Una stampa di sostanza

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    Sarà stato forse per l’atmosfera mistica del grandioso santuario che ci ha ospitato o, più probabilmente, per la felice scelta dei relatori e l’interesse del tema del dibattito, fatto è che il diciassettesimo Convegno itinerante della stampa alpina (CISA) al Santuario di Vicoforte si è concluso con un generale consenso, decretato anche da un sondaggio che riportiamo in queste stesse pagine. Ed ha dimostrato le grandi potenzialità e la forza delle tante voci alpine, il comune spirito che le anima ed il desiderio dei redattori di cavalcare i tempi di questo delicato momento sociale e l’era digitale che tutto elabora e inghiotte in un attimo.

    La stessa organizzazione del convegno da parte della sezione di Mondovì guidata da Gianpiero Gazzano è stata perfetta anche nella tempistica e molto gradite e interessanti sono state le visite guidate riservate alle mogli dei congressisti. Un successo dunque, di idee, di fermenti e di iniziative che daranno i loro frutti giacché il tema affrontato, “Forma e sostanza della stampa alpina”, continuerà ad essere oggetto di discussioni ed elaborazioni nelle redazioni dei periodici (“per favore, non chiamateli giornalini!”) delle Sezioni e dei Gruppi. L’impostazione sperimentata l’anno scorso a Costalovara – lo svolgimento di relazioni sul tema proposto e quindi la discussione e l’approfondimento in gruppi distinti – si sta rivelando una scelta vincente perché dà la possibilità a ciascuno di esprimersi più compiutamente e di confrontarsi con gli altri in un ambito ristretto, rimandando alla domenica mattina il dibattito e le conclusioni.

    Tre i qualificati relatori incaricati di aprire il convegno trattando il tema dalle rispettive competenze: per la “forma” Luca Calzolari, direttore responsabile della stampa sociale del Club Alpino Italiano e Francesca Massai, art director dello studio grafico “Cervelli in azione” di Bologna, mentre la parte relativa alla “sostanza” è stata altrettanto magistralmente trattata dal giornalista e scrittore Stefano Fontana, direttore del Centro internazionale di dottrina sociale della Chiesa, già membro del Pontificio Consiglio Iustitia et Pax.

    Qualche numero. Al convegno erano presenti i redattori di 62 testate di Sezione e di sei testate di Gruppo, fra le quali c’erano i rappresentanti di cinque testate di sezioni estere: Balcanica-Carpatica-Danubiana, Belgio, Francia, Germania e Svizzera. È stato aperto con la resa degli onori alla Bandiera, e dal saluto di Adriano Crugnola, vice presidente vicario e presidente del Comitato di direzione de L’Alpino, al quale è seguito il benvenuto del sindaco di Vicoforte Gian Piero Gasco, che si trovava due volte a casa essendo figlio di alpino nonché iscritto al locale Gruppo come socio aggregato. L’augurio di buon lavoro è poi giunto dal presidente Perona che ha rivolto un saluto particolare ai due precedenti direttori del mensile associativo, il gen. Cesare Di Dato e Vittorio Brunello, e inoltre ai tre ufficiali addetti stampa presenti, il maggiore Stefano Bertinotti del Comando Truppe Alpine, il maggiore Mario Renna della brigata Taurinense e il capitano Igor Piani della brigata Julia.

    Mancava il Capo dell’Ufficio Pubblica Informazione del Comando Truppe Alpine col. Enrico Mattina, che da Kabul, ha inviato al vice presidente vicario Adriano Crugnola un commovente messaggio destinato “Ai fratelli e amici dell’Associazione Nazionale Alpini”, in cui dice, fra l’altro, il suo “rammarico per non essere in grado di prendere parte attiva a questa importante iniziativa dove si discute e si gettano le premesse comunicative del “pensiero alpino”, è comunque in parte alleviato dalla consapevolezza che: “… stiamo rappresentando anche Voi in questa operazione che vuole ribadire il primato della civiltà, del progresso e della ragione contro le tenebre del fanatismo e della violenza a scapito di un popolo che merita il nostro aiuto e comprensione. Come in tutte le compagini che hanno visto protagonisti gli Alpini, vi assicuro che anche in questa occasione sapremo compiere il nostro dovere con coscienza e professionalità: non abbiamo che da seguire le impronte lasciate dai nostri Padri, da tutti coloro che ci hanno preceduti fieri del loro cappello e delle loro virtù umane e militari conquistate col sacrificio e la costanza”.

