“Vi sostenne l’amore”

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    A Fanano, sull’Appennino modenese, è cominciato un fine settimana che ha riportato chi vi ha partecipato a 56 anni fa, precisamente al disastro del Vajont. Due alpini del Gruppo locale, Bruno Ferrari e Pietro Ugolini, sono stati premiati dal Presidente nazionale Sebastiano Favero con la medaglia dell’Ana concepita nel 1964 per coloro che furono inviati a prestare soccorso ai sopravvissuti di Longarone e delle località vicine, spazzate via dall’ondata. Un riconoscimento che alle due penne nere di Fanano non era mai stato consegnato… ed era giunta l’ora di rimediare. Presso l’ufficio di Informazione e Accoglienza Turistica il Capogruppo Pietro Giambi ha accolto alcuni dei protagonisti della cerimonia, introdotta dai filmati che raccontavano l’accaduto in quel 9 ottobre di tanti anni fa. Tra il pubblico c’erano anche il Presidente emerito dell’Ana Beppe Parazzini, l’ex vice Presidente vicario nazionale Giorgio Sonzogni, il promotore della cerimonia e soccorritore a Longarone Lino Chies, già vice Presidente nazionale dell’Ana, oltre ad una nutrita rappresentanza del Gruppo di Longarone con la loro guida, Marino De Bona. Ma andiamo con ordine. A partire dal 1926, vari enti – il maggiore del quale era la Società Adriatica di Elettricità, che aveva sul ponte di comando il conte Volpi Di Misurata – si adoperarono per creare nella stessa valle del torrente Vajont (che significa va giù in dialetto friulano) una diga a doppio arco di proporzioni mai viste e mai concepita al tempo. La sua funzione primaria era di ricevere l’acqua dagli altri bacini presenti nella zona e dare “stabilità” e “continuità” alla produzione di energia nella vallata del Piave. Era chiamato il “Grande Vajont”. Naturalmente in un progetto di così grandi proporzioni, importanti erano i capitali investiti e gli interessi in gioco. Fin da subito i costruttori dell’impianto si scontrarono con l’ostilità degli abitanti di Erto e di Casso e dei valligiani che avevano casa e affetti nella zona interessata dal progetto. Nonostante la loro avversione il cantiere procedeva, neppure la Seconda guerra mondiale lo rallentò più di tanto. Nel dopoguerra fu concepito un ampliamento della diga e quindi della portata. Le prospezioni geologiche non avevano evidenziato eventi franosi importanti nell’area, ma purtroppo erano errate. E di molto. Negli anni ’60 la creazione dell’Enel e la nazionalizzazione degli impianti idroelettrici accelerarono i tempi per il collaudo, che era necessario per ottenere la liquidazione della diga da parte dell’ente statale. L’acqua lambendo le pendici del monte Toc innescò una frana di oltre 270 milioni di metri cubi che, lanciati dalla frana, scavalcarono la diga e uscirono dalla stretta valle verso Longarone. Bruno e Pietro furono fra i ragazzi cui fu ordinato di intervenire nella zona del disastro. Non ci è dato comprendere a fondo cosa possa causare la vista di tanta distruzione. Ma bisognava agire. E si misero all’opera, mesta ed odiosa, frenetica e dopo qualche giorno senza speranza. La squadra di Pietro riuscì ad estrarre una ragazza di 16 anni ancora in vita, Luciana. Poi si trattò solo di recuperare corpi, o parti di essi. Per due interi mesi… Si sono riuniti a Fanano per l’alzabandiera di domenica anche Roberto Padrin, sindaco di Longarone, ricevuto dal sindaco Stefano Muzzarelli, il senatore Carlo Giovanardi, i comandanti e le rappresentanze dei Carabinieri, della Polizia e dei Vigili del Fuoco volontari, lo speaker dell’Adunata nazionale Nicola Stefani. Preceduti dalla banda di Fanano, in sfilata attraverso il paese, si sono recati fino al locale cimitero per deporre fiori alla tomba della famiglia Ciocci, quasi completamente distrutta dalla tragedia. Rientrati alla chiesa Plebanale, dopo la Messa, si è tenuta la cerimonia di consegna delle medaglie da parte del Presidente Favero, che ha ringraziato i festeggiati per l’opera prestata all’insegna del puro spirito alpino. Paolo Gessani