Storico gemellaggio

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    Alpini e marinai: i primi abituati alle montagne, a creste, distese di neve e irte pareti di roccia; i secondi, tra venti e onde, solcano i mari di tutto il mondo. Cosa accomuna due realtà così diverse? Il punto d’unione è stato sancito con uno storico gemellaggio, celebrato nella Stazione navale Mar Grande di Taranto tra l’8º reggimento alpini e la fregata Alpino (Fremm, Fregate Europee Multi Missione) della Marina Militare, il cui distintivo ottico è F 594.

    Alla presenza di una rappresentanza dell’8º, con il battaglione Tolmezzo e del personale della fregata Alpino, i due comandanti – il colonnello Franco Del Favero e il capitano di fregata Stefano Luciani – hanno firmato la pergamena per sancire il rapporto di amicizia e fratellanza che da oltre un secolo accomuna alpini e marinai: “La fregata Alpino e l’8º reggimento alpini hanno saputo trovare le condizioni, la comunanza d’intenti e di valori per riconoscersi e dichiararsi fratelli”.

    Il momento più significativo è stato il dono da parte del col. Del Favero di una piccozza che riporta sullo stendardo lo stemma del reggimento e della fregata. Quinta unità della stessa classe (la precedono: nave Carlo Bergamini, Virginio Fasan, Carlo Margottini e Carabiniere), nave Alpino, costruita nello stabilimento Fincantieri di Riva Trigoso è stata varata il 13 dicembre 2014 e consegnata alla Marina Militare il 30 settembre 2016. È una fregata missilistica antisommergibile ed è stata intitolata al nostro Corpo, come già in passato altre tre navi della Marina.

    Nel corso della storia del nostro Paese, molteplici, infatti, sono stati gli episodi che hanno visto fianco a fianco alpini e marinai e l’8º ne è l’esempio più tangibile. Nato nel 1909 dall’unificazione dei battaglioni Tolmezzo, Cividale e Gemona, l’8º Alpini di stanza in Friuli Venezia Giulia, solo tre anni dopo veniva trasportato e supportato dalle unità della Regia Marina nella guerra di Libia. L’episodio più drammatico e tristemente ricordato accadde durante la Seconda guerra mondiale, nella notte tra il 28 e 29 marzo 1942, quando il piroscafo Galilea riqualificato durante quel periodo come nave ospedale, venne affondato da un siluro lanciato da un sommergibile inglese, l’Hms Proteus.

    Quella sera di marzo, il Galilea navigava dalla Grecia all’Italia, riportando a casa oltre 1.300 uomini che avevano combattuto sui monti della Grecia, tra cui quasi per intero il battaglione Gemona. Se ne salvarono poco più di 270. Quella notte perirono carabinieri, marinai e il Gemona fu quasi annientato, perdendo 21 ufficiali, 18 sottufficiali e 612 alpini.

    L’8º, uno tra i più decorati reparti alpini d’Italia, custode del suo glorioso passato, nella ricorrenza del 110º anniversario della sua costituzione, ha voluto sottolineare questo importante “rapporto di amicizia e fratellanza” che la storia ha indelebilmente scritto per alpini e marinai. Ora come allora, l’impegno, la dedizione e il sacrificio sono un fattore comune per la difesa della Patria che marinai e alpini assolvono quotidianamente sul territorio nazionale e in ogni parte del mondo dove sono chiamati ad intervenire.