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    Il direttore de L’Alpino mons. Bruno Fasani ha introdotto il tema del convegno parlando della “cultura del libro”, che è una cultura analitica perché comporta la nostra partecipazione, “tanto che si dice che con il libro si concepisce e con la televisione si recepisce. Per contro – ha continuato – la nuova cultura elettronica è sintetica, essenziale, rapida: in trenta secondi sappiamo cosa succede, o è successo, dall’altra parte del mondo. È anche una cultura emotiva, perché si ha sempre bisogno di cose nuove. Si dice che le nuove generazioni non hanno memoria; i giovani fanno fatica ad ascoltare perché appartengono ad una cultura emotiva, appiattita sul presente. Oggi dei giornali si leggono soprattutto i titoli, i sommari, si guardano le fotografie e tutto questo diventa la panoramica dalla quale si apprende ciò che ci interessa. Ne consegue che adeguare la forma dei nostri giornali è fondamentale”. E questo vale anche per L’Alpino: cercheremo, sia pure con modalità progressive e con prudenza, di andare verso il rinnovamento”.

    Sul tema “sostanza”, don Bruno ha rammentato che gli alpini hanno una propria identità di valori, ma come tutte le realtà risentono “delle intemperie sociali”. “Anche gli alpini corrono il rischio di perdere di vista alcuni valori fondamentali perché, se non stiamo attenti, rischiamo la contaminazione storica”. Ed ha citato il caso dei cappelli alpini in manifestazioni che di alpino non hanno nulla, ma sono solo il frutto di un localismo esasperato: vuol dire che il valore dell’alpinità lo compromettiamo in logiche così piccole che finiscono con l’esasperarlo. Per non parlare della difesa della famiglia fraintesa come posizione politica, come sostiene qualcuno nelle lettere al direttore. “La domanda è – si è chiesto don Bruno – se siamo sicuri che non dobbiamo rispolverare i nostri valori e andare a cercare un’essenza che non possiamo permetterci di perdere”. “C’è in questo momento la Politica, con la P maiuscola, che fanno tutti, le famiglie, la Chiesa, la gente che lavora, i giovani, e c’è una politica, con la p minuscola, partitica, che fanno gli esperti. Ma la Politica maiuscola, quella dei valori grandi, non possiamo lasciarla in consegna a nessuno. E io vorrei che noi, come alpini, ce ne facessimo carico”.

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    La prima relazione del convegno è stata svolta da Luca Calzolari, che ha proposto subito una serie di domande: quali sono gli obiettivi che si pone chiunque voglia fare qualsivoglia giornale? Ed ha enumerato: a quali lettori si vuol rivolgere, in che modo intende raggiungerli, quali sono i suoi obiettivi, con chi comunicare nel territorio, quali valori intende trasmettere? E i giovani, vuol rivolgersi anche ai giovani? Perché allora deve usare il loro linguaggio. E poi, insieme a chi vuol fare il giornale? Per esempio anche con una segreteria che funzioni. Cominciando davvero, ecco che si pone il problema della prima pagina, delle fotografie, delle immagini da usare come esca che comunichino qualcosa e tale da indurre alla lettura. Soprattutto da evitare foto che non dicono nulla (vale anche per gli articoli). Altrimenti si buttano via. E, infine, tagliare gli articoli lunghi, tagliare: i pezzi lunghi non si leggono, quelli brevi sì. Tra gli imperativi: imparare a dire di no agli articoli da scartare, perché aiuta a far crescere il prodotto e le stesse persone che lo realizzano; definire il target, lavorare insieme e ogni tanto verificare ciò che si è fatto, discuterlo. Infine la rete: un giornale elettronico prima si guarda e poi si legge: buoni titoli e belle foto. La lettura viene dopo.

