Prova di fedeltà

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    Il ricordo sul Tomba che è diventato da baluardo di resistenza al nemico, a vero simbolo di fratellanza tra i popoli, è stato occasione di ritrovo anche nell’anno del Covid. Una cerimonia ridotta a causa della pandemia che ha sconvolto il mondo, ma che non è riuscita a fiaccare lo spirito di patriottismo che pervade territori ancora ricchi di alpini, nonostante l’abolizione della leva obbligatoria.

    Si dovevano mantenere le distanze, si dovevano evitare assembramenti, ciò nonostante il 6 settembre scorso la 40ª edizione ha visto affluire con generoso slancio molti affezionati. Va anche sottolineato che, come sempre, c’erano nello stesso giorno altre importanti cerimonie nell’area circostante: il Pasubio, l’Ortigara, il Bosco delle Penne Mozze a Cison di Valmarino. In tutte queste occasioni la Sezione di Bassano del Grappa si è mobilitata per completare il quadro degli eventi di grande impatto emotivo e al contempo educativo per le nuove generazioni.

    Lasciando il giusto riconoscimento alla manifestazione sull’Ortigara, scelta cento anni fa per creare il punto di aggregazione e di avvio delle Adunate tanto celebrate e tanto care agli italiani, l’appuntamento più sentito e importante per gli alpini di Bassano è il Tomba. Tant’è che la Sede nazionale lo ha scelto come meta privilegiata, a scadenze periodiche, assicurando la presenza del Labaro.

    Sul Tomba il Presidente sezionale Giuseppe Rugolo ha tenuto un vibrante discorso in cui ha ricordato che la cerimonia non è ridimensionata ma, al contrario, si unisce alle altre cerimonie in contemporanea: «Cento anni fa come oggi, 6 settembre 1920, si trovarono nell’aspra pietraia dell’Ortigara 500 alpini che gettarono le basi per l’Adunata nazionale. Ma questo sul Tomba è un appuntamento fondamentale ed è quarant’anni che ha preso respiro internazionale, innalzando le bandiere degli Stati a memoria e orgoglio di chi ha qui combattuto per il proprio Paese».

    Il Capogruppo di Cavaso, Gnesotto, il cui padre è stato uno degli artefici della risonanza della manifestazione nel corso degli anni e che ha curato l’organizzazione della cerimonia, ha dichiarato: «Per noi questa cerimonia è motivo di orgoglio e ci sentiamo custodi del Tomba, con i fatti, non solo con le parole». Esserci stati sul Tomba è una grande prova di fedeltà ai valori testimoniati nel corso degli anni ed un esempio per le generazioni future.


     

    Non tutti conoscono la storia del Tomba, diventato negli anni, grazie all’impegno degli alpini e dei loro collaboratori un vero caposaldo della memoria, oltre ad essere stato il caposaldo della difesa dell’integrità della nostra Patria. Nomi da inserire nell’albo dei meritevoli per l’apporto dato alla valorizzazione del Tomba, come il capitano d’artiglieria da montagna Angelo Damini, classe 1903.

    Originario di Cavaso del Tomba partecipò alle Campagne di Grecia meritando due Croci di guerra e una Medaglia d’argento al Valor Militare. Nel 1950 Damini ricostruì il gruppo alpini di Cavaso (sospeso a causa degli eventi bellici dal 1939 al 1949) e vi rimase come Capogruppo fino al 1971, anno della sua morte.

    La sua targa ricordo è posta all’interno della chiesetta che rimane il punto di riferimento più importante della nostra Associazione sul massiccio del Grappa. Altri personaggi importanti per il Tomba sono stati perpetuati nella memoria grazie all’apposizione dei cippi, come nel caso del capitano Alfredo Di Cocco, Medaglia d’Oro al V.M., dell’aspirante ufficiale Antonio Ciamarra anch’egli Medaglia d’Oro, dei tenenti Angelo Nino Oxilia e Giorgio Romani, Medaglia d’Argento.

    Il Tomba è diventato un vero e proprio monumento alla memoria storica e all’eroismo di coloro che si sono ispirati e si ispirano all’amor di Patria ogni volta che ne risalgono le pendici per onorarne i Caduti.