Un vecio d’anagrafe, bocia di spirito

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    Ho quasi novant’anni e desidero tornare ragazzo come gli studenti di 3ª media di Lavena Ponte Tresa, i quali, immaginando di essere soldati al fronte della Grande Guerra, scrivono a casa, alle proprie famiglie, letterine toccanti e struggenti, riportate opportunamente su L’Alpino di dicembre. Le missive sono anche corredate da disegni meravigliosi realizzati dagli stessi studenti. E di fronte a tanta naturale bellezza e spontanea genialità non si può rimanere indifferenti. Si torna giovani. Ecco la lettera che anch’io, trovandomi sul Carso come mio nonno soldato, avrei scritto alla maniera degli scolari varesini e che il nonno senz’altro avrà scritto, però bloccato dalla censura. Quanti scritti, cartoline, letterine di militari mai arrivate a destinazione perché mai partite? Non bisognava mai parlare male della guerra. “Cara Angelina, io sto bene e così spero tanto anche di te e dei nostri figlioli – era l’introduzione del nonno scrivendo alla nonna – Mi raccomando che crescano sani e non vadano nei pericoli nelle acque del Tartaro. Quante volte qui, in questo inferno, mi tornano in mente i loro nomi: Alba-Albano- Alberino-Alberina-Agnese-Camillo. Ma penso sempre al nascituro che con tanto amore conservi in grembo, concepito poco prima che partissi, in una notte stellata del maggio 1915 nella nostra casetta di canne, per noi una reggia, in riva al nostro placido fiume con la luna che vi si specchiava. Ti ricordi amore caro, amore bello? Quando nascerà spero tanto che la guerra sia finita. Una volta tornato non parlerò loro di battaglie, di morte, ma solo della vita che è bella senza con- flitti. Invece qui ci scanniamo, ci ammazziamo ogni giorno, in ogni istante. Per chi e perché? Pensa che ieri un mio compagno di trincea aveva già preso la mira per sparare al nemico davanti a trenta passi ed era pronto a premere il grilletto quando un usignolo, che aveva appena finito di cantare nella vicina boscaglia, si posò sulla canna del suo fucile. Questi smise allora di puntare il bersaglio e fece per accarezzare l’uccellino canoro, dalle melodie armoniose, sporgendosi così con il capo. In quell’attimo stesso il nemico lo freddò. Quanto costa caro in guerra anche un semplice gesto d’amore o un pensiero di pace! Come vedi, mia cara Angelina, in guerra non c’è pietà. Se il buon Dio mi farà tornare dal fronte non parlerò delle mie disavventure, ma griderò forte contro chi vorrà ancora risolvere i problemi con le armi che sono fatte solo per arricchire i soliti noti”.

    Piero Pistori – Verona

    Caro Piero, l’anagrafe dei 90 è importante, ma la freschezza di mente e l’intensità di cuore ti rimettono a pieno diritto nei banchi con i ragazzi di Varese. Tanti auguri, caro Piero.