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    Più tecnica, non poteva essere altrimenti, la relazione sulla grafica svolta da Francesca Massai, armata di matita e con una buona scorta di giornali alpini sottomano. Ha cominciato da una delle riviste che impagina, quella del CAI. “Abbiamo cercato di renderla più moderna – ha spiegato – con una grafica cambiata radicalmente secondo le indicazioni della redazione che ha introdotto nuovi contenuti. È stata una rivisitazione grafica che ha reso il giornale più leggero, dalla scelta del carattere dei testi, alle foto, alla scelta della posizione in pagina, considerando che l’occhio scorre da sinistra a destra, e che la pagina di destra è più visibile… E poi il colore: la scelta è semplicemente fondamentale. Anche la conoscenza dell’uso del bianco e nero può aiutare, così come il rapporto testo-foto, che deve essere equilibrato. È finita come si supponeva: la chiacchierata è continuata …in pratica: in tanti hanno sottoposto i propri giornali a Francesca che, con pazienza e la grazia innata che rendeva gradevoli i suoi suggerimenti e le sue correzioni, ha continuato a tagliare pezzi, spostare articoli, allargare foto, dividere o allargare colonne…

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    Stefano Fontana è partito da lontano, dalle parole sentite dalla mamma, parole che ci hanno trasmesso significati, sensi. Un insieme di significati profondi che ha preceduto il senso della vita, delle relazioni, della nostra natura di persone e del mondo, dei valori morali…Non siamo noi i produttori di tutto questo. E poi – ha continuato Fontana – abbiamo sentito i discorsi della realtà delle cose, prima che esserne i produttori. Tutto ciò che ci è venuto incontro ed ha assunto per noi un senso proprio perché non l’abbiamo fatto noi, mentre quello che facciamo noi ci soddisfa assai poco perché ha in sé i nostri limiti. Dunque, proprio perché noi siamo ascoltatori, comprendiamo che tutto il bello, il buono, il vero della vita l’abbiamo appreso là fuori. Sant’Agostino diceva che “la verità è ciò che non ti aspettavi”.

    Se la verità te la fai da solo, è soltanto la tua verità. Tutto questo – ha continuato il relatore – ci dà un senso diverso della comunicazione: io sono un ascoltatore dei discorsi di altri, e proprio perché ci giungono discorsi, significati, verità nuove, gratuite, doni che la vita ci fa, noi ci stupiamo. Io mi stupisco quando mi imbatto in una persona, in due occhi, in un’esperienza che mi dice qualcosa di più di quello che avrei potuto scoprire da solo. Avvicinandosi al nodo della discussione, Fontana ha rilevato come nella vita ci siano fatti e avvenimenti. È un fatto quando arriva il tram, ma quando ci nasce un figlio è un avvenimento perché ci cambia la vita, perché ha un significato profondo. Anche innamorarsi è un avvenimento. E, a pensarci bene, ogni vero incontro nella vita è sempre un avvenimento e mai un semplice fatto.

    Dunque noi siamo ascoltatori non solo di fatti ma anche di avvenimenti che sono, questi ultimi, portatori di un senso che non eravamo in grado di darci. Ed è questo che ci fa stupire nella vita. Allora, quando mi chiedo come fare il giornalista, in base a queste premesse non dobbiamo semplicemente prendere i fatti dalla strada e metterli in pagina, con ciò stesso confermandoli e perfino imponendoli. Ma oggi il giornalista dovrebbe far trasparire sulla pagina quegli avvenimenti della vita densi di significati che non abbiamo stabilito noi, ma quelli che stanno nella profondità della natura dell’uomo, della verità, delle relazioni autentiche, della nostra tradizione. Insomma ciò che è vero, buono e bello, che non è tale perché lo abbiamo stabilito noi ma perché arricchisce la nostra vita. Possiamo descrivere un occhio, che resta un occhio, ma possiamo invece descrivere lo sguardo, che è molto di più. “I nostri giornali – ha concluso Fontana – devono descrivere sguardi…”.

