Tradizioni passate

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    Caro direttore, anche se il necessario e pur doveroso dibattito sulla nostra Preghiera sta diventando un tantino stantio, mi consenta di aggiungere ulteriori argomentazioni, finora trascurate, pur senza avere la presunzione di rendere esaustivo l’argomento. Sarebbe giusto però prima approfondire sul piano storico la “singolare” commistione tra la religione e gli eserciti in generale e già questo tema abbisognerebbe di un trattato specifico a parte. Dobbiamo prendere atto che fin dai tempi dell’imperatore Costantino (in hoc signo vinces) la religione di Cristo è stata strumentalizzata o si è fatta strumentalizzare per fini che avevano poco a che vedere con i principi evangelici. Potremmo continuare elencando altre tragedie come le crociate, le guerre di religione in Nord Europa, per non parlare delle pagine oscure che hanno segnato le conquiste coloniali. E manco a dirlo erano presenti come effettivi dei religiosi che assumevano non raramente il ruolo di trascinatori. È pur vero che tra i cappellani militari abbiamo avuto delle figure eroiche per la loro abnegazione ma ce ne sono state altre che hanno assistito ad episodi molto gravi come se tutto fosse regolare. Pensiamo solo ai fatti della seconda guerra mondiale durante l’occupazione in area balcanica. Personalmente, e lo affermo da credente, considero il rapporto con il trascendente un legame molto riservato ad esclusione dei momenti in cui si celebrano le liturgie nelle comunità e ciò dovrebbe fortificare la coerenza e l’impegno nella vita di tutti i giorni. È per questo che ogni qualvolta partecipo alla cerimonia del 25 Aprile e del 4 Novembre rimango sempre stupito che siano molto pochi gli alpini convenuti che si fanno vedere in parrocchia. Ecco quindi che bisognerebbe prendere atto che sono cambiati i tempi, la cultura, la sensibilità religiosa, tali per cui nelle cerimonie pubbliche il ruolo del sacro sta fortemente scemando. Lo si nota anche dagli sbadigli fra le associazioni d’arma e i cittadini intervenuti. E per tornare alla questione della Preghiera dell’Alpino mi sia consentito dire che ci sono i passi ove si recita ad esempio “la Provvidenza ci ha posto a baluardo delle nostre contrade” che sono francamente incomprensibili alla luce dei nostri giorni perché per fortuna la vera Provvidenza si occupa d’altro (anche con la collaborazione degli alpini). Alla stessa stregua aggiungiamo che è ormai fuori luogo recitare “rendi forti le nostre armi con chi minaccia la nostra millenaria civiltà cristiana” perché anche gli austro-ungarici usavano più o meno la stessa invocazione e ciò è veramente un paradosso. Ecco quindi che a mio parere è giunto il momento di relegare fra le pagine della Storia anche questo simulacro di un tempo per fortuna passato che ci auguriamo non ritorni anche se rimane il dovere di ricordarlo. Consiglierei quindi, per questo, di sostituirla eventualmente con il Padre Nostro che rappresenta a mio parere la massima espressione del cristiano. E se qualcuno pensa che abolire o modificare la nostra Preghiera possa rappresentare l’inizio della fine è meglio che rifletta su certi “venticelli” che soffiano nella nostra Associazione e che vengono tollerati troppo disinvoltamente.

    Renzo Rancan

    Caro amico, ho apprezzato molto la lucida razionalità di questo tuo scritto che mi trova in alcuni argomenti assolutamente consenziente, in qualche altro un po’ meno. Sulla strumentalizzazione del sacro hai perfettamente ragione e un papa santo, come Giovanni Paolo II, ha sentito il bisogno di chiedere scusa per gli errori storici della Chiesa fatti in questo senso. Oggi il fenomeno ci appare più evidente nella religione islamica, dove le teocrazie finiscono per legittimare dittature che violano sistematicamente i diritti umani e i principi di libertà fondamentali, in nome del rispetto dei diritti di Dio. Sulle Messe degli alpini, distinguerei le manifestazioni civili, a volte poco sentite, dai nostri incontri che si aprono quasi sempre con liturgia sacra. Sarà anche una abitudine, ma credo che il messaggio che ne viene serva a tenere vivi gli ideali sui quali si fonda l’identità della nostra Associazione. Sulla Preghiera dell’Alpino, permettimi invece di non essere d’accordo. È vero che il suo linguaggio è datato e, come tu rilevi, in qualche passaggio anche incoerente, ma essa rimane comunque l’espressione di un atto di fede, detto col linguaggio del tempo in cui è stata formulata (se tu conoscessi certi linguaggi dei salmi che ogni giorno preghiamo nella Chiesa avresti molto da dire). Come scrivo spesso a voler adattare le cose alla nostra sensibilità attuale finiremo per cancellare ogni traccia delle nostre tradizioni passate.