Zona franca

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    Rubrica aperta ai lettori.

    A proposito della leva


    Per quanto riguarda la riforma del servizio militare di leva, non mi stupisce che anche molti politici provenienti dalle nostre fila l’abbiano votata; infatti essa risponde in pieno alle esigenze della politica estera contemporanea, fatta, più che di diplomazia, di missioni operative sia di pace che di guerra (anche se la dottrina moderna ha scovato le interessanti espressioni di peace keeping e peace enforcing, il succo è sempre quello). E’ una riforma, secondo me, che oltre a snaturare ed impoverire Corpi come il nostro (che mi sembra il più penalizzato in assoluto), costruisce un esercito più al servizio della politica che del Paese. Uno degli ostacoli maggiori alle missioni militari all’estero, un tempo, era costituito dall’opposizione delle associazioni di genitori che si opponevano all’invio di truppe non volontarie; ora sono tutti volontari, e l’ostacolo è caduto. Era questo l’intento dei promotori della riforma; il fatto, poi, che non gliene freghi niente se la Tridentina scompare mi sembra normale per dei politici puri, ma molto triste per quei politici che hanno portato il cappello alpino.


    Maurizio Bellone



    La proposta di un servizio civile obbligatorio non mi sembra poi così negativa e può comunque servire a riaprire il dibattito troppo presto sopito sull’opportunità di un servizio obbligatorio. Ad esempio, una controproposta potrebbe essere quella di un servizio alla Patria obbligatorio veramente per tutti, uomini e donne, all’interno del quale vi sia anche l’opzione di un servizio in armi. Quello che ritengo importante per evitare che i soliti furbi l’abbiano sempre vinta è che la durata del servizio sia uguale per tutti, che non vi sia compenso ma solo vitto e alloggio in caserma, divise, e una modesta somma settimanale (dieci euro al massimo) a titolo di argent de poche, e che il luogo del servizio, in Italia o all’estero, debba essere ad almeno cinquecento chilometri dalla residenza del cittadino, riducibili a duecento nel caso di servizio in isole o in aree di montagna. L’errore che è stato fatto con il riconoscimento dell’obiezione di coscienza è che si è permessa la confusione fra l’obiezione all’uso delle armi e l’obiezione all’umiltà.
    L’obiezione all’uso delle armi è rispettabile, ma non comporta necessariamente il diritto di sottrarsi alla vita dura, alla condivisione di camerate e bagni comuni, alla disciplina, al rispetto delle gerarchie, e a lavorare intruppati . Essere obiettori all’uso delle armi è una cosa, essere signorini è un’altra. La nostra società può aver bisogno di obiettori, ma certamente non ha bisogno di signorini , ed è giusto che chi accampa il diritto di esserlo venga fatto accomodare fuori.


    Antonio Attanasio



    Quali forze di completamento?


    Ho appena letto sull’ultimo numero de L’Alpino la relazione del capo di Stato Maggiore gen. Gianfranco Ottogalli: sono laureato in geologia, studi post laurea di specializzazione, 3 mesi di alpino semplice, 5 alla SMALP, 9 di servizio, mi sono informato alla Protezione civile, niente, ho fatto domanda per le Forze di Completamento 3 volte, ho fatto richiesta per la Riserva Selezionata 2 volte, mi sono rivolto all’ufficio leva di Trieste, al Distretto Militare di Udine; a Roma, ho telefonato allo SME e mi hanno risposto che cercano solo alcune figure professionali e che per quelli come me non c’è posto. Allego il curriculum per cronaca: qualcuno potrebbe pensare che sto a casa ad oziare!
    Il che significa che un ingegnere che non ha mai visto una divisa in vita sua sicuramente è più utile di uno che ha fatto 17 mesi nell’esercito e che è ‘solo’ un geologo (che da 4 anni lavora lontano da casa con lavori precari!)
    In casa ho 3 cappelli alpini: uno da militare semplice, uno da ufficiale, un terzo di un mio amico morto in montagna che la moglie ha voluto donarmi.
    Adesso avremo un esercito di capacità operativa ridotta del 30 , e manca gente… Bene!


    Lettera firmata