Tanta fatica, tanta gioia

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    Il lunedì che precede l’Adunata cominciano ad arrivare le avanguardie: comando, segreteria, Centro Radio, magazzino, squadra segnaletica e squadra transenne. Tutti al lavoro per fare in modo che ogni componente sia in piena operatività, al più presto. 

     

    Mancano alcuni (grossi) dettagli: le docce non sono collegate alla corrente (leggi acqua fredda), risolviamo in quarantotto ore, relativamente in fretta, e acqua calda per tutti; i primi giorni le cucine non sono operative per cui trasferta nella Sezione di Asti e tante altre piccolezze.

    Veloci a fare le ricognizioni della città quindi preparare i turni, controllando che siano arrivati tutti coloro che hanno confermato la presenza, perché già venerdì e sabato si deve provvedere al blocco del centro storico vietato ai soliti trabiccoli.

    Cerimonia dell’alzabandiera, arrivo della Bandiera di Guerra del 2º Alpini e primi impegni importanti. Sabato la visita del Presidente nazionale ci conforta e ci sprona a fare, non dico l’impossibile, ma quasi. Sono turni pesanti, soprattutto la sera del venerdì e del sabato, perché le squadre non rientrano prima dell’una di notte. E arriva la domenica: sveglia all’alba, assegnazione dei settori e via a terminare gli ultimi lavoretti. E finalmente inizia la sfilata dei centomila.

    Occhio vigile a evitare gente che vuole intrufolarsi nei settori riservati pur non avendo il “pass”, persone con i pantaloncini corti da fare accomodare fuori dalle transenne… alla fine tutto va per il meglio. Al termine, verso le 22, quando finalmente si cena, ognuno di noi pensa: “Ma chi diavolo me l’ha fatto fare di non dormire per tre o quattro notti a causa dei ‘russatori’ continuamente in azione e ritornare a casa stravolto dalla stanchezza?!”. Poi, al momento dei saluti, occhi lucidi, un abbraccio, una forte stretta di mano e… “arrivederci a Treviso”.

    Gianfranco Fabbri

    gianfabbri@alice.it