Scritti… con la divisa

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    Siamo in Russia con i fratelli Stelio (1916) e Costantino (1922) Sonzogni, alpini della Tridentina schierata sul Fronte del Don.

    Linea, 13.11.42 Stelio scrive: “Carissima mamma, sono vicino a Tino e l’ho visto ieri e sta bene (…) Pensa che qui ci sono 25 gradi di freddo ed è nevicato (…) per ora siamo al caldo in un bel buco sotto terra … Pregate tanto tutti per noi”.

    Linea, 18.11.42 I soldati italiani sono sparsi nella steppa, senza alcuna possibilità di comperare qualcosa, qualsiasi cosa, e la poca decade viene inviata a casa. Stelio fa un vaglia e scrive: “Darai £. 80 al Giacomì che glieli dovevo dare io; poi darai £. 300 al fornaio (per il pane quotidiano) in acconto e le altre £. 291 le metterai alla banca (…) pensa che qui ci sono già 25 gradi di freddo ed è nevicato. Io sono coperto e per ora siamo al anche al caldo in un bel buco sotto terra… Tino è un po’ magro, ma in gamba e poi la prende in buona parte e quando va male dice che è naia sporca”. Il 19 novembre l’Armata Rossa dà inizio all’offensiva sul Fronte del Don e le divisioni alpine sono inviate ad arrestare l’attacco. Gli alpini riescono a fermare i russi per un mese intero, ma poi questi aggirano lo schieramento delle penne nere.

    Fronte del Don, 24.11.42 Tino scrive: “Carissima mamma, ho ricevuto la tua carissima lettera con dentro le cartine, i bolli non c’erano, ma penso che non ti sarai ricordata”. I soldati al fronte dovevano affrancare regolarmente la corrispondenza. È difficile crederlo, ma era così. Più avanti: “Vedo che non ricevi la mia posta e non posso capire il perché (…) mi tocca scriverti con cartoline in franchigia e queste stanno in giro di più, ma che vuoi mamma non possiedo neanche un misero foglio di carta e fino a che arriva il pacchetto con la carta non posso scriverti lettere. Ma quando mi arriverà la carta ti scriverò più a lungo e più spesso”. C’è pure il cruccio di non potere scrivere quando, quanto e ciò che vorrebbero.

    Linea, 26.11.42 Cartolina postale per le Forze armate, scritta da Stelio: “Qui da due giorni c’è una tempesta che fa spavento, il termometro è sceso a 32 gradi sottozero (…) Tino l’ho portato l’altro ieri a farsi cavare un dente che gli faceva male, ma ora sta benissimo e aspettiamo il pacchetto per fumare ancora qualche buona popolare (…) Si avvicina il Natale, per noi sarà un giorno come tutti gli altri, niente festa, ma solo neve e tuoni d’artiglieria”.

    Linea, 2.12.42 È ancora Stelio che scrive alla mamma: “Qui c’è molta neve e molto freddo, il tempo è pessimo (…) i miei più affettuosi auguri di buon Natale e Capodanno nella speranza che voi le passerete molto meglio di noi (…) ricordateci nelle vostre preghiere (…) Noi forse non potremo neanche assistere alla S. Messa perciò fate voi per noi e quando vi siederete a tavola per il modesto pranzo di Natale elevate un pensiero anche per noi che avremo i nostri soliti tubi e pagnotta”. Un Natale misero e gelido.

    Fronte del Don, 7.12.42 Pure il corredo dei militari al fronte non era sempre consono alle elementari esigenze dei soldati, quindi sopperiva la famiglia. Tino scrive: “Carissima mamma (…) mi è giunto tanto gradito il tuo pacchetto (…) ti ringrazio immensamente, perché è tutta roba che mi faceva tanto bisogno, specialmente le calze che mi hai fatto, sono proprio belle grosse e son sicuro che mi terranno caldo i piedi. Dell’altra roba ho fatto a metà con Stelio (…) delle caramelle ne ho mangiato 4 o 5 in tutto, siccome sono dileguate (…) la mia vita è la solita vita da trincea, però sono un po’ a posto meglio e cioè mi hanno messo a fare il portaordini con gli sci, è ugualmente pericoloso perché delle volte bisogna passare sotto i tiri nemici, però è già meglio di essere in prima linea”. Quel pattinare con gli sci forse lo riportava alla sua infanzia, quando gli sci non si compravano ma si facevano in casa con un frassino tagliato nel bosco.

    Fronte del Don, 10.12.42 Stelio scrive alla mamma: “Sono sempre in linea, ma non temo niente, soltanto sono stanco ed ho un grande desiderio che tutto finisca per tornare a te ed alla mia Lina”. I soldati italiani, che sono in trincea, vivono isolati, in mezzo alla ghiacciata steppa russa. Non hanno quindi alcuna possibilità di spendere la decade che inviano a casa: “A fine dicembre ti spedirò ancora i soldi (…) così pure quelli di Tino. Dai miei prenderai quanto occorre per far cantare una S. Messa a Caravaggio (Santuario mariano nella pianura bergamasca) e poi farai cantare e dirai al Vicario (del paese natio) che la celebri per me e Tino e poi anche per tutti i Combattenti perché tutti possiamo tornare alle nostre case sani e salvi”.

    Fronte del Don, 13.12.42 Tino scrive: “Carissima mamma, ò ricevuto ieri sera la tua cara lettera che mi ha fatto molto piacere, specialmente vedendo il vostro ottimo stato di salute, come tale posso assicurarvi pure di me e Stelio (…) il pacco l’ho ricevuto con tutto quello che mi avevi detto”. Loro non lo sanno ma ormai gli alpini stanno per essere circondati: “Ora i pacchi sono chiusi, ma appena potrai spedire (…) ricordati di mettere anche fiammiferi che qui fanno molto bisogno. Guarda che nella tua lettera la censura mi ha messo un foglietto sul quale c’era scritto: che le lettere scritte in carta quadrettata o contenenti bolli o cartine o altra roba saranno tolte di corso. Dunque guarda di non mettere più niente e guardati anche dallo scrivere, di non scrivere frasi che non vanno messe, hai capito? (…) Oggi, giorno di S. Lucia, penso a te mamma che mi sei tanto lontana e rammento i bei tempi della mia infanzia, quando mettevo la scarpina sulla finestra. Però pure oggi ho ricevuto la S. Lucia, ma dai russi, con caramelle di grosso calibro”.

    Fronte del Don, 20.12.42 Stelio scrive: “Salute ottima, come pure nostre case lontane e in quel bel giorno anch’io avrei sentito tanto volentieri almeno la S. Messa e invece… Poi più tardi ho trovato Stelio e abbiamo parlato tanto di te, cara mamma, di te, che avrei pagato chissà che cosa, pur di esserti vicino in quel bel giorno per dirti tante e tante cose. Anche il Capodanno l’ho passato racchiuso nel mio rifugio sotto terra, pensando a voi tutti. Però tanto freddo non ho patito, sai mamma! Perché qui nel mio rifugio sotto terra, abbiamo fatto una stufa con un barile della benzina e se vedesti, come riscalda! (…) Tutte le settimane faccio bollire camicia e maglia per tenermi lontano i pidocchi che mi tormentano sempre. Di giorno poi si si riposa qualche ora e di notte si deve vegliare sul nemico (…) t’invio i miei più cari bacioni a te e sorelle (…) tuo Tino, ciao mamma, scrivimi ancora presto”.

    La corrispondenza continua (fine prima parte).

    Luigi Furia