Un albero in memoria

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    Il 30 marzo scorso mio papà Pietrino (Trino, come lo chiamavo io) ci ha lasciati o, come dite voi, ha posato lo zaino a terra, è “andato avanti”. Nato nell’ottobre del 1936 era infatti un alpino, orgoglioso di esserlo da quando, appena ventenne, iniziò il suo servizio militare a Dobbiaco, alla caserma Piave. Da allora non ha mai abbandonato questo glorioso Corpo militare, partecipando a numerosissime iniziative sia con i Gruppi del nostro territorio, in particolare con quello di Beverino, sia partecipando alle Adunate nazionali finché ha potuto. Era un uomo profondamente buono e onesto. Amava la vita che ha sempre affrontato con positività. L’unica volta che ho visto scendere le lacrime sul suo viso è stato qualche anno fa, durante la visione di un filmato sugli anni belli del militare, nella sua adorata caserma Piave. Questo mi ha fatto capire la profondità del suo sentimento e la struggente nostalgia di quegli anni. Per ricordarlo ho voluto rendere omaggio alla natura, piantando un albero in suo ricordo. Ho scelto una quercia, simbolo di millenario di forza. Quella forza fisica e morale, che lo ha accompagnato tutta la vita. Una forza che sento ancora arrivare a me in modo potente ogni volta che lo penso. La cerimonia si è svolta lo scorso 30 ottobre nel parco pubblico di Beverino con l’immenso aiuto dei Gruppi alpini del paese, in particolare dell’alpino Paolo Boracchia, alla presenza del parroco e del sindaco. Mi piacerebbe che altri alberi venissero piantati per ricordare altri alpini e possa nascere un “bosco degli alpini”.

    Antonella Mariotti, Gruppo di Beverino, Sezione La Spezia

    Eccoti accontentata, cara Antonella. Non ti nascondo che l’idea di piantare un albero in memoria di un alpino “andato avanti” anche se non è inedita è sicuramente carica di significati, non ultimo quello di rendere concreto, al di là del simbolo, il radicamento degli alpini con il loro territorio. Il pensiero di veder crescere in più località un “bosco degli alpini” è di quelli che confortano: sarebbe bello che, disponendo degli spazi adeguati, scegliendo essenze del territorio e in sinergia con gli enti locali, la prassi si diffondesse (anche perché, vista l’aria che in troppi luoghi siamo costretti a respirare, il verde non è mai abbastanza).