Un’eredità della Grande Guerra

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    Sempre presenti ad ogni cerimonia e manifestazione, i nostri gagliardetti sono l’elemento distintivo di ogni Gruppo. Accompagnano l’Ana già dalla sua nascita, in quanto diretta eredità della Grande Guerra. Per ripercorrerne la storia occorre ritornare alle fine del 1917, quando il Comando Supremo Italiano dispose una serie di misure per il benessere materiale e morale dei soldati. Con una circolare del 27 novembre 1917 era istituito l’Ufficio Centrale Doni e Propaganda, al comando di un colonnello, con sede centrale a Bologna. Con la sua costituzione venivano accentrate le funzioni fino ad allora svolte dagli Uffici Doni d’Armata, sorti a partire dal novembre del 1915.

    Il nuovo Ufficio Centrale, oltre a svolgere opera di propaganda, avrebbe gestito e coordinato tutta la raccolta, nonché soprattutto l’effettiva distribuzione, del cospicuo e ininterrotto flusso di donazioni che giungeva dai numerosi comitati, sodalizi ed istituzioni, sia nazionali che estere, a favore dei soldati. Insieme a queste iniziative di carattere materiale, altre miravano a risvegliare lo spirito patriottico: tra queste la consegna di stendardi e gagliardetti di combattimento, argomento trattato in un’apposita circolare dell’Ufficio Affari Generali del Comando Supremo.

    Non si trattava di una novità assoluta, in quanto alcune unità già disponevano di un loro segno distintivo, mentre altre si erano invece dotate di una propria bandiera. Ma sarà solo nell’ultimo anno di guerra che l’adozione degli emblemi di reparto, con simboli e riferimenti patriottici, per opera della solidarietà popolare prenderà decisamente piede e riguarderà un gran numero di reparti e di armi diverse.

    Ai battaglioni alpini, ridotti al numero di 58 dopo la ritirata al Piave e la conseguente riorganizzazione dell’Esercito, furono donati i “gagliardetti di battaglia” e di fatto quasi tutte le unità ne ricevettero uno, insieme a diversi gruppi di artiglieria da montagna. La consegna, con il favore dell’Ufficio Centrale Doni e la partecipazione dei comitati promotori, avveniva nelle consuete cerimonie per la distribuzione delle medaglie al valore e dei doni ai combattenti. I giornali, per evidenti scopi propagandistici, ne davano ampio risalto riportando anche interessanti notizie sulla genesi di queste iniziative. I gagliardetti alpini furono confezionati direttamente da gruppi di dame benemerite e, in maggioranza, con sottoscrizioni di importanti sodalizi.

    Nel 1918, tra i primi, furono i Comitati Femminili di Assistenza Civile vicentino e veronese: il 21 aprile erano donati gli emblemi ai battaglioni Vicenza e Monte Berico, mentre una settimana dopo, nella città scaligera, era la volta del battaglione Verona e degli altri due battaglioni veronesi, Monte Baldo e Val d’Adige. Il 13 maggio anche l’Ufficio Notizie di Ivrea promosse “una sottoscrizione fra le donne canavesane per offrire ai tre battaglioni del 4º reggimento alpini (che portano il nome delle nostre regioni: Ivrea, Val d’Orco e Monte Levanna) il gagliardetto di guerra in attestazione dell’ammirazione per la bravura ed il coraggio col quale quei valorosi continuano a tener alto di fronte al nemico il buon nome canavesano”.

    L’iniziativa ebbe il successo sperato e, qualche mese dopo, ai tre reparti canavesi furono donati splendidi vessilli, giunti fino ai giorni nostri. Si devono invece alle Sezioni del Club Alpino Italiano il maggior numero di gagliardetti donati ai reparti alpini: della foggia a “fiamma”, già in uso in ambiente alpinistico, erano descritti come “bellissimi, in seta verde con l’aquila degli alpini da un lato e il tricolore dall’altro”. Come si può intuire, erano già molto simili a quelli attuali dei nostri Gruppi. La Sezione milanese deliberò di consegnarli ai battaglioni del 5º reggimento, unità che dalla sua costituzione aveva sede in città e dove militavano diversi soci del sodalizio.

    I primi reparti a riceverlo, domenica 28 aprile, furono Tirano, Morbegno, Vestone, Monte Stelvio, Monte Spluga e Valtellina. Domenica 4 agosto, durante una cerimonia a Edolo, la consegna all’Edolo, Monte Cavento, Monte Tonale, Monte Mandrone, Val d’Intelvi, Val Camonica. Il 31 agosto, a Malga Cleabà in Val di Ledro, al Monte Adamello e Val Chiese; la domenica successiva al Monte Ortler. L’ultimo a riceverlo sarà il battaglione Monte Suello a guerra già terminata, il 13 aprile 1919 a Noventa di Piave. Le sezioni delle Alpi Occidentali dello stesso Cai (Torino, Ligure, Monviso, Susa, Biella, Varallo ed Aosta) raccolsero la notevole somma di 40.200 lire, impiegata per i doni ai soldati e i gagliardetti a 34 battaglioni e gruppi di artiglieria da montagna con sedi nei lori territori, nonché a 4 battaglioni alpini che reclutavano nei territori occupati dall’avversario.

