Ritratto del soldato Somacal Luigi

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    S, per, una volta Capita di sentir rimpiangere i tempi andati. E non sempre a ragione. Del resto, a leggere quanto hanno fatto i nostri nonni prima e i nostri padri poi (purtroppo le testimonianze dirette sono sempre meno: teniamoci dunque ben stretti e cari i nostri reduci!), viene da chiederci: ma come hanno potuto?Che uomini erano coloro che sono stati sottoposti a prove sovrumane, che hanno pagato prezzi cos alti al dovere, trasformandosi da contadini, impiegati, operai, professionisti in eroici soldati?
    La risposta una sola: erano uomini sorretti dal senso del dovere e del sacrificio, valori che livellano ogni stato sociale, ogni grado di cultura. E che rendono tutti simili al nastro di partenza. Non cos all’arrivo, dove pu capitare di veder spuntare per primo il pi umile; e il pi grande. Cos era l’alpino Somacal Luigi. E’ l’antitesi del buon soldato Schweig: tonto e malizioso, con la furbizia del popolano. Somacal l’alpino semplice che conosce la durezza della vita e l’accetta, che non sa cosa sia la Patria ma sa cos’ il dovere e l’obbedienza.Ci viene descritto, con rispetto e amore, nella pagina che pubblichiamo, tratta dal libro Con me e con gli Alpini, di Piero Jahier, edito nel 1919 per la Vallecchi editore, che ringraziamo per la gentile concessione.
    Pur troppo del libro esistono pochissime copie, ma riteniamo che valga la pena di recuperare l’opera di Jahier, ufficiale degli Alpini nella Grande Guerra, scrittore e poeta sensibilissimo che esaltava la grandezza degli umili.

     

    di Piero Jahier

     

    Il soldato Somacal Luigi da Castion recluta dell’ 84, 3 categoria era stato cretino dalla nascita e manovale fino alla chiamata. Cretino vuol dir trascurato da piccolo, denutrito, inselvatichito.
    Manovale vuol dir servo operaio, mestiere sprezzato. Il suo lavoro consisteva in nulla essere tutto fare. Ne porta i segni il corpo presentato alla visita militare.
    Somacal ha offerto alla patria un fardello di ossa tribolate in posizione di manovale.
    Sporge in fuori l’osso dell’anca che aiuta a camminar sciancati quando si deve equilibrare la secchia di calcina; gli ingranaggi dei suoi ginocchi pesanti gonfi di nocciolini reumatici empiono i pantaloni; il suo busto una groppa che aspetta in eterno di ricevere pesi; la testa si rannicchia fra le spalle come cosa ingombrante, perch un uomo che porta, la testa gli d noia; le sue mani di corame chiaro stringono sempre il badile; lo sguardo cerca terra: per non inciampare. Questa la posizione del manovale in cui Somacal si presentato.
    Somacal deve star sulla posizione di attenti, invece. E che cos’ la posizione di attenti che dovete prender subito voi, se siete buon militare se non: le calcagna unite sulla stessa linea, le punte dei piedi egualmente aperte e distanti fra loro quanto lungo il piede, le ginocchia tese senza sforzo, il busto a piombo, il petto aperto, le spalle alla stessa altezza, le braccia pendenti, le mani naturalmente aperte con le palme rivolte verso le cosce, le dita unite pollice lungo la costura laterale dei pantaloni, la testa alta e diritta, lo sguardo diretto avanti?
    La posizione di attenti la negazione della sua vita.
    Somacal vorrebbe essere buon soldato, poich un mestiere che consiste nel passeggiar col fucile e vi passano la minestra il pane e il vestito come agli altri tale e quale, (lui che non gli toccava che resti quand’era in squadra operaia), ma il suo corpo tutte queste cose non le pu fare.
    Prova l’attenti, prova il saluto, ma quando gli pare di esser riuscito, la mano non resiste pi a mantenersi tesa, le ginocchia cominciano a tremare (vieni presto, caporale, a verificare) e quando il caporale arriva a lui, tutto ha ceduto. E’ tornata la posizione di manovale. Somacal in uniforme un burattino. Il caporale lo tira fuori dai ranghi, lo fa marciar solo; e ridono tanto i suoi paesani cottimisti con lui per la Germania, perch l’ qu Somacal che era anche allora una mcia. Ci vuole in carovana, per sopportar la fatica.
    Infine Somacal interrogato e, parlando, scopre l’ultima qualit di burattino: ha anche la lisca Somacal Luigi.
    Per essere completo. Somacal gli hanno impedito di imparar l’operaio perch era cos buon manovale. Ora gli impediranno di imparare il soldato per serbarlo ridicolo. Ci vuole, in camerata; una mcia per sopportare la noia.
    E’ vero che Somacal si rinfagotta, che non sa farsi la cravatta (perch non si deve sforzar il collo chi vuol portare), che si mette il cappello torto (perch impossibile che sul suo cappello ci sia un fregio); ma se c’ una giacca macchiata alla vestizione finir certo sulla groppa di Somacal Luigi; sar suo il fucile che non ha tempo, fucile scappatore; e la scarpa del gigante che nessuno ha voluto, e la borraccia che geme; mentre sar di tutti, invece, il suo barattolo di grasso che tesorizzava nel buco del tavolato, o il suo stoppaccio per nettare il fucile.
    Su Somacal tutti si arrangiano; una festa quando viene ripreso: ora ci far ridere, il nostro burattino.

