La Redipuglia dell’Armir

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    Al Tempio-Sacrario di Cargnacco, “la Redipuglia dell’Armir”, si rinnova l’annuale incontro nel ricordo di quanti non fecero ritorno dalla tragica campagna di guerra in Russia. La citazione è del generale Ernesto Cappa, Capo di Stato Maggiore della Difesa e fu pronunciata inaugurando l’inizio dei lavori del tempio, il 5 novembre 1950. L’obiettivo fu pienamente raggiunto dal suo fondatore, il cappellano militare don Carlo Caneva, poiché Cargnacco è assurto a maggior Sacrario nazionale, dedicato ai Caduti e dispersi in terra di Russia, come lo è Redipuglia per i Caduti nella Grande Guerra. Il ricordo di questo 76º incontro, nella ricorrenza dell’epica battaglia di Nikolajewka, ha avuto inizio al Tempio di Cargnacco il giorno precedente alla cerimonia vera e propria, con la mattinata che ha coinvolto gli studenti delle scuole medie di Pozzuolo del Friuli e Forgaria, in una totale “full immersion” nelle vicende dei nostri soldati in Russia. Il primo maresciallo degli alpini Alessandro Lepore, addetto militare al Sacrario di Cargnacco, ha illustrato ai ragazzi le principali vicende, supportato dall’articolato intervento del Presidente nazionale dell’Unirr Francesco Maria Cusaro, da una rappresentazione teatrale e dalla visita al museo storico del Tempio. Domenica 27 gennaio la cerimonia ha avuto inizio con l’ingresso nel piazzale della fanfara della Julia e del picchetto armato del 3º artiglieria da montagna, seguiti dalle insegne di varie associazioni d’Arma. Erano presenti numerose autorità civili e militari, il Presidente nazionale Sebastiano Favero con il vicario Alfonsino Ercole e alcuni Consiglieri nazionali, il Presidente della Sezione di Udine Dante Soravito de Franceschi, la Medaglia d’Oro Paola Del Din Cargnelli, il comandante della Julia gen. Alberto Vezzoli e il reduce Ottavio Pes. Dodici alpini in armi e altrettanti in congedo hanno posato dei fiori ai dodici cippi che contornano il piazzale e che ricordano i principali reparti che combatterono in Russia, mentre lo speaker ripercorreva le vicende degli oltre 70mila soldati rimasti in quelle desolate lande. A seguire l’inaugurazione di una scultura, opera dell’artista ucraino Dmjtro Ivanchenko e donata al Tempio grazie all’interessamento dell’imprenditore friulano Enzo Cainero. Quindi nel Tempio per le allocuzioni e la Messa. Il sindaco di Pozzuolo, Turello, a nome dell’amministrazione ha ringraziato quanti da anni vengono a Cargnacco per ricordare chi non ha fatto ritorno dalla steppa; l’assessore regionale Bini ha invitato a ricordare alle giovani generazioni quanto è successo a suo tempo, quando migliaia di giovani di allora diedero la vita: di certo non per loro volontà, ma avendo chiaro il concetto che “l’Italia chiamò” e bisognava obbedire. Molto forte, come sempre, l’intervento del Presidente Favero, che dopo aver salutato militarmente i medaglieri Ana e Unirr, ha posto l’accento sui 76 anni trascorsi dai fatti di Nikolajewka e sui molti nostri soldati rimasti nella neve: «È doveroso quindi ‘fare memoria’ per i nostri giovani, ma non solo per un giorno, bensì per tutto l’anno. E al riguardo chiediamo a gran voce che ai nostri giovani siano insegnate a scuola anche l’educazione civica e la nostra storia recente, magari integrata da qualche mese di servizio militare gratuito». Il Presidente Unirr Cusaro ha quindi consegnato alcune benemerenze a Margherita Binaggia, al Capogruppo di Cargnacco Ido Ziraldo, al consigliere sezionale Gianni Ciani, al consigliere provinciale di Novara Andrea Crivelli e al regista Marino Olivotto: in segno di riconoscenza per l’attività svolta a sostegno del Tempio. La Messa, accompagnata dal coro Picozza di Carpacco, è stata concelebrata dal cappellano della Julia, don Giuseppe Ganciu, assistito dai cappellani don Albino D’Orlando e don Pasquale Di Donna, assieme a don Carlo Costantini parroco di Pozzuolo. Emozionante la consegna del piastrino dell’artigliere da montagna Danilo Toso al museo di Cargnacco e la benedizione di un’antica icona russa, recuperata da un soldato durante la Ritirata e donata anch’essa al museo dal dottor Giovanni Spina di Bergamo. Dopo la lettura della “Preghiera del disperso” le autorità si sono spostate nella sottostante cripta per la posa di una corona alla tomba del Soldato ignoto e un serto floreale a quella di don Caneva, che dal 1993 riposa accanto alle migliaia di soldati che, grazie a lui, hanno trovato l’eterno riposo nella loro terra natia.