    Domenica mattina il convegno è stato aperto dal saluto del sindaco di Mondovì Stefano Viglione. “La comunità monregalese nutre per gli alpini gratitudine per rappresentano. Avete grandi meriti e grandi responsabilità: essere custodi della memoria e dei valori che dimostrate di avere in ogni vostra azione. Voi unite alle virtù militari un alto senso civico che gli italiani vi riconoscono. Anche la comunicazione associativa che rappresentate diventa lo strumento per trasferire alla società e ai giovani questi vostri valori”. Poi le relazioni dei portavoce dei due gruppi di lavoro: per la parte grafica e per i contenuti. Per il primo gruppo, la sintesi dei lavori è stata fatta da Franco Richiedei, che ha considerato ogni aspetto relativo al lavoro redazionale partendo dall’inizio: la progettazione del giornale, il target, e cosa comunicare; e poi la redazione, la segreteria, la distribuzione degli articoli, l’armonizzazione degli argomenti, la grafica che comprende anche la giustezza (larghezza delle righe, per i profani…) delle colonne.

    Essenziale la parte fotografica, la posizione delle foto nella geometria delle pagine. E infine i colori, pochi ma determinanti. Un insieme di aspetti che determinano la gradevolezza e la leggibilità del giornale. Molto interessante anche la relazione di Gianluca Marchesi sulla parte “sostanza” della stampa alpina. Gianluca è partito dalla distinzione fatta da Stefano Fontana tra fatto e avvenimento, che nel gruppo di lavoro aveva aperto una interessante discussione sulla necessità di considerare i paletti entro i quali regolare l’informazione che diamo all’esterno.

    Fare opinione, era stato chiesto. “La facciamo – ha detto Marchesi – per il solo fatto di portare il cappello”. Del resto, gli alpini vivono due culture: quella della memoria e quella del presente. E scrivere del presente può comportare dei rischi se lo si fa in modo tendenzioso, se si alimenta la cultura del dissenso anziché quella del con-senso. “Noi abbiamo un gigantesco bagaglio di credibilità. Riguardo alle opinioni non possiamo far finta di non vedere e di non sentire. Ben vengano le idee che possano suggerire dibattiti, ma prima di essere relatori e scrittori dobbiamo ascoltare, essere uditori di una tradizione e di una identità di valori ai quali dobbiamo attingere”.

    Altrettanto interessanti gli interventi dei responsabili delle testate alpine, dalla lettura da parte di Arrigo Cadore di una breve relazione del giornalista Dino Bridda sulle caratteristiche della stampa alpina, a problemi di attualità: “Viviamo in questa società: è il momento di dire pane al pane e vino al vino” (Grosso), alla semplicità di quanto si scrive, anche di argomenti complessi (Birone); all’interesse dei temi del convegno (“Peccato non essere in due, per seguire i due gruppi riuniti in contemporanea” (Burresi). Fare opinione? La facciamo ogni qual volta facciamo qualcosa ma attenzione, abbiamo dei limiti… (Lavizzari). Perché preoccuparci? Stiamo facendo dei bei giornali (Gobbi). In effetti, basta chiederci se l’opinione che esprimiamo corrisponda o no allo spirito alpino, come ha suggerito il direttore de L’Alpino don Bruno. E ha fatto l’esempio del valore della famiglia, difeso nelle risposte ad alcune lettere al direttore: “Forse qualcuno non si sentirà a casa propria, ma dobbiamo affrontare argomenti che hanno lo scopo di compattare le società che sta andando in frantumi. Far sentire tutti a casa propria può essere non servire la verità…”. Giancarlo Borsetto riprende il discorso della chiarezza della scrittura sollevato da Birone ed ha raccontato di quanto siano stimati gli alpini in Svizzera, dove vive da cinquant’anni, e di come le drammatiche vicissitudini politiche italiane stiano pesantemente minacciando anche la considerazione degli alpini che colà vivono. “Opinioni ne abbiamo tante, anche contrastanti, poi però ci troviamo a tavola a mangiare insieme, da amici – ha sostenuto il past president Parazzini, molto applaudito come sempre. – La gente deve sapere che siamo monotoni – ha detto – Qualcuno diceva un tempo che dovevamo fare una sorta di partito per fare baluardo. Baluardo a che? – si è chiesto – Come se non fosse fare opinione difendere i marò, sostenere che la leva obbligatoria andava cambiata e non abolita… Abbiamo un capo della PC che prende mezzo milione all’anno e comanda volontari che fanno tutto gratis…!

