Una guerra assurda

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    Ho letto L’Alpino di marzo quanto mai ricco di argomenti interessanti; dall’editoriale del direttore “Forti ma teneri” e sempre del direttore la commovente rievocazione dell’alpino Guido Bona. Ma è soprattutto leggendo della rievocazione della battaglia di Nikolajewka, con il ricordo del gen. Reverberi, mi sono sorte alcune riflessioni che andrò brevemente ad esporre. Le riflessioni sono collegate al momento che stiamo vivendo con questa guerra di invasione dell’Ucraina ad opera della Russia di Putin. Mi sono chiesto: coloro che sono stati con gli alpini sul ponte di Livenka, il Ponte dell’Amicizia, coloro che dicevano “Bol’shoy e spasibo alpini!”, la popolazione di Rossosch che nel 2018 ha festeggiato il 25º anniversario dell’asilo Sorriso donato dagli alpini e nuovamente tirato a lucido per l’occasione dalle penne nere, tutti questi russi che frequentando gli alpini hanno constatato concretamente cosa significa stringere patti di fratellanza, tutti costoro sapranno distinguere il bene dal male di questa guerra assurda e disumana? Prima della pandemia la Sezione di Brescia era solita celebrare nel mese di gennaio, con una grande manifestazione davanti alla scuola Nikolajewka, il ricordo di quella battaglia del 26 gennaio 1943; ricordo segnato da dolore e sacrificio ma capace di trasmettere un forte segnale di pace e fratellanza. Oltre alla foltissima presenza Ana, alle numerose rappresentanze militari e civili, normalmente rendevano gli onori anche ufficiali russi e addetti militari dell’ambasciata russa in Italia a suggellare il rapporto di amicizia che gli alpini bresciani portano avanti da anni. Anche questi russi sono stati informati del ponte di Livenka e dell’asilo Sorriso donati dagli alpini per gettare un ponte tra i popoli in segno di fratellanza. Sicuramente questi ufficiali hanno capito il nostro messaggio ma ora sono in grado di tradurlo in azioni che portino alla pace? Molti altri interrogativi mi si affollano nella mente per quel che riguarda il futuro, se futuro ci sarà. Mi sono anche detto: “Può essere che per uno strano destino, io che sono nato sul finire della Seconda guerra mondiale, possa morire all’inizio di una terza?”.

    Lauro Luparia, Gruppo di Ozzano Monferrato Sezione di Casale Monferrato

    Caro Lauro, la tua lettera fa trasparire amarezza, che poi è quella di tutti noi. Ci inquieta la sofferenza dei fratelli dell’Ucraina, quella degli incolpevoli fratelli russi e quella nostra, davanti ad un pericolo di cui non conosciamo esattamente la portata e la durata. Quanto alla domanda che tu ti poni sul sentire della popolazione russa, sono personalmente convinto che essa stessa sia la prima vittima della guerra. È vero che la propaganda la sta indottrinando per bene, ma sappiamo anche che la maggioranza è costretta a fingere di approvare questa guerra per evitare il carcere. La popolazione russa che abbiamo conosciuto noi era fatta di gente semplice, buona e amichevole e questo non penso possa cambiare nel giro di poco tempo e, tanto più, per ragioni che sembrano appartenere soltanto a chi gestisce il potere. Non so quando finirà questa guerra e non so neppure come andrà a finire. Ma di una cosa sono certo. Alla fine non conteremo soltanto i danni e i morti in Ucraina, ma anche un popolo russo, che si troverà in condizioni di vita come ai tempi dell’Unione Sovietica, privo di mezzi e in condizioni di grande penuria.