Voci nel tempo

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    È per tutti un ricordo piacevole, una pagina entusiasmante della propria vita con il cappello. Certo non sono mancate le discussioni, le amarezze, qualche arrabbiatura, ma aver servito l’Associazione nella veste di consigliere nazionale, lascia il segno. Perché dalla cima di questa montagna che è l’Ana, si comprende quanto sia necessario il brulicare continuo e laborioso degli alpini sempre impegnati nelle proprie comunità, piccole o grandi che siano. Quanto i Gruppi, a volte inconsapevolmente, facciano per la vitalità e il benessere dell’Associazione. Dalla vetta si amministra, si danno le linee guida, si ha un orizzonte ampio che evidenzia problematiche a volte difficili da risolvere e per le quali occorre tempo e tanto lavoro. Eppure sembra che una volta arrivati nella Sala del Consiglio di via Marsala, diventi ancora più forte il richiamo verso la valle. Lì, mischiandosi agli alpini impegnati nelle loro piccole cerimonie, nelle iniziative di paese, nelle scuole con i bimbi, in montagna, si incontreranno quell’entusiasmo e quell’umanità che stupiscono ancora la gente.

    FABRIZIO BALLERI – Gruppo di Bagni di Lucca, Sezione di Pisa-Lucca-Livorno

    È difficile riassumere le sensazioni provate nei sei anni in Cdn, l’ultimo dei quali vissuto come vice Presidente nazionale: a distanza di ormai sette anni rimangono ancora impresse dentro di me le emozioni nell’aver visitato molti luoghi che rappresentavano le tappe fondamentali della nostra storia, nonché il ricordo dei nostri Caduti. La Colonna mozza dell’Ortigara, le cerimonie al sacrario di Redipuglia, Cima Grappa, il sacrario dei Caduti di Oltremare a Bari, a quello di Timau, al Colle di Nava, il pellegrinaggio in Russia sulle rive del Don, poi Rossosch ed infine Nikolajewka, ripercorrendo tutta quella strada che anni prima, aveva faticosamente percorso mio padre, artigliere alpino della Cuneense. Porto con me, naturalmente, il ricordo di tutti gli amici e colleghi che si sono avvicendati in Consiglio e particolarmente di quel magnifico Presidente che è stato Corrado Perona, nonché la memoria del mio carissimo collega Cesare Lavizzari. Al riguardo mi piace ricordare quel processo sostenuto davanti alla Corte di Cassazione a Roma, per difendere l’Associazione, nella persona di Corrado Perona e Beppe Parazzini, dalle offese mosse al nostro Corpo in un articolo di stampa a firma di un giornalista, in occasione dell’Adunata nazionale ad Aosta. Mi aveva affidato l’incarico proprio Lavizzari, telefonicamente, solo due sere prima dell’udienza e fu tutta una corsa per le procure difensive e lo studio dei pochi documenti che mi vennero frettolosamente forniti. Andò tutto bene e il giornalista fu condannato addirittura a corrispondere a titolo di risarcimento danni una somma che venne versata nelle casse dell’Associazione. La nostra bella realtà oggi ha un futuro denso di incognite. È assurdo pensare alla reintroduzione del servizio militare perché occorrerebbero miliardi di euro per riattivare o costruire nuove caserme. Penso invece al recupero dei dormienti, in particolar modo agli alpini: ve ne sono decine di migliaia ancora in libera uscita, uomini di 40, 50, 60 anni che garantirebbero lunga vita all’Ana. Farei pubblicità all’Operazione raddoppio 1+1 e inviterei ogni lettore de L’Alpino a reperire entro l’anno un nuovo iscritto. E fisserei a 10 euro la quota d’iscrizione del nuovo socio o aggregato per il primo anno. Chissà…

