Una ventata di ottimismo

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    Chi pensa ai giovani? Certamente la famiglia, la scuola, le istituzioni. Anche durante le chiusure forzate per la situazione sanitaria? La pandemia e l’isolamento fisico sembrano avere acutizzato insicurezze e paure nei pre-adolescenti ed adolescenti: scoraggiamento di ragazzi costretti davanti al computer, che hanno sentito moltissimo la mancanza degli amici, dello stare fuori con loro, che si sono isolati anche dall’ambiente familiare per rifugiarsi spesso nelle dinamiche social del gruppo. Ma il mondo del digitale è tutto negativo? Certamente no, prendiamo ad esempio la didattica a distanza nelle scuole: finalmente si sono accesi i riflettori sul ruolo fondamentale della scuola per il futuro della nostra società. Travolta dall’emergenza per chiusura, sembrava precipitata in un baratro. Per fortuna, invece, c’è stata la possibilità di comunicare e vedersi on line! Insegnanti che in fretta hanno dovuto acquisire le competenze minime per gestire le riunioni on line (mia figlia primogenita professoressa alle medie ne sa qualcosa…) e alcuni alunni che avevano poca connessione o mancavano di dispositivi adatti. Grazie però alla fruizione forzata delle nuove modalità di formazione, con il digitale le distanze si sono annullate e sono nate anche esperienze di collaborazione tra scuole, dal nord al sud dell’Italia. Mai come ora scuola, docenti, famiglie e studenti si sono sentiti, pur nella diversità dei ruoli, attori e protagonisti nel formare i nostri ragazzi.

    Giorgio Bighellini, Gruppo di Buttapietra, Sezione di Verona

    Caro Giorgio, grazie per l’ottimismo di questo tuo scritto. Chi ha paura del nuovo è nemico della storia. Il cambiamento va gestito con prudenza e intelligenza, ma negarne il valore, è condannarsi ad essere imbalsamati in un passato senza ossigeno.