Valori che si spengono?

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    Belli gli alpini in marcia con le fanfare: ma nessuno per strada o sui balconi ad applaudirne l’impegno… accade sempre più spesso ed è un peccato. Certo, l’individualismo impera, non ci sono più quanti hanno avuto un padre con la penna, ma questo non ci può consolare, anche se nelle giustificazioni questa motivazione non manca mai. Occorre cambiare se vogliamo riportare l’attenzione su storia, solidarietà e valori alpini. Le nostre sfilate sembrano sempre più qualcosa di settoriale, interessanti solo per chi marcia e, per alcuni, manifestazioni autocelebrative. Sappiamo che non è così ed è triste solo pensarlo. Se è cambiato il mondo dobbiamo adattarci a nuovi metodi per i nostri obiettivi, con modelli comunicativi più aggiornati per raggiungere il maggior numero di persone. A meno che non vogliamo rinchiuderci, dicono molti, nel reducismo o in una stantia tradizione per anziani montanari. Il “Si è sempre fatto così” si scontra col disinteresse, ormai anche nei piccoli centri. Lo sforzo credo che sia davvero necessario finché possiamo, e non certo perché gli alpini puntino agli applausi, ma perché in strada scendano come una volta in tanti, e si pongano domande davanti a quella file di penne nere, per capire quali impegni e ideali affratellino quanti portano un cappello alpino. Ci sono innumerevoli modi per attirare la gente, alcuni li conosciamo: i nostri cori ad esempio, oggi relegati in teatro o in chiesa, posti limitati e al chiuso, a partecipazione alpina e di solito la sera prima della sfilata. Si portino nelle piazze, nelle manifestazioni di altre associazioni, tra chi non sa nulla, ma certo ammirerà le splendide melodie. Le scuole poi sarebbero sempre da coinvolgere: i ragazzi sono curiosi e trascinano le famiglie. “Non ci sono più gli insegnanti di una volta”. Certo, ma allora cambiamo noi, puntiamo ai dirigenti, offriamo gite ed entriamo nelle classi come moderni divulgatori, abbiamo dalla nostra molto da mostrare e tutto aderente ai programmi scolastici. Portiamo i rievocatori in piazza, con le divise storiche e i nostri muli: quanti bambini si avvicinerebbero e quante domande da parte degli adulti? Ne abbiamo esperienza. Alcuni vedono queste idee, che alcuni Gruppi stanno portando avanti, con fastidio, come spettacolo riduttivo, anche se ben rappresenta una parte della nostra storia. Sono solo alcune cose che potremmo fare per ripopolare marciapiedi e creare curiosità sul mondo alpino. Siamo adagiati nell’abitudine o non abbiamo più forze, o è più semplice continuare così? Non lo voglio credere. Quanti nelle strade ripopolate si chiederebbero se davvero sia giusto che valori come montagna, impegno e volontariato, vadano a spegnersi? E se ciò dovesse succedere, avremmo comunque lasciato traccia e ricordo, che non sarà solo melanconia e folclore, ma esempio di rettitudine, saldi principi e dignità per il futuro.

    Sergio Boem, Gruppo di Padenghe, Sezione di Brescia

    Caro Sergio, conosco il tuo impegno, sia associativo sia come ricercatore e autore, e posso comprendere quanto sottolinei e suggerisci con passione. Interesse e consenso, però, non sono facili da suscitare e costruire. La sospensione della leva allontana una fetta di popolazione anagraficamente sempre più ampia dai temi della Difesa in generale e non solo dai “nostri”: alcune idee, come proporre esibizioni di cori in contesti non solo alpini, sono valide ma non sempre compatibili sia coi molti impegni sezionali dei cori stessi sia con le tematiche delle altre realtà associative. Il ruolo dei rievocatori è poi certamente prezioso per suscitare interesse, ma, oggettivamente, quante sono le Sezioni che possono gestire e portare in giro i muli? Più efficace è sicuramente il rapporto con il mondo della scuola, a cui però bisogna avvicinarsi sempre con larghissimo anticipo con proposte compatibili per l’anno scolastico successivo: in questo ci dà una mano la Legge 44/2022 sulla Giornata nazionale della memoria e del sacrificio degli alpini, che all’art. 4 esorta il mondo della scuola a promuovere le relative iniziative culturali. In forza di tale legge è possibile rivolgersi con qualche chance in più ai dirigenti scolastici. Però, come rilevi giustamente, è necessario contare su nostri rappresentanti il più possibile mediaticamente preparati, perché altrimenti anche la nostra narrazione (come le sfilate) corre il rischio di suonare “antica”. Non è facile, specie per le Sezioni piccole, ma è giusto provarci. In ogni caso, credo che l’immagine si consolidi soprattutto con le opere di solidarietà e condivisione, in cui gli alpini, pur invecchiati, restano imbattibili: la gente, anche nei paesi piccoli, lo sa e ci ama per questo, qualunque sondaggio lo attesta. Oggi, comunque, l’Ana, oltre che con L’Alpino, comunica utilizzando tutti i mezzi più moderni, sia televisivi (con L’Alpino settimanale tv) sia in rete (con Facebook, Instagram e Twitter): i numeri di accessi sono più che confortanti, ma non travolgenti. Potremmo discutere a lungo su cosa oggi, in tempi di fama effimera e di breve durata, susciti l’interesse della gente e che cosa la porti ad affollarsi sempre meno sui marciapiedi: non credo che, purtroppo, sia un aspetto che riguarda solo le nostre manifestazioni.