    Sui nostri giornali, oltre alla castagnata e alla festa di gruppo possono essere ospitati anche articoli di interesse generale, ma dobbiamo far capire che siamo alpini e vogliamo restare alpini!”. Sono seguiti altri interventi, molto attinenti alla due giorni alpina, segno di interesse e di maturità professionale nel perfetto, grande spirito alpino. Poi, due annunci: da parte di don Bruno sul prossimo CISA, che sarà a Marostica, nella primavera dell’anno prossimo; e del presidente del Comitato di direzione Crugnola, che ha annunciato la spedizione alle Sezioni di una guida per passare alla gestione ROC per la spedizione dei giornali e la distribuzione del questionario sull’interesse del CISA. Infine i due ultimi interventi. Del generale Antonio Maggi, comandante del Centro Addestramento Alpino, in rappresentanza del generale Primicerj.

    Ha parlato dei recenti campionati mondiali militari in Francia nei quali gli atleti del Centro – fra 40 formazioni di altrettanti Paesi – si sono piazzati secondi conquistando 24 medaglie: 11 ori, 10 argenti e 3 bronzi. “Sentiamo la vicinanza dell’ANA – ha concluso il gen. Maggi – nelle cerimonie, nell’assistenza alle famiglie dei nostri Caduti e dei feriti, negli aiuti economici che ci consentono di completare i soccorsi nei villaggi e le scuole in Afghanistan e infine anche nell’inserimento nel tessuto sociale dei nostri volontari”. A concludere, il nostro presidente nazionale Corrado Perona ha avuto parole di ringraziamento per il gen. Maggi e per i tre ufficiali addetti stampa che hanno seguito i lavori del CISA e ai tre bravi relatori del sabato. Ha rivolto l’invito a gestire la politica associativa attraverso la stampa alpina “con il buon senso antico.

    Conosciamo il nostro ambiente, lo viviamo tutti i giorni: non ci è concesso sbagliare. Sappiamo i limiti della delega che abbiamo, anche se la stampa alpina non si è mai tirata indietro davanti al malcostume e al degrado morale. La coscienza più sincera è quella scarpona, un collante della nostra amicizia”. Poi, con voce sempre più roca: “Questo è stato il mio ultimo CISA da presidente. Un po’ di magone …c’è. Sono convinto che questa ricchezza continuerà. Vi ringrazio perché progettare, scrivere, stampare e spedire i giornali costa sacrificio, ma senza sacrifici questa Associazione non potrebbe andare da nessuna parte. Vi abbraccio, vi voglio bene, viva…”. Un fragoroso, lungo applauso ha accompagnato le ultime parole. Un velo di tristezza è sceso su questo magnifico convegno che ha dimostrato la vitalità, la forza e le grandi potenzialità della stampa alpina.

    Giangaspare Basile


    ALTO GRADIMENTO!

    Un ampio gradimento. È questo il risultato che emerge dal questionario compilato dai partecipanti al CISA organizzato dalla sezione di Mondovì. In 83 hanno dato il loro giudizio sull’organizzazione, sul convegno in generale e su cosa ne è stato ricavato. Il 97% ha dichiarato di essere stato informato sui motivi della partecipazione, la cui organizzazione è stata giudicata molto buona (il voto medio è di 4,38 su una scala da 1 a 5), mentre il 91% ha affermato che era informato sugli obiettivi del CISA e che questi sono stati raggiunti (3,98 su una scala da 1 a 5). Dalla partecipazione il 29% ha tratto buoni suggerimenti per migliorare la qualità del lavoro, il 24% informazioni utili sulle tecniche metodologiche, il 20% conoscenze per l’attività associativa, il 14% suggerimenti per migliorare l’efficacia personale e il 13% motivazione ed entusiasmo. Per il 44% dei partecipanti i contenuti del convegno sono stati utili, per il 25% e 23% rispettivamente, applicabili o concreti, e per il 6% sono stati solo teorici. Sono dati che sono confermati anche dalla valutazione generale sul risultato del convegno con l’80% che dichiara di portarsi a casa tanto.

