'Sporadici fatti d'armi sul fronte balcanico'…

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    La lunga e terribile battaglia di Pljevlja, un ricordo che non può scomparire.

    di Vitaliano Peduzzi

    La battaglia di Pljevlja fu certamente il più importante evento bellico del periodo che va dal luglio ’41 al luglio ’42, sul fronte balcanico. Di quella battaglia, allora, se ne parlò ben poco. La velina che veniva dall'alto del regime a proposito di quanto accadeva su quel fronte prescriveva di minimizzare . Così, ogni tanto appariva nei comunicati ufficiali la frasetta sporadici fatti d'armi sul fronte balcanico . Certamente, cara velina , certamente. Migliaia di morti e feriti, distruzione di beni, vita agra, orrori della guerriglia sono cosucce da nulla, poco più che risse quando non si vuol ammettere, Dio sa per quale mal riposto orgoglio, che le popolazioni balcaniche non accettavano la nostra presenza! Vivendo la guerriglia in Montenegro c'era da rimpiangere l'onesta guerra di Albania. A tali distorsioni può portare l'orrore d'una lotta condotta, in particolare, da slavi. Veniamo al fatto specifico di Pljevlja.

    Il 17 luglio 1941 la divisione Pusteria fu inviata in fretta e furia in Montenegro per contrastare una fulminea e impensata insurrezione dei partigiani di Tito, che avevano eliminato o bloccato i non robusti presidi di una divisione di fanteria. Occupata la regione nei limiti dell'occupabile stabiliti nuovi presidi in varie località, apparentemente sedata l'insurrezione, il comando della Pusteria si installò nel punto nevralgico: appunto, Pljevlja. Il presidio era costituito da: comando di divisione, battaglione Trento dell'11º alpini con le compagnie 94/144/145; 79ª compagnia del btg. Belluno del 7º alpini; 24ª batteria del gruppo Lanzo e 16ª del gruppo Belluno del 5º artiglieria da montagna; 5º btg. misto genio alpino, sezione I , Servizi.

    Per la sua posizione, Pljevlja controlla l'ampia zona e le vie di accesso al medio e basso Montenegro ed i collegamenti con la Bosnia: perciò il suo possesso era essenziale, sia per noi che per le forze partigiane. Per questi motivi e per conseguire un successo di grande prestigio, il comando partigiano organizzò l'attacco a Pljevlja con nove battaglioni scelti, cioé l'intero gruppo Montenegro , più alcuni battaglioni di rincalzo per un complesso di 5/6.000 combattenti. Grazie al diligente e paziente lavoro del servizio informazioni divisionale, l'attacco era grossomodo previsto. Notte sul 1º dicembre: notte gelida, quel gelo che sbeffeggia la mantellina e il passamontagna dei nostri soldati (ai quali l'Italia dava regolarmente il peggio della propria produzione industriale). Notte senza luna, ideale per chi attacca. Poco dopo la mezzanotte qualche sparatoria qua e là, per saggiare la nostra reazione. L'attacco vero e proprio iniziò verso la una e trenta e raggiunse la massima violenza entro un'ora. Lo scontro durò all’incirca 16 ore, violentissimo.

    Il rombo delle artiglierie, lo schianto dei mortai si mescolano alle raffiche delle mitragliatrici, al fragore delle bombe a mano, alle grida degli assalitori ( Juris , cioè all'attacco ). Gli alpini reagiscono, resistono, tengono duro e mantengono il possesso delle principali posizioni. Tutti furono impegnati, immediatamente e sino all'estremo. Non è un caso che il veterinario del Trento, sottotenente Ferretti, abbia assunto il comando di un reparto rimasto senza ufficiali e sia caduto in combattimento. Cadde anche il cappellano dell'ospedaletto, il cappuccino padre Ogliana. Lo scontro è senza sosta, divampano gli incendi, ognuno è impegnato allo spasimo: per noi, si tratta di sopravvivere o di essere annientati; per loro, si tratta di vincere subito o di vedere crollare un grande progetto. Ogni angolo, ogni crocicchio, ogni finestra è buono per una insidia.

    L'oscurità favorisce gli assalitori, si attende l'alba con il cuore sospeso e finalmente l'alba arriva. La sorpresa è mancata, l'attacco malgrado la preponderanza numerica e il grande coraggio degli assalitori è fallito; alla fine, la maggior parte dei partigiani rompe il contatto e si ritira, i più irriducibili si asserragliano in qualche edificio. Le ultime resistenze vengono superate in serata persino sparando a zero con i cannoni contro gli ultimi nidi. Sedici ore ininterrotte di scontro asprissimo. Le nostre perdite: oltre ai feriti, 250 Caduti, che furono o­noratamente sepolti nel cimitero sacrario della Pusteria il 4 dicembre. Ora il cimitero non c’è più; croci e tombe sono state cancellate dalle ruspe dei vincitori della seconda guerra mondiale. È difficile saper vincere con dignità.

    L’o.d.g. del 30 dicembre 1941 del comando di divisione dice Alpino, scrivi a lettere d'oro nel libro della tua vita la data del primo dicembre. In quel giorno abbiamo veramente combattuto per la vita e per la morte e si deve soltanto al tuo valore, alpino, se oggi non siamo tutti, generali e soldati, con le scarpe al sole’. Quanti, tra coloro che mi leggono, sanno di Pljevlja?Quanti la ricordano? Pochi. Ma questa rievocazione vuole essere anzitutto un affettuoso, devoto omaggio a quegli alpini della Pusteria che il primo dicembre 1941, fedeli all'impegno del dovere, scrissero questa storia con la loro vita e non la possono leggere.