     

     

     

    Ma appunto perch si sente burattino, diventare un soldato ammodo la gloria. C’ speranza di riuscire. Il suo tenente non ha riso quando l’ha guardato; anzi ha detto che un soldato non conta per quel che l’han fatto i suoi parenti, ma per quello che sa diventare.
    E’ un tenente che conosce: manovale ha detto come la donna di casa che anche se fa tutto non riconosciuta, ma poi, quando si soldati e oggi manca il bottone, e domani il fondo della mutanda partito: ah! si dice ghe voleva la femmena, qua via.
    C’ speranza. Per due, per quattro sar troppo difficile ancora. Ma ci son delle cose intanto, da poter imparare.
    Somacal imparer, intanto, a far bene quello che nessuno fa perch tutti lo sanno fare: correr fuori tra i primi all’ adunata; arronciglioler le c i g n o l i n e ;
    ramazzer per levare il sudicio e non per farlo sparire.
    Poi imparer gli esercizi quando tutti li san no fare e sbagliano perch tanto li sanno fare Somacal, che sta attento, li far bene, allora Non sar pi tirato fuori per marciare di fronte guida destr Ocio Somacal, vegn fora v; no st a far confusion, diceva il caporale. Ora: numero uno o numero due Somacal sa sparire. Forse il tenente che conosce si accorger che ha migliorato.
    Poi la marcia; ma per la marcia non ha da imparare: si tratta di andar sotto il peso: una cosa di prima.
    Poi imparer a tener pulito il fucile; nessuna canna lustrer come la sua: fategli ispezionarm: ecco la luminosa spira delle quattro rigature. Somacal tranquillo: sul fucile non ci sar osservazione. Lo sa lui che i granellini di polvere non ci possono entrare (tappato, in camerata, ma non lo dite: proibito).
    Ormai Somacal sta per riuscire soldato. Ma invece, pervenuto a questo punto, ecco che non pu pi bastare. Ecco ancora qualcosa di nuovo. Ecco il Tiro. Il fucile non era fatto per crociatet e ispezionarm, ma per tirare. E Somacal non pu tirare.
    Somacal ha dovuto tener sempre aperti bene i due occhi in vita e invece al Tiro di recluta bisogna chiuderne uno.
    Impossibile farlo stare. Se provi a tapparlo con una mano, come farai a sbarare?
    E se rivolti il cappello e lo tappi colla tesa non basta ancora. Quel cane di occhio seguita a vedere. Bisogna bendarlo col fazzoletto. Unico rimedio.
    Dunque Somacal si avanza verso la stazione di tiro bendato stretto, come a mosca cieca. ah! se il tenente non lo vedesse! ah! se lo lasciassero accomodar tranquillo a suo modo. E proprio lo hanno lasciato e ha fatto 30, Somacal Luigi.
    Ed successa la cosa meravigliosa. Che il suo tenente lo ha visto e si avvicina. Che non si avvicinato per rimproverare; che lo ha chiamato SOMACAL LUIGI; che viene per parlare a lui che vorrebbe esser sottoterra invece: Ocio Somacal, la posision d’atenti ora.
    Che ha chiamato anche il capitano: Ocio, Somacal, sguardo diretto avanti all’infinito. Ecco il mio amico Somacal
    che ha fatto trenta, dice il tenente. Dice proprio amico. Amico, lo chiama, anche dopo. Perch anche lui ha cercato come Somacal di imparare la vita. Gli dar il permesso, scriver alla sua donna di accoglierlo bene perch un buon soldato, suo amico.

     

     

     

    allora che Somacal ha inaugurato il suo nuovo sguardo di redenzione. Non possiamo descriverlo noi che non siamo stati redenti mai. E’ una cosa nuova: non l’aveva mai fatta vedere perch nessuno ne aveva cercato.
    Ma doveva averla pronta sotto quegli occhi d’angelo serafico montati in un viso di cretino pellagroso. E’ allora che Somacal ha smesso di ridere.
    Somacal sorride al suo tenente, invece: sempre, quando lo incontra, lo porta in alto nei cieli dell’amore con quel sorriso di redenzione.
    E’ allora che Somacal siccome si sente felice riesce a non farsi riformare.
    I nocciolini reumatici lo mandano due volte sotto rassegna, ma Somacal torna Alpino.
    Gli scoprono un fi de gola grossa (gozzo) laggi all’Ospitale. Ma Somacal resta alpino. Non per la patria. Somacal non sapr mai cos’ Patria. Ma perch si sente
    in un’aria buona. Vorrebbe rimanere in quell’aria buona fino alla fine. Vorrebbe sentirsi ripetere che il suo amico.
    Purch lo dica ancora: sei il mio amico. Certo, Somacal, soldato stronco, uomo zimbello, sei il mio amico. Ho trovato vicino a te l’onore d’ Italia. Dico che in basso l’onore d’Italia, Somacal Luigi.