Sempre in più vasti spazi

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    Senza ordini un reparto militare è cieco. Senza sapere come e perché muoversi può andare incontro a guai molto seri. Ed è altrettanto importante che questi ordini siano trasmessi con precisione e grande sicurezza. In queste settimane si è riscontrato drammaticamente sul campo quanto sia costato alle forze russe che hanno invaso l’Ucraina la mancanza di coordinamento e comunicazioni (con addirittura molti reparti che utilizzavano normali trasmittenti commerciali, quando non addirittura i propri telefoni cellulari, trasmettendo in chiaro in un teatro in cui l’avversario utilizza la stessa lingua).

    Le cosiddette quattro C (meglio C4), ovvero comando, controllo, comunicazione e computer (va beh, adesso c’è anche la quinta C, quella di collaborazione/intelligence/ cyber) sono il pilastro di ogni moderna operazione e sono il pane quotidiano del 2º reggimento Trasmissioni alpino, che siamo andati a trovare nella caserma Vittorio Veneto di Bolzano. Prossimo a festeggiare il trentesimo anniversario di costituzione con questa denominazione (con l’aggiunta di “alpino” dal 2009), il reggimento, oggi sotto il comando del col. Nicola Grammatico, porta il cappello con la penna nera dal gennaio 1976, assegnatogli quando era 4º battaglione Trasmissioni “Gardena”. Nella stessa data all’unità fu concessa la Bandiera di Guerra già appartenente al 2º reggimento Radiotelegrafisti.

    In realtà le radici sono quasi centenarie, perché la storia ebbe origine dal 2º reggimento Radiotelegrafisti costituito a Firenze nel 1926. Dal 1951 il reparto ha sede nella citata caserma in Alto Adige e ha in gestione l’infrastruttura situata in Prato Cavalli a Caldaro (Bolzano), utilizzata come base addestrativa (tra l’altro curiosamente assurta a notorietà cinematografica perché utilizzata come set per il film “Un matrimonio da favola” dei fratelli Vanzina). Ci sono circa seicento trasmettitori alpini nell’organico del reggimento (che è alle dirette dipendenze del comando Trasmissioni di Roma e inquadra una compagnia comando e i battaglioni trasmissioni “Gardena” e “Pordoi”). Il loro compito, come detto, è il supporto alle operazioni delle Truppe Alpine: ovunque c’è una squadra, dicono, c’è una trasmissione.

    Il reparto produce “task unit” (ovvero unità operative) in base alle dimensioni dell’operazione che deve essere condotta, dal più semplice livello tattico a quello strategico. Inoltre, il 2º garantisce la sicurezza e la difesa delle informazioni e delle reti dagli attacchi cibernetici, assicurando ai comandanti ai vari livelli la possibilità di esercitare la funzione di comando e controllo sulle unità. Al 2º si percepisce chiaramente l’orgoglio di “appartenere” agli alpini, anche perché alle attività di trasmettitori si aggiungono quelle peculiari delle truppe da montagna. E infatti il personale, caso unico nell’Esercito per le Trasmissioni, a rotazione mantiene qualificazioni anche di roccia, sci e movimento in montagna, tutti aspetti che normalmente non sono appannaggio di questo tipo di unità: “Abbiamo una marcia in più – sottolineano – e possiamo operare con temperature da meno 60 a più 60 gradi”. Lo hanno dimostrato con efficacia anche nel deserto in Iraq, in Mozambico, in Afghanistan, in Libano, come in Lettonia e in Kosovo, solo per citare alcune delle missioni operative in cui sono stati impegnati.

    Del resto il motto “Sempre in più vasti spazi” è una garanzia. La tecnologia satellitare ha risolto ormai da tempo il problema delle comunicazioni anche in ambienti una volta problematici come la montagna: le dotazioni, sia di parabole e apparati satellitari (shelterizzati o su veicoli, tra cui alcuni blindati Lince, che grazie all’elevato livello di protezione consentono la missione anche in ambiente degradato), sia radio, individuali come veicolari, sono complete e molto moderne, certamente all’altezza di quelle dei migliori eserciti alleati. Molto alta è anche la motivazione percepita tra il personale, giustamente orgoglioso di poter garantire alle Truppe Alpine questo fondamentale supporto in ogni occasione.

    Ovviamente intenso è stato l’impegno del reparto a sostegno della comunità, iniziando già dagli anni Cinquanta del secolo scorso: nei disastri naturali del Vajont, in Friuli, Irpinia, Val di Stava, Valtellina e Piemonte e nelle operazioni come Forza Paris in Sardegna, Vespri Siciliani in Sicilia, Riace in Calabria, Strade Pulite e Strade Sicure; fino all’emergenza Covid-19 (operazioni Fidelium, Eos e Minerva). Ma, in fin dei conti, lo troviamo quasi “naturale”: se no che alpini sarebbero?

    ma.cor

     

    Colonnello Grammatico, il 2º reggimento ha grandi tradizioni alpine ma si pone con un ruolo particolare all’interno della realtà delle truppe da montagna. Può sintetizzarci questa peculiarità? Ho l’onore di essere il 39º comandante del 2º reggimento Trasmissioni alpino. Un reggimento che, oltre a vantare grandissime tradizioni militari riassunte in due medaglie al Valore Militare e una Croce al Merito dell’Esercito, è in possesso di caratteristiche peculiari che lo differenziano sia dai reggimenti prettamente alpini sia da quelli delle trasmissioni. L’unità che mi pregio di comandare, infatti, dispone di capacità altamente professionali in grado di impiantare, gestire e assicurare l’esercizio del “Comando e Controllo” nonché garantire la sicurezza delle informazioni e i collegamenti strategici fuori dal territorio nazionale. Capacità, queste, comuni agli altri reparti delle trasmissioni posti alle dipendenze del comando Trasmissioni alle quali si somma la connotazione prettamente alpina che impone al 2º reggimento Trasmissioni alpino di realizzare la succitata missione nell’ambito tipicamente montano ed in terreni caratterizzati sia da elevate altitudini e sia da condizioni climatiche estreme. Per tale ragione, il reggimento riveste un ruolo di fondamentale importanza ed essenzialità all’interno delle Truppe Alpine, in quanto supporta tutte le attività addestrative e operative delle brigate alpine e del Comando di piazza IV Novembre.

    Il ruolo delle trasmissioni non è certo facile in ambiente montano. Può dirci in linea di massima quali criteri seguite nell’addestramento del personale e nell’uso delle dotazioni? Il trasmettitore alpino proprio per la sua “doppia” specialità nell’essere sia un fante alpino sia un trasmettitore, conduce attività addestrative specifiche che abbracciano sia l’area tecnica sia quella montana. Tutto il personale partecipa agli specifici corsi per le apparecchiature ed i sistemi Tlc prendendo parte, al contempo, all’intero ventaglio di attività previste per l’addestramento in montagna (corsi sci, roccia, mountain warfare, ecc.). Da quest’anno, inoltre, i direttori tecnici e il personale specializzato in corsi attinenti all’ambiente montano, di cui il reggimento dispone, hanno permesso di incrementare non solo il numero di attività formative ma anche quelle svolte presso l’area addestrativa “Prato Cavalli”, in località Caldaro. Tali capacità altamente professionali, garantiscono un valido ed efficiente supporto Cis (Communication Information System) alle molteplici esercitazioni, tra le quali, ad esempio, la “Volpe Bianca” (ex Ca.Sta), in cui sono impegnate le unità del Comando Truppe Alpine.