Spazio all’inciviltà

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    Sono un alpino classe 1945 figlio di un alpino reduce di Russia. Ho svolto nel 1966 il mio servizio militare nel glorioso 8º Alpini. Questa lettera è dettata dalla mia indignazione per la mancanza di controllo da parte degli addetti al sacrario di Cima Grappa. A nove anni ho cominciato a salire questo sacro Monte da Crespano del Grappa. La mia accompagnatrice era una vedova della guerra 1915/1918. In quelle tre ore di cammino con lei ho avuto chiara la sensazione della sofferenza di quella donna e della sua famiglia e la sacralità del luogo a cui eravamo diretti. Ultimamente nelle mie visite al sacrario ho visto delle cose assurde: biciclette che salgono da tutte le parti, cani di tutte le razze accompagnati da ignari padroni, picnic di una giovane coppia seduta sul muretto vicino al Sacello, un cavaliere in groppa al suo cavallo percorrere indisturbato tutta la Via Eroica passando davanti alla tomba del generale Viola per scendere verso il rifugio Bassano. Dopo l’ultima nevicata ho visto addirittura una foto, inviata in rete, di uno snowboard che scendeva la discesa dell’Osservatorio. Sono disgustato per questa totale mancanza di rispetto! Ho fatto qualche volta da alpino il “servizio di sorveglianza” ma questo con noi non succedeva, la pandemia non giustifica! Gradirei il suo sempre ponderato giudizio.

    Dario Morosin

    Grazie, caro Dario, per la sensibilità che nutri per questi luoghi. E si avverte che non è solo indignazione, ma rispetto e passione civica. Qui non vogliamo fare processi o cercare colpevoli, ma richiamare l’attenzione su un problema vero per dire: basta. Poi chi ne ha la responsabilità della custodia si prenda la propria, ma accettare la profanazione della sacralità di questi luoghi è fare spazio all’inciviltà.