Un cappello e tante polemiche

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    Ho pubblicato su una pagina social dedicata a noi alpini, una foto con il sottoscritto, il comandante e un bambino con mazzo di fiori in mano e cappello alpino in testa. L’occasione era un omaggio e un momento di raccoglimento al monumento ai Caduti del reggimento prima che iniziasse una lezione didattica a tema a favore della scolaresca. Apriti cielo! Non sto a elencare i commenti negativi e disfattisti pervenuti da qualcuno che avendo svolto la “naja alpina” non accettava quel cappello alpino farlocco in testa al bambino, puntando il dito anche contro i campi scuola o la mini naja ecc. Polemica principale è il nostro agognato futuro associativo e ricambio generazionale. Io mi permetto di rispondere che ci sono migliaia di “dormienti” a cui non interessa rimpolpare l’organico Ana per i più svariati motivi personali: ma quel servizio militare era svolto da una buona percentuale di questi in quanto obbligati lontano da casa, famiglia, lavoro, fidanzata. A tutt’oggi, se sono anche tesserati Ana non hanno niente da insegnare ai loro bocia, agli amici e aggregati quanto a valori degli alpini e della nostra Patria. Un modello di auto, un abbigliamento, una arma, un macchinario, un alloggio, un veicolo subiscono nel tempo almeno un restyling e anche noi come associazione d’arma non siamo o saremo immuni, anzi. Continuiamo a goderci il momento attuale e continuiamo a forgiare (almeno proviamoci) le nuove generazioni.

    Gaetano Giugliano, Saluzzo (Cuneo)

    Caro Gaetano, sono più che convinto che in alcune occasioni sia inutile irrigidirsi sull’uso improprio del cappello, soprattutto in casi in cui, come quello che racconti, è coinvolto un bambino, il quale, evidentemente, non acquisisce certo le “stigmate” di alpino. Rimane importante però evitare l’uso improprio del nostro copricapo da parte di adulti, per quanto mossi da nobili sentimenti: sappiamo che tanti amici ed aggregati lavorano come e a volte più di tanti alpini, ma non credo che (se mossi da spirito autentico) lo facciano con l’obiettivo di indossare il cappello con la penna nera, che non mi risulta comporti grandi vantaggi concreti, quanto semmai per condividere con i loro “amici alpini” valori ed esperienze. Almeno se sono amici “veri”.