Zona franca

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    Rubrica aperta ai lettori.

    A scuola, lezione di… Bandiera

     

    Sono un alpino in congedo che, anche se in forza al 7 Alpini di Feltre, ha prestato servizio nel disciolto RCST Cadore di Belluno con il 10 scaglione 1995. Sono insegnante di scuola elementare. Ho visto con grande soddisfazione come nella nostra rivista associativa L’Alpino si dia spazio alla valorizzazione del Tricolore ed al recupero dell’Amor Patrio che in questi ultimi anni s’ andato via via affievolendo, fino a perdersi quasi totalmente.
    Sono valori importanti, fondamentali, per la crescita e la formazione dei cittadini; valori che dovrebbero essere gi insegnati a partire dai primi anni di scuola e, successivamente, essere confermati e ulteriormente maturati dal servizio di leva che, personalmente, a distanza di anni, apprezzo per quanto mi ha dato. Di fatto, a causa della perdita di coscienza del ruolo istituzionale dei docenti, della
    scuola e della riforma delle Forze Armate, si assistito ad un continuo tralasciare di ideali che hanno allontanato generazioni di persone dal concetto di patria e da quanto ad essa attinente.
    Qualcosa, per, penso si stia muovendo: come insegnante, personalmente mi sento soddisfatto dagli inviti fatti dal capo dello Stato e dal ministro Moratti ai docenti ed agli alunni, che incoraggiano allo studio ed al recupero della memoria storica nazionale ed alla valorizzazione del Tricolore.
    Probabilmente, molti colleghi e dirigenti scolastici ignorano questo messaggio, pensando che la scuola debba solo dare sapere; ma nell’istituto dove lavoro io, questa incitazione al recupero dei valori nazionali diventata un significativo obiettivo. Abbiamo steso un progetto di Educazione alla Patria, che a nostro avviso ha dato i suoi frutti e ci ha davvero entusiasmato tutti quanti: docenti, alunni e genitori.
    Nel mese di ottobre si ripercorsa la storia del Tricolore e abbiamo insegnato l’Inno Nazionale; poi, con una breve cerimonia interna accompagnata da squilli di tromba, stata issata la Bandiera d’Italia sul pennone storico della scuola da dove, pur essendo obbligatoria, mancava da molti anni.
    Successivamente, si letto collettivamente e commentato Cuore di De Amicis, a nostro avviso culla dei Valori e del sentimento di Amor Patrio degli italiani.
    Infine, il 25 marzo scorso, unica scuola nel territorio, abbiamo partecipato alla cerimonia per il rientro dei reparti impegnati in Bosnia presso la caserma Monte Grappa di Bassano del Grappa. Impossibile raccontare l’entusiasmo dei bambini; il loro orgoglio nel portare la bandiera presidenziale della scuola, facendo a gara per tenerla e custodirla; la commozione degli insegnanti quando, all’alzabandiera, le voci bianche dei loro alunni si sono spontaneamente fuse, con quelle dei plotoni schierati, nel canto dell’Inno di Mameli.
    Ora, in preparazione alla Festa della Repubblica, abbiamo in programma un incontro con un sottufficiale degli alpini per approfondire ulteriormente la storia della nostra Bandiera ed il suo utilizzo nelle varie forme che lo Stato richiede (Bandiera di guerra, presidenziale, ecc.) Nel fare questo non vogliamo essere nazionalisti, ma sviluppare nei bambini quell’amore alla propria terra che, a nostro avviso, essenziale per lo sviluppo, in positivo, del nostro paese in tutti i campi. Dei cittadini innamorati della propria Patria, fanno s che questa sia positivamente proiettata nello sviluppo del mondo intero. Concludo con una riflessione per i miei colleghi: i programmi della Scuola Elementare indicano che tra le finalit della scuola c’ anche quella di formare l’uomo e il cittadino; dunque, chi pensa che essa debba dare solo nozioni, e non educare, forse bene che riveda la sua professione di docente.

     

    Omar Busbani Romano d’Ezzelino (VI)

     

    Il Tricolore dell’orfano di un Caduto

     

    Chi le scrive orfano di guerra: mio padre, ufficiale della Regia Marina, mor durante il secondo conflitto mondiale, quando avevo solo due anni. Mia madre, rimasta vedova all’et di trentadue anni, mi educ con amore al rispetto della Bandiera, per cui mio padre aveva sacrificato la sua vita. Pu immaginare con quale rabbia e con quale amarezza abbia letto sulla stampa le espressioni volgari che quel parlamentare, oggi ministro, pronunci nei confronti della Bandiera italiana: mi suonano come un’ offesa alla memoria di mio padre.
    Ma c’ di pi: chi le scrive vive da trent’anni in Germania, dove ha svolto un lavoro di responsabilit presso una grande azienda. In questi trent’anni mi sono sempre impegnato a tenere alto il nome della nostra Italia: impegno non facile, considerati i molti pregiudizi che ancora sussistono nei confronti del nostro Paese. Le espressioni offensive di quel parlamentare mi hanno fatto l’effetto di una pugnalata alla schiena.
    Era ora che qualcuno reagisse pubblicamente, visto che la Giunta della Camera dei deputati, pavidamente, non ha ritenuto opportuno censurare le espressioni offensive alla Bandiera usate da quel tal deputato ed ora, purtroppo, anche ministro. Mi felicito del coraggio dell’autore che rientra nella migliore tradizione alpina.
    Per quanto mi riguarda, conservo da trent’anni nel mio ufficio, bene in vista, un Tricolore, affinch chiunque mi fa visita, abbia ben chiaro dove batte il mio cuore.

     

    Franco Matteucci Wolfsburg (Germania)

     

     

     

    Alpino per troppo poco, ma quanti ricordi e rimpianto!

