogni giorno celebro, come nelle catacombe, e porto tutti i vostri cari davanti al Signore.

Mi consola pensare quello che dice un detto orientale: quando nasciamo tutti fanno festa. Ma solo chi nasce piange, perché quella è la prima delle fatiche della vita. Al contrario quando si muore, tutti piangono, ma uno solo è felice. Come recita la canzone Benia Calastoria, è felice perché è tornato a casa. Si torna a casa, alle origini da dove siamo venuti e dove troveremo finalmente la pace.

In questo momento penso anche ai tantissimi Alpini che, pur a rischio di essere contaminati, si stanno prodigando per allestire l’Ospedale da campo a Bergamo (città che abbracciamo col nostro affetto e le nostre lacrime) o sono impegnati in mille iniziative di Protezione Civile, su tutto il territorio nazionale. A loro il grazie più vero, sapendo peraltro che il grazie più autentico è il senso di gratificazione morale che avvertono dentro di loro, per il bene che fanno gratuitamente, in silenzio.

Chiudo queste righe col ricordarvi che il numero de L’Alpino di aprile non uscirà. Come sapete era praticamente pronto con tutto quanto riguardava l’Adunata. A questo proposito mando un abbraccio cordiale a tutti gli amici Alpini di Rimini, al Presidente Vittorio Costa, all’amministrazione comunale della città e a quella di San Marino, accompagnato da un arrivederci, che sappiamo certo e speriamo il prima possibile. Difficoltà oggettive legate alla distribuzione postale oltre che alla stampa, ci hanno obbligato a saltare questo numero. Lo recupereremo ad agosto.

Per ora ci teniamo compagnia nell’affetto e nella stima reciproca, mentre vi auguro tanta forza morale e tanta speranza.

il direttore, Bruno Fasani