Scritti… con la divisa

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    Questa volta siamo con l’alpino Santo Peracchi, classe 1927, precisamente con il suo diario del campo estivo 1949. Ce lo ha inviato la vedova, Gesuina Franchina, che scrive da Pedrengo: “Moglie dell’alpino Santo, quando lui è mancato, a giugno del 2014, ho richiesto il giornale a nome di mio figlio per rimanere nel mondo di sempre… leggendo la rubrica “Scritti con la divisa”, ho pensato di farvi avere alcune cose tra cui il diario che scrisse mio marito durante il militare nel 1949. […] Io, come eredità dell’alpino Santo Peracchi, ho 7 figli, 12 nipoti e 8 pronipoti. Leggendo L’Alpino passo ore serene ricordando il tempo trascorso e ricordando la mia gioventù al suo fianco”.

    Santo – che faceva parte del battaglione Edolo, 110ª compagnia – su un quadernetto a righe ha scritto il diario del campo estivo 1949 con l’aggiunta della trascrizione di alcune canzoni alpine. L’Edolo, per le note vicende belliche, era stato sciolto il 10 settembre 1943 e ricostituito il 1º gennaio 1946, inquadrato nel 6º reggimento alpini a Brunico, poi il 15 marzo 1953 ritornò a far parte del 5º reggimento della brigata Orobica. Il 1949 fu un anno segnato dalla tragedia di Superga (24 maggio) dove persero la vita i giocatori del “Grande Torino”, fatto ancora al centro di discussioni tra gli alpini prima della partenza per il campo estivo, quando ebbe inizio il diario di Santo.

    “Oggi, 13 giugno, ecco giunto il momento della partenza al precampo, da ieri sera lo zaino è pronto, ben fatto, contenente la casa vera e propria, l’occorrente di camera, cucina e cantina e tutto il corredo personale, ma ora si deve partire, dando inizio alla prima marcia che non avrei mai creduto fosse così dura. Tutta sullo stradone asfaltato, ebbe inizio alle 4 del mattino e termine alle 10. La bellezza di 25 km avendo solo la sosta di qualche minuto ogni 4 km. All’arrivo ci siamo fermati fino al mattino. Ero veramente finito con i piedi che non riuscivo più a camminare dalle fiacche. Ho dovuto farmi la casa per la notte. Dopo averla fatta c’è stata la dispensa del rancio. Verso le 2 del pomeriggio mi lasciai disteso sotto la tenda e feci un sonno fino alle 4; svegliato mi sentii i piedi guariti, cambiai la divisa mettendo quella di libera uscita per levarmi la curiosità di visitare il paese appena passato, chiamato Villa Bassa. Unito a due dei miei compagni giungemmo in paese […] di seguito trovammo dei borghesi che volevano bene agli Alpini e giù vino. Ritornai in tenda alle 11 ciuco del tutto, così in pochi minuti si spense il primo giorno del nostro cammino”.

    Il “precampo” non è che il classico “campo fisso”, solo per dire, infatti il giorno dopo gli alpini ripresero il cammino: “Il 14 giugno alle 6 del mattino si ripartì per la seconda marcia. L’inizio fu molto duro, ma dopo mi ripresi e avanti, fatti 3 km arrivammo a Dobbiaco ove il nostro papà di rotta, il capitano della 110, ci fece far sosta e disse il nome di tutti i bei monti che si vedevano, dei quali mi ricordo solo le 3 cime e il Monte Cavallo, ove passa il confine austriaco. Poi via, siamo passati al laghetto di Dobbiaco, era una meraviglia vedere un lago in mezzo a quelle cime, notando di essere a 1.230, infilando la valle di Landro. Avanti, le soste erano rare ed il cammino si faceva sempre più duro. Dopo una traversata di montagne, infilammo di nuovo il provinciale, attraversando un’infinita catena di montagne, che ci portava a Carbonin. Avanzando sempre più lenti arrivammo ad affiancare col nostro passaggio le più superbe cime dell’Alto Adige, chiamate Tre Cime di Lavaredo. Nonostante la stanchezza era una cosa meravigliosa vedere a occhio una gigantesca catena di vette. Continuando giungemmo ai piedi della vetta Verde ove […] vi doveva nascere il nostro accampamento, ma il sole cominciava a farsi sentire e avendo già percorso 19 km veramente con fatica riuscimmo a giungere a destinazione. Erano precisamente le 11 e un quarto. Qui di nuovo bisogna farsi la casa per un 15 giorni, indi, dopo il rancio che fu distribuito subito, ci siamo messi al lavoro e prima di sera la tenda fu pronta, messo un po’ di paglia ci siamo coperti con il nostro corredo e addio per il secondo giorno”.

    Carbonin, luogo del campo fisso, si trova fra la Val di Landro e l’omonimo lago, la Valle del Rienza e la Valle del Rio Popena ed è attraversata dalla strada di Alemagna che congiunge la Val Pusteria in Alto Adige a Cortina d’Ampezzo nel Veneto.

