Su Renato Sclarandi

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    Articolo di tipo Lettere al Direttore pubblicato nel numero di Gennaio 2019 dell’Alpino

    Ci riferiamo alla lettera pubblicata sul numero di ottobre sul martire Sclarandi, per descrivere con estrema sintesi chi fu Renato Sclarandi. Nacque a Torino il 30 gennaio 1919 e fin da giovanissimo manifestò una grande fede e militò nell’Azione Cattolica della sua parrocchia.

    Fu subito benvoluto e ammirato da tutti per la sua simpatia e l’impegno profuso all’interno dell’Associazione. Chiamato alle armi il 5/12/1941, mentre era laureando in Lettere all’università di Torino, svolse il servizio militare nelle Truppe Alpine con il grado di sottotenente. Dopo l’8 Settembre 1943 fu catturato e deportato in Germania (Luckenwalde) e poi in Polonia (Przemyls e Hammerstein). Durante la prigionia non perse mai il suo spirito altruista e continuò con i suoi modi garbati e gentili a portare conforto ai suoi compagni di prigionia, diffondendo fede e speranza nel futuro. Il 22 aprile 1944 alle ore 18 uscì dalla sua baracca del campo di Hammerstein per recarsi nella cappella a prestare aiuto al cappellano. Presentò alla sentinella il suo regolare lasciapassare, ma costui senza nemmeno leggerlo lo strappò e gli intimò in malo modo di tornarsene indietro, egli ubbidì ma fatti pochi passi, senza alcun motivo, la sentinella gli sparò alla schiena uccidendolo vigliaccamente. Fu sepolto nel cimitero del campo ricevendo gli onori militari da un picchetto armato di soldati tedeschi sull’attenti. Nel 1957 la salma tornò in Italia dove riposa nella tomba di famiglia nel cimitero di Sangano (Torino). Nel 1967 la città di Torino gli intitolò una scuola elementare. Il Gruppo di Sangano, in occasione del proprio decennale di costituzione, il 15 settembre 1991, intitolò la propria sede a Renato Sclarandi al fine di ricordarne la figura e l’esempio.

    Gruppo di Sangano, Sezione di Torino

    Colpisce il numero di lettere che arrivano sulla figura di questo martire alpino. È comunque consolante sapere che la testimonianza dei giusti è destinata a sopravvivere sopra l’eco degli orrori e delle infamie.