Il grande spettacolo: la sfilata degli alpini.

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E’ iniziato, grandioso e suggestivo, lo spettacolo degli alpini, convenuti a Parma per la 78ª Adunata nazionale. Dopo la serata di grande festa di ieri, stamattina il centro di Parma si presentava deserto, in attesa dell’inizio della sfilata, che è iniziata alle 8.30.
Il ministro Carlo Giovanardi ha passato in rassegna i reparti in armi e, subito dopo, preceduta dalla Fanfara della brigata alpina Taurinense, ha sfilato la Bandiera di guerra del 3º reggimento Alpini scortata da due compagnie in armi, fra i palazzi imbandierati e due ali di gente che applaudiva. Quindi lo sfilamento, con una rappresentanza di ufficiali, sottufficiali e truppa e i Gonfaloni della Regione, della Provincia e del Comune e infine il Labaro dell’Associazione alpini, con le sue 207 medaglie d’Oro al Valor Militare che ha preso posto alla testa della tribuna d’onore per ricevere l’omaggio delle migliaia di alpini in sfilata. Sul palco, oltre al presidente nazionale Corrado Perona e al ministro Giovanardi, c’erano il sindaco Elvio Ubaldi, il presidente della Provincia Bernazzoli e della Regione Errani. C’erano le massime autorità militari, con il capo di Stato Maggiore dell’Esercito generale Fraticelli, della Difesa ammiraglio Di Paola e dell’Aeronautica, Leonardo Tricarico. Infine una persona molto cara agli alpini, il vescovo di Parma monsignor Bonicelli, sottotenente al battaglione Edolo.

Descrivere la sfilata è difficile: è un unico, grande blocco di alpini che si raccoglie, convoglia all’inizio del percorso, si ordina e si snoda per quasi due chilometri, passando davanti alla tribuna d’onore per sciogliersi nella zona di smistamento e disperdersi dappertutto. Alle auto, ai pullman, per tornare a casa e avere di chi parlare per un anno intero, fino alla prossima Adunata, fino ad Asiago, dove si ripeterà, nel 2006, lo stesso ma anche diverso spettacolo di ottanta, novantamila alpini (dei circa 400 mila contando anche amici e i familiari arrivati nella città per l’adunata) che ripeteranno quello che sembra quasi un miracolo. Ma questo, per parafrasare Bedeschi, è il segreto degli alpini.