Un alpino mancato

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    Caro direttore, sono un fante, ma con orgoglio sono anche amico degli alpini, da diversi anni. Mi sento molto legato agli alpini in quanto i miei due fratelli lo sono, Luca sottotenente classe 1947, ha fatto la naja a L’Aquila, Barnaba classe 1948 ha fatto tutta la naja in Alto Adige dopo il Car a Cuneo. Purtroppo Barnaba è “andato avanti”. Però ricordo ancora i racconti del suo servizio militare fatto nel 1967/1968 in Alto Adige, anni noti a tutti per il periodo particolare. Sin da allora speravo di far l’alpino anch’io. Però al momento della chiamata, giugno 1979, mi son ritrovato a Portogruaro a fare il fante. Ricordo con piacere quel periodo ma il mio cuore è sempre stato legato agli alpini proprio per lo spirito di Corpo che sanno trasmettere. Sono iscritto anche all’Associazione Fanti in congedo, ma non sento quel sentimento forte come per gli alpini. Ringrazio lei e la sua/nostra rivista per tutti gli editoriali e testimonianze che pubblicate. Vedo con piacere che pubblicate anche le lettere degli “aggregati”, sinceramente mi piace di più “amico degli alpini”. Quando posso collaboro col locale Gruppo ed essendo volontario di Croce Rossa da oltre trent’anni e facendo parte della Protezione Civile Cri, collaboro spesso con i NuVolA e quindi mi sento ancor più vicino agli alpini. Non so se pubblicherà queste mie riflessioni, ma la ringrazio ugualmente per tutto quello che gli alpini e la sua rivista fanno.

    Mattia Boschini, Baselga di Pinè (Trento)

    Mattia, raramente ho sentito tanto rimpianto vero, sincero, di un alpino mancato. Meriti tanta stima per questi tuoi sentimenti e per tutto il bene che fai. Ti mancherà pure la penna sul cappello, ma per il resto tu sei un alpino ad honorem.