Rintocchi solitari

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    Il 71º raduno al Colle di Nava in memoria del sacrificio della divisione Cuneense in Russia, si è svolto in modo anomalo, quasi in forma surreale. Il blocco forzato delle cerimonie dovuto all’emergenza sanitaria, ci ha colpito in tutte le forme e in tutti gli aspetti: dai rapporti familiari, al lavoro forzatamente modificato, alla vita di tutti i giorni. Non di meno le manifestazioni alpine hanno subito un drastico fermo, a cominciare dall’Adunata nazionale, posticipata e poi annullata e finendo ai tanti raduni di Gruppo. Ma si sa, gli alpini sono fedeli alle istituzioni e anche con qualche mugugno si adeguano alle situazioni e seguono le direttive.

    Nel Consiglio Direttivo della nostra Sezione si è presentato un caso di coscienza molto combattuto: onorare i Caduti della divisione Cuneense, oppure rinviare la 71ª edizione al 2021. Alla fine ha avuto la meglio il rispetto che portiamo verso i nostri Caduti. Seguendo l’esempio del Presidente della Repubblica che da solo ha voluto celebrare il 25 Aprile e il 2 Giugno, il Consiglio ha deciso di celebrare la cerimonia in forma simbolica, con la presenza del solo Consiglio Direttivo e del vessillo della Sezione.

    Così, anticipando la data a sabato 4 luglio, il Presidente Giovanni Badano e i Consiglieri con il vessillo sezionale si sono ritrovati al sacrario della Divisione Cuneense in ranghi estremamente ridotti. Insieme a loro il comandante della locale stazione dei carabinieri, luogotenente Giorgio Allerini e il rappresentante del Comune, Anna Baldi Ghirardelli, ma senza fanfara, senza coro, senza reduci. L’alzabandiera ha preceduto la deposizione della corona d’alloro al cippo in memoria dei Caduti. Ancora più struggenti del solito i rintocchi della campana che hanno accompagnato la deposizione di un mazzo di fiori alla tomba del generale Emilio Battisti, situata all’interno della chiesetta a cui è seguito, al termine della cerimonia, un momento di raccoglimento.

    Vorrei fare un invito a chi dovesse trovarsi a passare al Colle di Nava: fermatevi e leggete la lapide della forza della Cuneense in Russia, fate il conto dei Caduti, dei dispersi e dei feriti: non fece ritorno a casa nemmeno il 10%. Significa che per ogni alpino che è tornato, altri dieci sono rimasti laggiù. Pensiamo un attimo alla battaglia di Novo Postojalowka: una battaglia di oltre trenta ore dove la Cuneense e la Julia sono state quasi completamente distrutte. Pensiamo a chi è sopravvissuto a quella terribile prova e ha continuato ancora la marcia verso ovest; a chi si è trovato a Waluikj ed è stato fatto prigioniero, o chi ha continuato verso Nikolajewka ed è riuscito a sfondare le forze nemiche.

    Pensiamo alle terribili prove a cui sono stati sottoposti i reduci. Non ce lo possiamo neanche immaginare. Quanti reduci al loro rientro preferirono tacere, non raccontare nulla di quello che vissero e videro, perché erano esperienze talmente inverosimili da essere incredibili. Quanti reduci sono stati costretti a mentire ai parenti e alle madri dei loro amici, per non farli soffrire più di quanto già soffrissero. Per troppo tempo si è taciuto e non si è raccontato. Per troppo tempo non si è voluto ricordare. Ecco perché è nato il sacrario di Nava: per non dimenticare. Ed è per questo che la Sezione di Imperia anche in un periodo così particolare ha voluto ricordare i nostri morti, i nostri martiri, i nostri Padri.

    Alberto Ghiglione