    RENATO CISILIN – Gruppo di Medea, Sezione di Gorizia

    Quella conclusa tre anni fa in Consiglio nazionale è stata un’esperienza meravigliosa sotto tutti i punti di vista. Le persone e i colleghi che ho conosciuto in questo viaggio, il lavoro svolto e l’esperienza acquisita mi hanno gratificato come uomo e soprattutto come alpino. E da semplice alpino è stato un onore aver avuto la possibilità di relazionarmi con gli altri a livelli istituzionali importanti, di esserci stato durante la costruzione di un altro piccolo tassello di storia di questa bellissima Associazione e di aver avuto, anche se in minima parte, un ruolo nella sua crescita. Da quegli anni sono uscito rafforzato ancor di più nel sentimento di amicizia e solidarietà che ha permesso di sviluppare quel senso di appartenenza che gli alpini hanno insito. Ricordo l’impegno profuso, e non ancora esaurito, nel potenziare le relazioni con le altre federazioni internazionali dell’Ifms, i soldati di montagna, un legame che ancor oggi è di riferimento per tanti amici e colleghi. Penso con gratitudine a quanti mi sono stati vicino e hanno permesso di organizzare per la prima volta i vari servizi di guardiania presso i sacrari militari in collaborazione con Onorcaduti, attività che dà lustro alla nostra Associazione. Sono questi esempi di come gli alpini operano rafforzando la presenza dell’Ana, contribuendone ad un futuro più certo. A questo proposito, guardando la situazione attuale, critica sotto molteplici aspetti, le prospettive della nostra Associazione vanno semplicemente ricercate nella lettura dello Statuto. Non servono fantasie o utopie, non abbiamo bisogno di spazi nuovi dove inserirci anche perché quello che già stiamo facendo, dai Gruppi alle Sezioni, alla Sede Nazionale, è già troppo e rischia di sfiancarci. La nostra esperienza, la presenza capillare nella società va mantenuta salda e semmai va rafforzata in quello spirito di solidarietà che caratterizza noi alpini.

    LUIGI CAILOTTO – Gruppo di Campotamaso, Sezione di Valdagno

    Mi sono iscritto all’Ana subito dopo il militare, sono diventato Capogruppo a 31 anni, a 35 Consigliere sezionale, a 38 Presidente di Sezione per nove anni. Poi a 49, mi sono seduto al tavolo del Consiglio Nazionale: era il coronamento di un sogno. Ricordo il mio primo Consiglio, il saluto alla Bandiera con il “Trentatré”. Non riuscivo a emanare nessun suono, avevo un nodo alla gola che mi impediva anche di respirare e gli occhi pieni di lacrime. Sapere che a quel tavolo, prima di me, si erano seduti alpini che io ho potuto conoscere solo sui libri di storia, apprezzando il loro spirito alpino, mi dava quell’emozione che mai ho provato nella mia vita. Basta questo per dire che è stata un’esperienza esaltante. Era il maggio del 2011, mancavano due anni a Corrado Perona per terminare il suo ultimo mandato da Presidente nazionale. Quelli di Corrado erano stati gli anni della riappacificazione con l’Esercito, in particolare con le Truppe Alpine dopo la cocente delusione e il grande dolore per avere sospeso il servizio militare. Sono stati gli anni in cui la grande comunicativa, l’affabilità e l’alpinità di Corrado sono riuscite a riunire tutti gli alpini sotto il Tricolore e a rinvigorire lo spirito alpino. Erano gli anni del confronto su vasta scala sul “futuro associativo” con il coinvolgimento di tutte le nostre Sezioni e i nostri Gruppi, per trovare le soluzioni più opportune. Le calamità naturali che l’Italia affrontava quotidianamente sull’intero territorio avevano portato la Protezione Civile ad avere grande visibilità: la professionalità dei volontari cresceva e si specializzava. Erano anche gli anni della diffusione dei social che ci colse forse un po’ impreparati ma che poi imparammo a gestire. Con l’elezione alla guida dell’Ana di Sebastiano Favero sono iniziate nuove sfide che ancora stiamo affrontando e che, grazie alla nostra capacità di adattamento, sapremo vincere. Su tutti il ricordo più bello è legato proprio alla prima seduta del Consiglio. Quando presi posto, vidi di fronte a me Salvatore Robustini, molisano di Campobasso, “tubo” come me, anche lui alla sua prima convocazione. Un uomo carico di umanità che sapeva vivere lo spirito alpino nel miglior modo ad indicare che il nostro patrimonio non è esclusiva di chi vive vicino alle zone sacre agli alpini. Mi ricordava quei veci alpini del mio paese che mi avevano educato. Durante tutta la mia esperienza, di alpini come Salvatore Robustini ne ho conosciuto moltissimi. Credo che tutti i Consiglieri nazionali possano dire che l’Ana abbia dato loro più di quanto loro siano riusciti a dare all’Ana. Per me è stato così.