     

    Il 4 Novembre a Trezzano arrivato il coro Stella Alpina, un coro dell’Associazione. Vedendo tutte quelle penne e quei cappelli mi sono ritrovato a pensare al servizio militare. Il 16 settembre del 97 ero a Belluno, da dove partii alla volta di Tarvisio, caserma Lamarmora della brigata Julia, 8 rgt., btg. Gemona. Il comandante della compagnia, la 69, era il tenente Massimo Juliano, in attesa del grado superiore. Per problemi personali mi sono trovato a chiedere il trasferimento in una sede pi vicina, che ho ottenuto alla fine di ottobre dello stesso anno. Probabilmente non smetter mai di rimpiangere quel gesto che non mi ha permesso di congedarmi da alpino.
    Ci nonostante, a distanza di tempo, credo di dover ringraziare il ten. Juliano il quale, in quelle che sembravano cattiverie (per non dire altro) riuscito a trasmettermi pi cose di quante ne avessi potute imparare nei mesi precedenti.
    Ho imparato a conoscere l’autonomia, la fatica. In quei pochi giorni da alpino ho conosciuto molte persone e, non so come, ma era come se ci fosse un rapporto speciale con ognuna di esse. Era come se tutti fossero una cosa sola. In nessun’altra caserma sono pi riuscito a respirare quell’atmosfera di collaborazione e di unit.
    Tante volte, ascoltando i canti tradizionali alpini, mi fermo a pensare alla mia stupidit: non ho avuto abbastanza coraggio per affrontare la vita del reggimento, mentre ragazzi come me, decenni fa, riuscivano a sopportare il terrore della trincea solo grazie all’affetto del proprio compagno, che era l accanto, oppure solo perch legati al ricordo dei loro cari, che in molti casi non videro pi. Sono emozioni forti, quelle lasciate dalle tradizioni; sono scie luminose
    nel buio della frettolosa odierna quotidianit.
    Credo che sia dovere di tutti portare testimonianza dei nostri vecchi, e mi piacerebbe che l’Associazione Nazionale Alpini (alla quale non avr mai l’onore di appartenere) riuscisse a rendere maggior testimonianza di ci che stato; sarebbe bello poter dare anche solo un filo di voce a chi grida dal passato.
    Sarebbe bello che i ricordi riprendessero un po’ vigore tra la gente comune e credo che l’Associazione, meglio di tanti, potrebbe dare un contributo vivo e vero per
    la realizzazione di questo progetto.
    Scusandomi per la fretta con la quale ho scritto, vi auguro un buon lavoro ed una buona missione

     

    Paolo Brivio Trezzano

     

    Moglie (infelice) di un alpino

     

    Mi accingo a scrivere questa lettera, ed esprimere il mio pensiero consapevole delle conseguenze inevitabili che ci comporta.
    Vivo e lavoro in Trentino e precisamente in bassa Valsugana, sono sposata da vent’anni con un uomo che fa anche l’alpino, con lui ho avuto due figli. Negli ultimi numeri del vostro giornale, vi ricorrente quest’ondata di riconoscenza
    verso le donne degli alpini, dipinte come mogli, compagne, figlie e madri esemplari, disposte a gioiosamente sopportare i valori nei quali l’alpino si identifica e a subirne gioconde tutto quello che ne consegue.
    Siamo forse delle martiri?Non cos, o meglio non sempre cos!
    lo sono la moglie scontenta di un uomo che fa l’alpino, non ho mai gradito i ritardi serali, e male ho sopportato le varie occasioni, e sono tante, che lo hanno portato fuori di casa e lontano dalla sua famiglia nella quale dice di credere.
    Non mi sono mai spellata le mani ad applaudire i raduni e le Adunate perch a tali manifestazioni non mi consentito partecipare. Il gruppo di cui fa parte fiero mio marito ha deciso all’unanimit di escluderne mogli, fidanzate, compagne, figlie.
    Siamo comunque sempre le benvenute durante le feste alpine, o, in altre occasioni richieste (raccolte di fondi ecc. ecc.) per lavare piatti, distribuire pasti, servire ai tavoli, esauriti questi compiti siamo fuori da ogni e qualsiasi iniziativa.
    Il nostro compito rimane quello di sorridere, starcene a casa, sante donne pazienti, (ed io la pazienza l’ho esaurita) ad attendere orgogliose sull’uscio il ritorno del nostro eroe alpino, che ormai da pi di cinquant’anni non torna da una guerra, bensi da un simpatico radunovacanza tra vecchi amici.
    Non riesco ad essere partecipe, le partenze per le Adunate annuali mi hanno sempre rattristato, e da sempre mi chiedo perch, i valori inestimabili nei quali credete e che tanto sbandierate, tra i quali la famiglia, la condivisione, la partecipazione, non si concretizzino poi nella quotidianit.
    Come si fa a condividere una stessa passione se di questa passione senti di non far parte?Insomma siete una sorta di circolo chiuso, nel quale ti dato di entrare solo se appartieni al sesso maschile, perch anche coloro che la naia alpina non l’hanno fatta indossano tranquillamente il cappello a voi tanto caro, e portano il tricolore. Questi pseudo alpini sono al contrario i benvenuti e partecipano alle Adunate nazionali. E’ vero che una volta o due all’anno organizzate una gita o qualche festicciola alla quale ci concesso partecipare, forse di questo che devo essere orgogliosa?Facciamola finita! Il tempo cambiato, e noi, il nostro ruolo, fortunatamente cambiato con il tempo, forse ancora non ve ne siete accorti, perch non evolvete il vostro pensiero?
    Anch’io vorrei un giorno essere fiera di aver sposato un uomo che fa anche l’alpino!

     

    Lettera firmata