    Il 15 giugno “ci fu la sveglia un po’ tardi e, sebbene piovesse, abbiamo dovuto metterci al lavoro per formare la cucina ed il magazzino fino a mezzogiorno, dopo il rancio ci rimase da finire in perfetto ordine la nostra tenda e un po’ di tempo per ammirare le superbe cime che ci circondavano […] a fianco abbiamo una grande montagna detta la Croda Rossa, perché metà della sua roccia è veramente rossa di natura”.

    Il giorno dopo, festa del Corpus Domini, “alla sveglia ancora pioveva e abbiamo dovuto andare ugualmente a legna, perché la cucina non ne aveva”. Allora l’unico combustibile per le cucine da campo era la legna che si doveva raccogliere nei boschi vicini all’accampamento. Avevano poi avuto inizio le esercitazioni a fuoco, infatti il 17 giugno suonò la sveglia mattiniera alle cinque, “preparate le armi ci siamo incamminati verso il Cristallo per fare i tiri con il mortaio, verso le 11 furono finiti, ritornati all’accampamento vi fu la dispensa del rancio”.

    Ma le novità per il nostro alpino non erano finite: “Mi misi sotto la tenda, quando ad un certo momento vi fu l’adunata degli allievi caporali e fra questi nomi chiamarono anche il mio, dopo un’ora di ordine chiuso ritornai alla tenda ove mi misi a dormire in completa divisa e fui chiamato alla 10 per il servizio di guardia, ritornai in tenda a mezzanotte”. Il giorno dopo altro addestramento con “tiri di bombe a mano e l’istruzione sul mascheramento personale; nel pomeriggio pulizia dell’accampamento e ci fu fatta la promessa dal nostro Maggiore che chi per il giorno dopo aveva la tenda più in ordine avevano il premio di 1.000 £”. Infatti il 19 giugno: “Dopo un paio d’ore di lavoro vi fu l’adunata avanti al capitano […] poi andò a girare le tende per dare il premio e questo fu assegnato proprio alla mia tenda da dividere in 4, era poco però fu una gran soddisfazione”. E sì, per il nostro alpino fu certamente una grande soddisfazione! Aver messo in ordine la tenda può essere considerata una piccola cosa, ma quando si è responsabili di quella piccola cosa, fatta bene, la soddisfazione è grande, a maggior ragione quando si è in un contesto nuovo tra persone che prima non ti conoscevano.

    Il 20 giugno, continua il diario: “Ci alzammo alle 4 e, messa la tenda nel modo voluto, si partì per la marcia, la quale fu dura, con il percorso nelle rocce, ghiacciai e nevi di 6 ore e mezza per arrivare alla vetta destinata. Arrivammo tra le vette più belle; vi era il Cristallo, la Popena, la Croda Rossa, le Tre Cime di Lavaredo e si vedevano anche le ultime montagne del Piave, tutte montagne pulitissime dalla altezza da 2.500 a 3.100 […] arrivando alla tenda verso le 4 della sera”. Il giorno seguente “al mattino di buonora ci fu un po’ di corsa e ginnastica, poi si partì con le armi per l’addestramento di presa di posizione […] dopo il rancio feci per un po’ la lavandaia”. Al campo, ognuno doveva provvedere al bucato, usufruendo di qualche ruscello che correva nei pressi dell’accampamento.

    Il 22 giugno altri tiri ed istruzioni fino a sera quando si ritirò in tenda, prima di dormire annotò: “Ho appena finito di scrivere ai miei genitori”. Un modo per informare i genitori sulla vita militare, ma soprattutto per dire i “grazie” che si erano dimenticati quando si era gomito a gomito e anche per fare capire che ormai si era diventati “grandi”. Il giorno dopo sveglia presto: “Abbiam presa l’arma personale e corde per fare palestra alpina, ma prima andammo sul bersaglio (poligono) dove avevamo sparato il giorno prima per far esplodere i colpi non esplosi. Dopo poche ricerche ne abbiamo fatto esplodere uno, poi si venne più basso, e dopo un’ora o due di saliscendi dalle rocce con le corde ritorno all’accampamento. Nel pomeriggio di nuovo scuola comando, più tardi mi misi in tenda in completa divisa, anche le scarpe, con l’attesa della sveglia alle 10 per il servizio di guardia”.

    Il 24 giugno, una giornata meravigliosa, “c’è stata la prova di manovra della squadra di ricognizione per l’Armata che avanza, con questa arrivammo fino a Misurina, a circa 7 km dal nostro accampamento, ritorno a mezzogiorno e nel pomeriggio di nuovo scuola comando”. Il 25 giugno sveglia anticipata alle 5 per la salita al Passo Cimabanche (o Cima Banche) con arrivo alle 11 e mezzo e ritorno alle 4 del pomeriggio.

    Il 26 giugno, seconda domenica del precampo, “vi furono i permessi per la visita a Cortina d’Ampezzo e così me ne andai anch’io nel pomeriggio, ove vi era ancora un po’ di senso di vita borghese e si sentiva ancora la nostra lingua perché là sono italiani”.

    A cura di Luigi Furia