Spirito e umori

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    DI NICOLETTA MARTELLETTO

    Naturalmente briosi, inevitabilmente socievoli, di quella galanteria un po’ rude che accompagna il cameratismo. Eccoli gli alpini convenuti ad Asiago, sotto un cielo che non ha risparmiato loro nulla, fatica, code, fango, compreso il primo tempo del diluvio biblico. È stata una giornata campale la seconda domenica di maggio, per chi accanto a loro ha percorso in lungo ed in largo il tragitto della sfilata ed ha lavorato a fianco degli organizzatori, ammirando quell’ordine non concertato e che fa parte del Dna degli alpini.

    Dentro il corteo, fin dai primissimi gruppi venuti da lontano, è cresciuta la consapevolezza che anche quest’anno era importante esserci, per dire che alla fine gli alpini attraverso le pro loco, le loro baite, la protezione civile sono ancora l’ossatura del Paese, quello sano che dedica il proprio tempo agli altri, quello generoso che nei momenti difficili non si tira mai indietro.

    Dentro il corteo gli alpini e dietro le transenne le mamme, le mogli, le fidanzate e le aspiranti morose accorse da ogni parte d’Italia ad applaudirli, questi uomini orgogliosi di un cappello e ancora di più di una dedizione. Il pubblico ha subìto non uno ma cento, mille sostituzioni ad ogni chilometro, con l’andirivieni dei pullman e dei cortei in un incessante fiume di persone, di fanfare (la Tridentina è stata super applaudita perchè accompagnata dalla bella alpina bresciana, Lina Peli, in servizio a Merano), di squadre alpine di soccorso con i cani.

    Un pubblico cangiante e variopinto ha seppellito di applausi i suoi alpini, con un affetto devoto, schietto e leale come quello degli uomini che hanno sfilato. Alla sciagurata cronista che scrive, munita di pass e inviata dal suo quotidiano nel mezzo della mischia, è venuta poi l’idea di sfilare una volta accanto agli alpini e una volta in senso contrario, raccogliendo gli umori di persone semplici che forse più di altre esprimono l’Italia vera, quella dei valori non partitici.

    E sono stati incontri importanti, di gente che di primo acchito, senza quasi bisogno di presentazioni, offre amicizia, testimonianze di guerra e storie di solidarietà e magari anche un bicchiere di rosso al quale sottrarsi non è stato proprio possibile. Incontri affettuosi qualche volta fin troppo, ma tant’è.. e carichi di simpatia per un corpo militare che si è aperto da tempo alla presenza femminile in divisa e che del gentil sesso fa un interlocutore piacevole ma paritario. Sono stati uno spettacolo questi alpini, così come le loro tendopoli, i panni stesi ad asciugare, le teglie di pasta pronta a sfamare i passanti. Era bene esserci, ad Asiago, per capirne lo spirito una volta per sempre.