    Il 19 maggio 1918 a Recoaro venne consegnato il gagliardetto all’Aosta, insieme a Val Toce, Monte Cervino e Monte Levanna. Il battaglione Exilles lo ricevette il 16 giugno, anniversario della conquista del Monte Nero. I battaglioni Bassano, Sette Comuni e il 53º gruppo di artiglieria da montagna, il 26 agosto. Il 7 ottobre la delegazione torinese si recò a Vezza d’Oglio per la consegna ai battaglioni Monte Clapier, Pinerolo, Monte Granero, Susa, Moncenisio, Borgo San Dalmazzo, Val Brenta, Fenestrelle, Tolmezzo e ai gruppi 4º e 29º di artiglieria di montagna.

    Due giorni dopo toccava al 43º gruppo e poi al battaglione Val Cordevole. Tra il 2 e il 5 giugno fu invece una commissione del Touring Club Italiano a recarsi nelle retrovie del fronte per la consegna ai soldati di 8.000 pacchi e premi in denaro per 12.000 lire. In occasione della prima di queste visite, nella zona dell’Altissimo, furono offerti ai battaglioni del 13º gruppo alpino: Pieve di Cadore, Monte Antelao e Val Cismon. Il quarto gagliardetto fu destinato al 25º gruppo artiglieria da montagna, inquadrato nello stesso gruppo. Un’altra sottoscrizione venne promossa dalla Scuola di Ragioneria e Commercio Cavalli-Conti di Milano per donare i gagliardetti a reparti alpini delle terre invase.

    La consegna avvenne l’8 giugno e riguardò i battaglioni Monte Arvenis e Monte Pavione del 4º Gruppo Alpino. Della stessa unità faceva parte anche il Feltre che aveva già un proprio emblema, ricevuto dalle donne feltrine prima dell’invasione nemica. Naturalmente anche i reparti d’Assalto composti da alpini ricevettero il loro stendardo: al III Reparto venne consegnato solennemente il 27 agosto presso il loro campo di addestramento a Malonno, in Val Camonica. L’iniziativa era nata da un comitato di dame e benefattori bresciani.

    Si deve invece a un gruppo di signore torinesi il dono al XXIX Reparto, avvenuto il 20 settembre a Rivalta, nel veronese. Ma, fra tutti, il caso più singolare fu certamente quello relativo al battaglione Monte Pelmo e la sua adozione da parte della città di Monza. Fino ad allora il centro brianzolo non aveva avuto particolari legami con gli alpini, anche perché sede dell’8º reggimento fanteria. Nel Monte Pelmo militava però un concittadino piuttosto noto, il valoroso tenente Ettore Boschi che comandava il plotone arditi del battaglione. Nel suo reparto erano molti gli alpini originari delle zone invase, agordini e cadorini, impossibilitati perciò a ritornare a casa per le licenze. Per loro Boschi aveva chiesto ospitalità al locale Comitato di Assistenza e Preparazione. La risposta non tardò ad arrivare: “Tutti quelli che credono di venire qui, mandateli; essi troveranno accoglienze modeste, ma fraterne, cercheremo di sostituire per quanto possibile, la intimità delle loro famiglie”.

    I monzesi cominciarono così a conoscere gli alpini del Monte Pelmo e quando Boschi si fece promotore del gagliardetto di guerra per il battaglione, chiesero l’onore di offrirlo. La cerimonia si svolse domenica 13 ottobre a Monza con la presenza di una folta rappresentanza del battaglione con il comandante capitano Masini, sei ufficiali e ben cinquanta alpini. Per ricambiare il dono del gagliardetto – un drappo di forma rettangolare di grandi dimensioni e ricche decorazioni – la promessa di mandare alla città un trofeo di guerra.

    Tempo dopo, si venne a sapere che si trattava di un cannone austriaco, scelto tra quelli presi a Feltre il 31 ottobre durante l’avanzata finale. L’obice Škoda da 100/17 mod. 1914 giungeva nell’agosto del 1919: il 24 ottobre dell’anno successivo i reduci del Monte Pelmo, accompagnati dal fedele gagliardetto, si ritrovarono ancora a Monza per la consegna ufficiale del trofeo alla città. Cessate le ostilità, la consuetudine del dono del gagliardetto non andò perduta. Il 14 dicembre 1919 le donne di Bassano lo offrirono al loro battaglione.

    Riuscì ad attraversare indenne le vicissitudini della Seconda guerra mondiale, messo in salvo dagli alpini Antonio Villanova e Pietro Ponzo, per essere riconsegnato solennemente al battaglione il 10 novembre 1947. Viene oggi custodito nella sede del reparto. Anche le donne trentine lo donarono il 4 settembre 1922 al neo costituito battaglione Trento. Al Pieve di Teco, ricostituito dopo lo scioglimento del 1916, venne consegnato il 14 dicembre 1925 a Imperia. Nel frattempo era nata l’Associazione Nazionale Alpini e in segno di tradizione le prime Sezioni e i nuovi Gruppi si dotarono, come segno distintivo, del gagliardetto, sul modello della “fiamma” dei battaglioni. Tempo dopo le Sezioni adottarono il vessillo, ma il gagliardetto, opportunamente regolamentato, continuò a rappresentare i Gruppi e i suoi alpini, come aveva fatto sempre nella Grande Guerra.

    Massimo Peloia