    EMANUELE (MANUEL) PRINCIPI – Gruppo Milano Centro, Sezione di Milano

    Ero un consigliere da qualche anno della Sezione di Milano, quando Vittorio Mucci e il Presidente di allora, Colombo, insieme a un giovane Giuliano Perini (e ovviamente con la supervisione di Luciano Gandini) mi comunicarono… che ero candidato a Consigliere nazionale per il Raggruppamento. Per me era un periodo complicato, stavo per diventare Presidente Nazionale dei Giovani Avvocati, da poco separato stavo facendomi faticosamente strada nella professione e avevo timore di non avere tempo ed energie sufficienti. Ma l’amore per la penna fu più forte di tutto e accettai. Fu un’esperienza travolgente, bellissima, coinvolgente e faticosa. Di colpo mi trovai ad affrontare un mondo che amavo (ed amo moltissimo) ma anche a conoscerne le ruvidezze e le complicazioni. Essere milanese poi, significava passare più tempo in via Marsala che in studio. Ma la cosa in realtà mi piaceva molto! Ho ricordi bellissimi dei consigli nazionali, seduto vicino a Rocci (quante caricature in diretta, mi manchi!) avevo di fronte quello che sarebbe diventato uno degli amici più cari di sempre, Lino Chies. E quando Nardo ci fulminava con lo sguardo per qualche intervento… ci sorridevamo sempre. Anni splendidi, gli anni della ideazione e realizzazione dell’asilo di Rossosch, delle trattative per le dirette delle Adunate (con un progetto lusinghiero e importante ma forse troppo ambizioso per quegli anni…), gli anni di Adunate fatte di scorta al Labaro e come orgoglioso componente del Consiglio! Ma anche di soluzioni di beghe tra alpini e di interventi legali di supporto all’Associazione, di collaborazione con i miei grandi direttori de L’Alpino (ciao Vitaliano, ciao Arturo), e con segretari indimenticabili come Tardiani e Carniel. Poi un giorno Nardo mi prese da parte e mi comandò di servizio ad affiancare i due grandi speakers delle Adunate, Carlo Tricerri e Odoardo Ascari… ma questa è un’altra storia! Quando stava per scadere il mio primo mandato, altra chiamata da Nardo, altra sofferta decisione, altre rinunzie pesanti. Finite in gloria, però, visto che la mia rinuncia al secondo mandato, ha contribuito a far entrare in Consiglio un giovane notaio che avrebbe fatto carriera…

    FULVIO ROLANDO – Gruppo di Val della Torre, Sezione di Torino

    Ci sono ricordi nella vita di ognuno di noi che sono come fotografie: scattate in un momento preciso e rimaste indelebili nella nostra memoria. Sono le occasioni che più ci hanno emozionato. La fotografia mentale del mio primo ingresso nel salone del Consiglio Direttivo Nazionale è ancora nitida e immutata anche a distanza di tanti anni ed è in grado di rievocare l’aspettativa e il timore provocati dal trovarmi nel “Sancta sanctorum” degli alpini. Ero alla presenza del più importante rappresentante dell’Ana: il Presidente Leonardo “Nardo” Caprioli. Mi apparve, in quel momento, come una figura granitica, lo conobbi, poi, come un uomo con un cuore immenso e una sottile ironia. Uno dei ricordi che ho di lui è legato ad un’Adunata nazionale; io ero al suo fianco, sfilava la fanfara della brigata alpina Taurinense che stava cantando la “Marcia dei coscritti piemontesi”. Mentre passava davanti al palco intonò la nota strofa “È il Piemonte che dà all’Italia la più bella gioventù”. In quel momento il Presidente mi rivolse uno sguardo ironico e mi chiese: «E le altre regioni, allora?». Lui era così: ti osservava severo ma allo stesso tempo i suoi occhi sorridevano. Ecco com’era il clima nel Consiglio Direttivo in quegli anni: si lavorava, ci si confrontava anche aspramente ma poi, alla fine, si trovava qualcosa su cui ridere tutti insieme. Quell’incarico fu per me un’esperienza coinvolgente che mi dimostrò che cosa volesse dire porsi al servizio degli altri. Pur trovandomi in quel gruppo ristretto e selezionato sapevo di essere soltanto un Consigliere Nazionale che doveva fare del suo meglio per facilitare il lavoro di quella che era la vera spina dorsale dell’Associazione: gli alpini. È ovvio, quindi, che i ricordi più significativi di quel periodo siano derivati dall’essere stato un componente della Commissione Sportiva. Il mio incarico mi permise di constatare da vicino non solo le capacità organizzative dei gruppi che ospitavano i Campionati Nazionali Sportivi ma anche il loro impegno e la loro dedizione. Fra i compiti che ebbi l’onore di assumere in quegli anni ce ne fu uno particolare. Feci parte della Commissione che organizzò e realizzò, in collaborazione con il Cai nel 1999, il “Camminaitalia”. Sono felice di aver dato un mio piccolo contributo a quella che fu definita “Una delle camminate più lunghe del mondo e… una straordinaria avventura escursionistica”. Potrei continuare a rievocare e riportare episodi piacevoli e toccanti perché ogni ricordo ne innescherebbe un altro ma non mi è stato chiesto di scrivere un intero libro e quindi mi fermerò qui.