Zona franca

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    Rubrica aperta ai lettori.

    Elena, futuro (ti auguriamo!) maresciallo degli alpini


    Carissimi alpini,
    chi vi scrive e si rivolge a voi tutti, una ragazza di 26 anni, che vuole raccontarvi e rendervi cos partecipi del suo sogno.
    Mi chiamo Elena Rigon e sono nata a Padova nel 1976. Sono figlia orgogliosa di un alpino classe ’35, del 3 rgt. artiglieria da montagna, gruppo Conegliano, 14 batteria e quando sono nata mi raccontano i miei genitori Padova era felicemente popolata da migliaia di penne nere pronte a sfilare per le strade della mia citt. C’era anche mio padre con la sezione di Padova, io avevo non pi di qualche ora. Insomma posso proprio dire che gli alpini mi hanno tenuta a battesimo.
    Esattamente 22 anni dopo, ho avuto la fortuna e nel cuore la gioia, di vedervi sfilare, con i miei occhi di ragazza, per la seconda volta, alla 71 Adunata svoltasi sempre a Padova e di contribuire, collaborando assieme ad altri alpini e a mio padre all’epoca consigliere della sezione padovana alla realizzazione di una ben riuscita manifestazione.
    Carissimi, vi confido che vi porto nel cuore, che vi ammiro e vi stimo perch sempre presenti e pronti nella vita di noi tutti, con un sorriso, una parola di conforto o con un canto. E che anch’io come voi sono da sempre amante della montagna, in particolare d’inverno quando con i miei sci ai piedi percorro chilometri di piste magari tracciate proprio dagli alpini. E mi si stringe il cuore quando leggo gli articoli riportati su L’Alpino, che mettono in risalto le prodezze agonistiche degli atleti delle Truppe alpine.
    Bravi alpini, complimenti!
    Sapete, anch’io sono un’agonista di categoria senior A e quest’anno dopo un duro allenamento ho ottenuto vittorie, trofei e coppe importanti, addirittura il riconoscimento datomi dal mio sci club come la miglior atleta irrefrenabile. Ed proprio a voi tutti, nessuno escluso, che voglio confidare il mio sogno e desiderio di diventare una brava penna nera proprio come il mio pap e di prendere da voi l’esempio per una vita al servizio del mio amato Paese.
    Lo scorso 16 aprile, presso il centro di reclutamento nazionale dell’Esercito, ho svolto la prova di preselezione per l’ammissione al 5 corso biennale allievi marescialli. Mi sono presentata con la speranza nel cuore di arrivare fino alla fine di tutte le prove per realizzare cos il mio sogno. Spero vivamente di farcela e di poter un giorno partecipare non pi da spettatrice ma da penna nera alle Adunate assieme a voi tutti.
    Volgete a me un pensiero intenso, una preghiera semplice, che possano essermi di buon auspicio e di incoraggiamento nell’attesa della risposta finale.
    Portatemi nel cuore come una figlia che vuole da voi trarre esempio, ricordatemi e sperate per me affinch un semplice sogno diventi realt. Vi abbraccio tutti, di cuore.


    Elena Rigon Padova



    Vecchi battaglioni, nuovi nomi?


