Risvegliare i dormienti

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    Caro don Fasani, ma è così difficile essere alpini? Si è sempre detto alpini una volta, alpini per sempre, ma da noi non è così. In una città come Novara di 104mila abitanti, ci sono poco più di 70 alpini iscritti al Gruppo di Novara. Eppure ci abbiamo provato in tanti modi, con inviti via lettera o mail, sui social, di persona, ma nel migliore dei casi ci sentiamo rispondere che sono degli alpini anomali. Ma cosa significa? O sei un alpino o non lo sei! Non si chiede di partecipare sempre alle iniziative perché ci rendiamo conto che ci sono tanti impegni, il più comune è quello di fare il nonno, ma almeno iscriversi al Gruppo e farsi vedere un paio di volte all’anno. Per fortuna ci sono tanti aggregati e amici al punto di superare per numero quello degli alpini, probabilmente siamo il primo Gruppo in Italia ad avere più aggregati che alpini. E per fortuna, perché grazie a loro il Gruppo può continuare a vivere. Comunque, caro don, pur essendo alpini di risaia e a dispetto degli anni che passano, non smettiamo mai di darci da fare per raggiungere gli scopi che ci contraddistinguono. Ma quanta fatica.

    Gianpaolo Bertaglia

    Caro Gianpaolo, quanta sofferta disponibilità e pazienza c’è dentro al tuo scritto. Non è facile rispondere al problema che sollevi senza correre il rischio di fare polemica, imputando tanta indifferenza alla cultura del menefreghismo sociale che ha contaminato tanti cittadini. E quando farsi gli affari propri diventa una filosofia di vita, a rimetterci non sono solo gli alpini, ma tutte le realtà sociali. A cominciare dalle famiglie e poi, via via, in tutto il vissuto comunitario. Quello che mi sento di dirti, pur non avendo la ricetta magica, è di non mollare. L’entusiasmo e la generosità hanno comunque un loro linguaggio, capace di contaminare nel bene. Crederci, più che un risultato garantito, è un investimento nella speranza.