“Sbocciano” i cappelli alpini

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    #alpiniadunata2014

    Il simbolo che più contraddistingue veci e bocia, ossia il cappello alpino, è quello che sta caratterizzando la città in attesa del raduno nazionale delle penne nere in programma a Pordenone. Se è vero che, pian piano, dalle finestre delle abitazioni e lungo le principali strade stanno spuntando – giorno dopo giorno – le bandiere tricolori, ciò che sicuramente balza all’onore delle cronache è il cappello con la penna.

     

    Il primo, a grande dimensione, è quello apparso sulla facciata di una abitazione. L’idea è stata di Paolo Nardo e Graziella Tononi, lui alpino del gruppo Pordenone centro, lei appassionata per amore alle penne nere. Sarà per la sua dimensione non proprio usuale, sta di fatto che la foto di quell’abitazione ha fatto subito il giro della provincia, suscitando la curiosità di molti. Sempre legata al più classico dei simboli alpini è la storia invece di un personaggio pordenonese: Michele Pontrandolfo, esploratore solitario dei ghiacci del nord Europa, partito a fine febbraio per una sua nuova missione accompadi Antonio Liberti gnato solo dalla sua slitta e dall’immancabile cappello con la penna nera.

    Lo ha mostrato conversando con i fan dalle pagine del suo blog in fase di ambientamento nel freddo di Resolute Bay in Canada prima di affrontare la missione. Un viaggio, purtroppo, mai iniziato a causa di problemi burocratici. Ma la sua immagine con la slitta e il cappello ha comunque fatto il giro della rete trovando l’apprezzamento dei tanti pordenonesi che lo seguono sempre con entusiasmo nelle sue avventure. Lui il servizio di leva lo ha svolto nell’8° reggimento a Cividale e forse degli alpini porta nel cuore il freddo delle nevi di Russia dove hanno combattuto i nostri nonni. Quel freddo e quel gelo che lui sfida a testa alta ogni qualvolta si cimenta in una nuova missione. E poi il cappello tricolore luminoso, apparso all’improvviso fuori dal quartier generale dell’Adunata, ossia in via Vial Grande, dove ha sede la sezione di Pordenone dell’ANA.

    A intrecciare una decina di metri di tubi a led bianco rosso e verde gli alpini del gruppo di San Leonardo Valcellina, che a modo loro hanno voluto esprimere un gesto di grande gratitudine a tutto lo staff che ha lottato per portare a Pordenone la manifestazione nazionale. Cappello luminoso che ha accompagnato i principali appuntamenti della rassegna di spettacoli “Aspettando l’Adunata”. Penne nere che hanno anche voluto incontrare i giovani e i giovanissimi entrando nelle scuole così come loro sono abituati a fare, in punta di piedi, raccontando della fierezza alpina e dell’amore per la Patria, intonando i canti che da sempre accompagnano questo corpo, ricordando che è la passione che li spinge ad aiutare il prossimo. Ed è stato proprio quel cappello con la penna così diversa una dall’altra a suscitare grande interesse soprattutto nei più piccoli. Insomma, in questi giorni il simbolo per eccellenza delle penne nere è ancor più salito alla ribalta ed è orgogliosamente indossato da chi è “alpino per sempre”.

    Antonio Liberti