Sante, mascotte classe 1902

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    Con le le penne nere vicentine ad Asiago ci sarà un personaggio particolare: la mascotte , come l’ha chiamata il presidente sezionale Bepi Galvanin, Sante Dal Santo, di Montecchio Precalcino, che mascotte lo è ma alla rovescia. Infatti, con le sue 104 primavere Dal Santo è il vecio dei veci non soltanto della sezione di Vicenza, ma di tutto il 3º raggruppamento.

    Più vecio dei veci non vuole dire che il nostro personaggio sia infiacchito dagli anni; al contrario, la sua salute è buona, la mente lucida e l’appetito non gli manca. Il figlio Luigino, capogruppo ANA del paese, lo accompagnerà ad Asiago, così come lo accompagna alle altre manifestazioni alpine. Sante Dal Santo è passato indenne fra le due grandi guerre del secolo scorso; troppo giovane per la 1915 18 , troppo in là con gli anni per il secondo conflitto mondiale. Alla fine della Grande Guerra, fu fra quelli che costruirono l’ossario del Monte Pasubio.

    E dopo?Emigrazione in Australia, per guadagnarsi il pane. Dal 1924 al 1929 Sante lavorò nelle cave di pietra per la costruzione di dighe nella zona di Melbourne. Lavorare come un disperato gli consentì di guadagnare bene e, risparmiando, tornarsene in patria con un buon gruzzolo che gli consentì di prendere moglie, trasferirsi a Montecchio Precalcino, acquistare un po’ di terra da lavorare la sera, una volta finito il quotidiano impegno come muratore.

    Negli anni nacquero 5 figli, uno di essi Luigino, è stato penna nera nella brigata Cadore. Alla solita scontata domanda di rito quando si parla di centenari, sul segreto della lunga esistenza, risponde: Fumo?Poco, ma dopo i cinquant’anni ho smesso. Mangiare? Beh, questo sì. A colazione, al posto del caffè e latte io mi trattavo a salsicce, o braciole o pollo. Quanto al bere, mi è sempre piaciuto, ma con misura sempre . Il segreto della mia longevità? Lavorare tanto . (g.l.)