Trabiccoli, battaglia persa (per ora)

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    DI CESARE DI DATO

    Volutamente ho aspettato alcuni mesi prima di trarre gli insegnamenti dalla campagna purtroppo fallita contro i trabiccoli e contro alpini indegni che il sabato, e ormai anche il venerdì, insozzano con la loro presenza la nostra adunata. Ho voluto aspettare che si manifestasse la reazione dei lettori e che si placasse la loro indignazione che è anche la mia. Devo lealmente riconoscere che la campagna che ho condotto contro questi indesiderati ospiti dalle pagine della rivista fin dall’autunno scorso, secondo quando indicato dalla Sede nazionale, non ha sortito l’effetto desiderato.

    Lealmente, ho detto, al contrario dei miei avversari che leali non sono. Malgrado le larghe assicurazioni di intervento date al presidente Perona dalle autorità preposte all’ordine pubblico a Parma, le forze dell’ordine hanno finito con il lasciar correre chiudendo entrambi gli occhi di fronte a palesi infrazioni alle regole della circolazione stradale e del vivere civile. Unanime è stata la riprovazione dei tanti lettori (un centinaio le lettere giunte in redazione) che hanno stigmatizzato il comportamento dei trabiccolari e dei violenti rendendosi evidentemente interpreti del disagio dei più. Mi chiedo quale sia la molla che spinge un mezzo migliaio di alpini, non importa se iscritti o non, a inforcare improbabili mezzi autopropulsi, possibilmente fuori norma, sicuramente audiolesivi, certamente frutto di un’immaginazione deviata e con quelli entrare di prepotenza nella nostra due giorni che precede la sfilata della domenica.

    Non dubito che si tratti di buoni padri di famiglia, di giovani rispettosi dell’altrui persona, di alpini seri e corretti negli altri 363 giorni dell’anno. Cosa metta a soqquadro il loro cervello in queste due giornate di baccanali senza freni non è dato di sapere. Così come non è dato di sapere perché giovani che per il resto dell’anno bevono al più una birra o una coca, si sentano in dovere di ingurgitare litri di alcoolici riducendosi a pietose parodie di uomo buttati a terra come sacchi di spazzatura. Facendo scrivere a chi ha interesse a denigrarci, su giornali anche stranieri, che l’adunata è l’occasione per organizzare un’orgia dove il profumo sovrano è quello delle orine sparse generosamente, del vomito e degli scarichi dei trabiccoli; dimenticando del tutto che noi alpini non siamo quei pochi irresponsabili ma i 13.500 della Protezione Civile, i 30.000 della solidarietà senza riscontri, i 300.000 (meno cinquecento ovviamente) che difendono i valori della Patria. Occorrerebbe uno psicologo delle masse per dirimere il mio dubbio: troppo facile cavarsela, come molti fanno, dicendo: Di sicuro non sono alpini (e chi lo ha detto?), Sono solo delinquenti (con licenza di uccidere l’adunata?), Sono infiltrati (da chi e per quali fini?).

    Posso essere d’accordo che si tratti di persone immature e frustrate che in quei due giorni scaricano in un ambiente di per sé ordinato e allegro il loro disagio psichico per il gusto di rovinare tutto. Ma anche questa tesi non regge se si considera che in nessuna delle adunate delle altre associazioni d’Arma avviene un fenomeno del genere; anzi, neppure in nessuna delle riunioni alpine di gruppo, di sezione e di raggruppamento. È da qualunquisti scrollare le spalle e scuotere la testa. Occorre agire, lo sto dicendo da anni; presidenti di sezione e più ancora capigruppo, devono vigilare perché la cosa non si verifichi. Se si tratta di iscritti non possono sfuggire alla loro attenzione: un trabiccolo non lo si può nascondere durante la lavorazione e la custodia; se si tratta di non iscritti, poichè occupano comunque uno spazio nell’universo che ci circonda, anch’essi non possono passare inosservati a chi sa vedere.

    Dunque stringendo la vigilanza si possono ottenere risultati apprezzabili; non dico l’eliminazione ma una forte riduzione questo sì. Parma, da questo punto di vista, segna un punto in negativo; speriamo che Asiago, più difficile da raggiungere come lo fu Catania del resto rimanga immune da questo tristo fenomeno anche perché calcheremo una zolla di storia patria , per dirla con un mio lettore, carica del sangue e degli eroismi di decine di migliaia di Caduti, non solo alpini, non solo italiani. Sarebbe un sacrilegio; pensateci, trabiccolari e alcoolisti occasionali: ogni vostra intemperanza non insulta noi vivi, insulta i nostri Caduti. Che non vanno neppure sfiorati dalle vostre puerili esibizioni.