Un bel pensiero

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    Egregio direttore, sono la moglie di un ufficiale degli alpini di origine siciliana che ha fatto la naja in Friuli a Paluzza e qui l’ho conosciuto (se non ci fosse stata la naja, forse molte di noi non si sarebbero sposate). Appena arriva L’Alpino lo leggo subito ma le chiedo: è possibile che fin dalla prima pagina e per la maggior parte delle lettere io debba commuovermi? Senza contare i vari articoli per finire con gli auguri ai cari vecchi alpini? Quando poi leggo storie della Grande Guerra, non ne parliamo. Penso sempre a mio nonno materno, partito giovanissimo, lasciando moglie e tre piccoli, che non è più tornato. Mio zio ha sempre visitato tutti i cimiteri di guerra sperando di vedere scritto il nome di suo papà. È andato anche in Jugoslavia ai tempi di Tito: chiedeva a tutti dove erano questi cimiteri, tanto che si sono insospettiti (era il tempo degli attentati) e l’hanno messo in prigione. Gli è andata bene perché gli hanno permesso di fare una telefonata, la mia mamma l’ha saputo, si è rivolta al nostro parroco, don Giuseppe Martin, che non so a chi si sia rivolto ma l’hanno lasciato rientrare a casa. La nonna non si è rassegnata alla sua perdita, se n’è andata nel 1946, sempre con la speranza che suo marito ritornasse. Parlando della naja, sono pienamente d’accordo con lei: formava gli uomini e poi le amicizie che facevano, i nuovi posti che conoscevano, altri usi e abitudini. Partecipo alle Adunate sempre con grande commozione e a quella di Trento mi è capitato di leggere una frase che comprendeva tutto: “Ho chiesto a Dio un angelo, mi ha mandato un alpino”. Complimenti per tutto quello che fate.

    Giuditta Frattolin, Cesarolo di San Michele Tagliamento (Venezia)

    Cara signora Giuditta, che bella, intrigante la sua lettera. Lei non solo scrive bene, ma dentro ci mette il cuore e risveglia la voglia di sedersi attorno al fuoco ed ascoltare il racconto. Chissà… Le donne degli alpini sono una enciclopedia che andrebbe sfogliata con maggior attenzione e curiosità. Bisognerà pensarci, anche per rendere sempre più belle le pagine del nostro giornale.