Zona franca

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    Rubrica aperta ai lettori.

    Il recapito de L’Alpino croce e delizia… postale


    In questi giorni la televisione sta trasmettendo la pubblicità, imperniata sulla efficienza e la serietà delle Poste Italiane. Invece io denuncio il disservizio nelle consegne delle riviste mensili, nel caso particolare del mensile ‘L’Alpino’ e de Il Montebaldo’.
    Molti soci si lamentano che il mensile non arriva o, se arriva, è consegnato con parecchi giorni di ritardo. Faccio degli esempi che si possono documentare.
    Nel mese di novembre, esattamente il 12.11.2002 il gruppo alpini di Prova di San Bonifacio, presentava una lettera di reclamo codice A n. 4179860 all’ufficio postale di San Bonifacio, in nome del sig. Franco Signorini, per il mancato recapito delle riviste. Successivamente, nel giro di qualche giorno, venivano recapitati a tutti soci del gruppo ben 3 numeri de L’Alpino e 2 copie del Il Montebaldo.
    Il numero di novembre 2002 de L’Alpino è stato recapitato a Monteforte alla fine di novembre, mentre al mio indirizzo veniva recapitato il 19 dicembre.
    Il numero di novembre dicembre 2002 de Il Montebaldo è stato consegnato per la spedizione il 16 dicembre 2002 e alla data odierna (07/01/2003, n.d.r.) non è stato ancora recapitato al mio indirizzo. Lo stesso numero era arrivato il giorno 21.12.2002 ai soci del gruppo di Cologna Veneta. Questi sono solo alcuni episodi che posso documentare, conosco situazioni analoghe. Nessun commento. Non sta a me trovare la soluzione. Sono un fautore del privato nella gestione di servizi, ma in questi casi rimpiango il pubblico.


    Pietro Masnovo Soave (VR)


    Alpini e indiani d’America


    Sono un alpino appassionato di storia. Ultimamente ho letto alcuni libri riguardanti la storia degli Indiani d’America, la storia di tribù indigene come gli Apache dell’Arizona, i Cheyenne del Texas, i Cheyenne dello Wyoming e gli Sioux del Dakota, solo per citare le più conosciute. Decaduta da qualche tempo la pessima fama dei pellerossa, che erano stati dipinti come selvaggi, perfidi ed assetati di sangue, è emersa la vera natura di questa gente, legittimi proprietari del Nord dell’America.
    Leggendo la vera storia di questi popoli, non si può far altro che scoprire analogie con noi alpini. Prima di tutto questi popoli avevano caratteri forti; il coraggio e la fierezza erano le loro caratteristiche principali. Erano dei combattenti formidabili, pochi uomini bastavano a spaventare un intero squadrone della cavalleria USA. Combattevano con l’astuzia, mai con l’inganno, e la parola data era sacra. Il nemico se valoroso e leale, era trattato con il massimo rispetto. Fulcro della loro società era la famiglia, che era sacra, com’erano sacri gli anziani, depositari della cultura e delle tradizioni.
    Il rispetto per la natura era un altro punto di forza di queste culture, forse primitive, ma che avevano compreso come vivere in simbiosi con l’ambiente.
    Purtroppo le analogie non si fermano qui. I Pellerossa combatterono le loro battaglie per la sopravvivenza fino alla decimazione, non si rassegnarono mai alla sconfitta, alla perdita della loro libertà, della loro identità. Non possiamo forse considerarli come nostri cugini?
    Negli ultimi anni, i vari governi italiani, si sono sempre più disinteressati alle Truppe alpine e di ciò che gli alpini in armi e in congedo fanno in Italia e all’Estero. Finiremo forse come i nostri ‘fratelli’ Pellerossa?I nostri politici ci stanno relegando in riserve?È l’amarezza di chi è orgoglioso di essere un alpino e che vorrebbe che le varie autorità italiane non si ricordassero di noi solo nel momento delle catastrofi, delle alluvioni, delle tragedie.


    Giovanni Oliveri Btg. Saluzzo


    Amici degli alpini. Anzi, alpini?


    Ai parenti stretti di alpini Caduti, in armi o in tempo di pace, penso debba essere riconosciuto, in seno all’Associazione, e in casi particolari, uno status ora non previsto dallo Statuto Associativo. Motivazioni e condizioni che adduco sono le seguenti: molti di questi fanno già parte degli ‘amici degli alpini’, e pertanto di certo sono legati alla cultura, alla tradizione ed allo spirito alpino, come pure risultano essere fortemente motivati all’attività dei gruppi in cui sono inseriti, svolgendo spesso di fatto compiti ‘istituzionali’.
    Aggiungo anche che alcuni di loro hanno avuto l’esonero dalla leva proprio in virtù della perdita dei loro cari in servizio nelle Truppe alpine, e fra essi c’è chi ne porta orgogliosamente anche il nome.
    Penso che per costoro, l’essere ‘amici degli alpini’ voglia in definitiva essere un modo per ricordarli e farli ricordare con fierezza e dignità in seno ai loro gruppi. E quale migliore omaggio alla loro memoria potrebbe essere quello di sfilare al loro posto, se non addirittura virtualmente al loro fianco, alle Adunate?Io penso che per queste persone, per onorare e ricordare i loro familiari caduti, per la nostra Associazione e per i valori che incarna, si potrebbero e dovrebbero contemplare deroghe al regolamento per consentire anche agli amici degli alpini (suggerisco quale ipotesi) di sfilare da alpini fra alpini.


    Giovanni Pietro Turisini gr. di Alesso (sez. di Gemona)