    Interessante è confrontare le differenze su quanto gli iscritti hanno dichiarato di ricavare dalla partecipazione del convegno di Vicoforte rispetto a quello di due anni fa. L’aspetto più evidente è lo spostamento notevole delle preferenze dalle tematiche associative a favore dei suggerimenti pratici, utili al lavoro di “cucina” dei giornali che, in fondo, costituiscono la finalità principale del convegno. Il motivo di questo cambiamento risiede soprattutto nella mutata formula che oggi prevede dei gruppi di lavoro diretti da relatori professionisti, estranei al mondo alpino, che con i loro interventi favoriscono un approccio diverso agli argomenti trattati e un confronto più genuino e meno legato alla parte istituzionale dell’incontro.

    Un argomento che i partecipanti avrebbero voluto maggiormente trattare riguarda i costi di realizzazione dei giornali e in particolare le soluzioni per ridurre le spese che negli ultimi due anni sono aumentate esponenzialmente, a causa dell’eliminazione delle tariffe agevolate per la spedizione effettuata da Poste Italiane. Altri avrebbero voluto che si discutesse sull’opportunità o meno di inserire la pubblicità sui giornali alpini, di editoria digitale e di web, di scuola o del rapporto con gli alpini in armi sulla stampa alpina. Altrettanto sentita è stata la richiesta di un approfondimento su uno degli argomenti sollevati dal convegno e che riguarda, più che l’opportunità, il modo in cui trattare gli argomenti che investono delicate tematiche sociali.

    Matteo Martin


    IL DIGITALE PARLA AL FUTURO

    Nel suo intervento Michele Tresoldi, webmaster di https://www.ana.it, ha fatto il punto sulla presenza dell’ANA nel web. Il portale https://www.ana.it, Facebook, Twitter, You Tube, sono i canali con i quali la nostra Associazione comunica in rete, il cui traffico è aumentato alla luce delle statistiche dei visitatori che ci forniscono uno dei dati con i quali misurare la vitalità della nostra Associazione.

    Nel corso del 2012 il portale ha registrato circa 553.000 visite, con un incremento rispetto al 2011 del 36%. È un risultato che ci conforta sulla bontà del lavoro svolto con l’ultimo aggiornamento di https://www.ana.it terminato nel 2011. L’analisi dei social network, vero fenomeno collettivo degli ultimi anni, è incoraggiante: la pagina dell’ANA di Facebook conta oltre 68.000 fan che, grazie all’effetto “virale” delle notizie condivise tra amici, vero punto di forza di questo strumento di comunicazione, consente di poter raggiungere un pubblico potenziale di oltre 10 milioni di persone.

    Le statistiche di Facebook ci dicono anche che oltre il 65% dei nostri fans sono di età inferiore a 44 anni; è un dato che non sorprende ma che è una ulteriore riconferma della importanza strategica di questo strumento che permette di parlare a un numero sempre maggiore di giovani e avvicinarli al nostro mondo.

    Su You Tube e Twitter i numeri delle statistiche sono meno rilevanti poiché, fino ad ora, le attenzioni sono state concentrate maggiormente su Facebook. Senza dubbio diventeranno dei canali di comunicazione importanti per la nostra Associazione e già a partire dalla prossima Adunata di Piacenza saranno utilizzati per dare informazioni utili sulla sfilata e sulle manifestazioni collaterali.


    L’archivio del giornale in un DVD

    Un progetto condivisibile dalle altre Sezioni alpine è stato presentato al CISA da Gianni Papa, della sezione di Milano, che cataloga in formato elettronico dal primo all’ultimo numero del giornale sezionale “Veci e Bocia”: 330 numeri su carta, in 3.392 pagine e 157 numeri on line. Complessivamente sono 11.810 articoli raccolti in un DVD e in una chiavetta usb disponibili presso la segreteria della sezione di Milano, milano@ana.it– Tel. 02/48519720.