    Volutamente non entro nel merito dell’arruolamento di volontari VFB VFP nei reparti alpini anche se non ne condivido la propaganda per arruolamento basata essenzialmente sulla mercede e sulle possibilit d’impiego dopo il congedo.
    Mi limito per a ricordare che i nostri alpini e tutti i militari delle nostre Forze Armate sono sempre andati ovunque. Furono mandati in pace e in guerra rispondendo naja alla chiamata di leva o al richiamo alle armi, lasciando le loro famiglie e il loro lavoro senza nulla chiedere, ma solo per dovere verso la Patria.
    E’ indubbio infatti che le Forze Armate fondano il loro essere e il loro divenire sulla tradizione e sullo spirito di Corpo senza il quale pu dare al soldato tutto, buona paga, armi perfette e sofisticato vettovagliamento energetico, ma se manca la tradizione anche il pi addestrato reparto di specialisti finisce per cedere allo slancio e allo spirito di sacrificio dell’avversario.
    Perci pur adeguandoci alle nostre mutate condizioni culturali sociali, necessario mantenere intatto lo spirito dei nostri battaglioni dai nomi gloriosi delle nostre vallate legati all’originario reclutamento locale degli alpini.
    Ma se per esigenze di bilancio scelte politiche si rende ora necessario reclutare giovani da altre regioni, siano dati a questi reparti alpini nomi e motti della loro terra d’origine e si pongano di stanza sui loro monti.
    Cosa del resto non nuova del nostro Esercito, basti pensare alla divisione Pusteria e ai battaglioni Trento e Bolzano costituiti da trentini e altoatesini dopo il primo conflitto mondiale, alla divisione Peloritana costituita da siculi per la Campagna d’Africa 1935/36.
    Che senso ha mandare giovani del meridione nel battaglione Susa tradizionalmente piemontese e che si fregia di un motto dialettale proprio di quelle vallate, difficilmente comprensibile per chi non vi nato?
    Perch non costituire con gli attuali volontari meridionali un battaglione che porti il nome di una loro vallata?Sentirebbero certamente il reparto come una cosa loro e ne sarebbero orgogliosi con lo stesso sano spirito di Corpo che lega tutti gli alpini ai loro vecchi battaglioni. La nostra storia tramanda il nome glorioso delle batterie da montagna siciliane che si sacrificarono nella battaglia di Adua del marzo 1896.
    Inoltre esiste un altro precedente storico: quello della brigata d’artiglieria da montagna Messina, costituita nel 1905, le cui batterie 16, 17 e 18 passarono successivamente alle dipendenze del gruppo Bergamo.
    Sul piano della funzionalit organica a livello militare meglio costituire un reparto ex novo con un proprio nome, etnicamente omogeneo, che alterarne uno gi esistente, ben caratterizzato strutturalmente nelle sue tradizioni etniche e culturali come la storia dell’Esercito Italiano ha pi volte dimostrato. La brigata Sassari (costituita da sardi) della prima guerra mondiale un esempio concreto nel suo indiscutibile eroismo.


    Luigi Mario Belloni


    Fante in divisa, alpino nel cuore


    Nato nell’immediato dopoguerra, sono cresciuto ascoltando simpatici aneddoti di naia e drammatici resoconti di azioni militari. Mio padre era un caporal maggiore artigliere del gruppo Val d’Orco. In famiglia, con gli amici, parlava spesso del lungo periodo con le stellette. Il servizio permanente, i vari richiami e infine la guerra, avevano impegnato tutta la stagione della sua giovent.
    Quando venne il mio turno di indossare la divisa dell’Esercito fui assegnato all’89 rgt. fanteria. Avrei dovuto sentirmi defraudato di una tradizione alpina di famiglia che partiva dall’inizio del secolo con mio nonno, ma in realt non mi import pi di tanto. Fu solo quando mio padre and avanti che riuscii a capire alcune cose importanti. Trovai il suo cappello, trovai le sue fotografie: a distanza di quasi mezzo secolo manteneva ancora relazioni con i suoi vecchi commilitoni.
    Fu per me una sorpresa perch questa sua persistenza mi pareva contrastasse con l’odio che aveva maturato per ogni forma di guerra, per le armi di ogni tipo. Poi capii che non vi era nessuna contraddizione: mio padre era un alpino e come tale portava dentro di se qualcosa di molto pi grande della retorica del soldato.
    L’alpino acquisisce per un misterioso dono soprannaturale alcune qualit che lo portano ad essere un sincero rappresentante di ideali che non perdono il contatto con la realt: l’amore per la Patria, il rispetto della Bandiera trovano con
    gli alpini una dimensione concreta da condividere.
    Non ringrazier mai a sufficienza Giorgio Taccola per avermi incollato, nel 1998, il primo bollino di Amico degli alpini. Da quel momento ho potuto verificare sul campo l’attualit dello spirito alpino, la disponibilit incondizionata ad int
    ervenire in caso di necessit.
    La mia esperienza nel nucleo di Protezione civile stata molto confortante. Ho incontrato gente disposta a fare sacrifici, in grado di offrire solidariet concreta. L’eredit di mio padre non andata perduta: quel cappello, che purtroppo io non posso portare, comunque tornato a splendere in bella posizione.
    Con il cappello splendono anche i valori che esso rappresenta; n la prova l’emozione fortissima che ho provato lo scorso maggio sfilando con il 1 raggruppamento della protezione civile lungo le strade di Genova. Fra la gente che applaudiva e che inneggiava agli alpini, iomi sentivo molto piccolo ed ero conscio di non meritare neppure un centesimo di quanto mi stava accadendo; poi ho avuto la netta sensazione di avere al fianco mio padre che mi diceva: Prosegui cos, sei sulla strada giusta.


    Renzo Seren