Rievocata la battaglia di Nowo Postojalowka

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    Capita, a volte, che manifestazioni in se tranquille come l’inaugurazione di una strada, sia pur intitolata a una celebrità come la Divisione alpina Cuneense, si trasformino in eventi. È quanto è capitato sabato 5 luglio, vigilia del 59º raduno alpino al Colle di Nava quando, dopo lo scoprimento della targa in ardesia intitolata alla Divisione martire, opera del vecio Alessio Pastor, ha preso la parola il sergente Giacomo Alberti, reduce di Russia del battaglione Pieve di Teco, Medaglia d’Argento.

    Un discorso scritto e ben congegnato è stato sostituito da un sofferto e commovente racconto di esperienze irripetibili di chi ha vissuto quel tragico gennaio 1943 e le sue conseguenze, fino al ritorno a casa. Ha colpito in modo particolare la rievocazione della terribile battaglia di Nowo Postojalowka, quando in trenta ore di combattimento, Cuneense e Julia subirono l’annientamento.

    Non è stata l’esposizione dei fatti di un libro di storia. Abbiamo assistito allo sciogliersi di un grumo rimasto duro nel petto per tanto tempo. Sono stati citati i nomi e le circostanze in cui ragazzi della Provincia di Imperia sono caduti. Ritratti sbiaditi di persone scomparse sono diventati improvvisamente nitidi. Ha colpito la semplicità della narrazione della tragedia, l’assenza di retorica. Si è avvertita la fatica e il dolore che l’esternazione di certe verità comporta, come quando, al ritorno, si sono dovute affrontare le famiglie degli altri, quelli non tornati, senza portare il conforto di una notizia, ricevendo solo incomprensione. Anche i più superficiali e più disincantati hanno realizzato per quale motivo non bisogna dimenticare.

    Si è capito dal prolungato silenzio delle bocche e dagli sguardi stupiti di molti anche al termine del racconto, nonostante le allegre note della fanfara Colle di Nava. All’insegna del ricordo anche il Cantamontagna , l’annuale rassegna di cori alpini, giunta alla decima edizione, organizzata dal coro Sezionale Monte Saccarello che ha ospitato il coro Stella Alpina di Alba.

    Nel corso dello spettacolo, in un Forte centrale sovraffollato, è stato rivolto un commosso pensiero al sergente nella neve Mario Rigoni Stern, il cantore degli alpini scomparso alla metà di giugno, seguito da un lungo applauso. Domenica il raduno, presenti il consigliere nazionale Luigi Bertino, per il presidente nazionale Perona, impegnato nella cerimonia del Premio Fedeltà alla Montagna, al Falzarego, il presidente della sezione di Imperia Gianfranco Marini e, per la Taurinense, il col. Lauri, in rappresentanza del gen. Bonato, in missione in Afghanistan.

    Tradizionale, ma sempre calorosa, l’invasione di penne nere provenienti dal Piemonte, dalla Liguria e dall’alta Toscana, ben disciplinata dai nuclei di Protezione civile delle sezioni ANA di Imperia e Savona. Oltre duecento i gruppi ANA presenti. Tra i numerosi vessilli spiccava quello della sezione di Udine, una novità. A metà mattinata il corteo guidato dalla fanfara della brigata Taurinense si è diretto verso il famoso prato prospiciente il Sacrario che ospita le spoglie del gen. Emilio Battisti, ultimo comandante della divisione Cuneense.

    All’ingresso dei gonfaloni del comune di Pornassio, ospite del raduno, della Provincia di Cuneo e della Provincia di Imperia, quest’ultimo decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare, sono seguiti l’alzabandiera e, quindi, la S. Messa al campo concelebrata da mons. Giacomo Barabino vescovo emerito di Ventimiglia e Sanremo e don Francesco Drago, parroco di Pornassio. L’animazione del rito religioso è stata eseguita dal coro Monte Saccarello e dalla fanfara sezionale Colle di Nava. Dopo la preghiera dell’Alpino, recitata dal reduce di Russia Giacomo Alberti e il saluto del sindaco di Pornassio Raffaele Guglierame e del presidente sezionale Gianfranco Marini, ha preso la parola, per l’orazione ufficiale, il ten. Alberto Ghiglione, consigliere responsabile del raduno di Nava e figlio del reduce di Russia, Carlo.

    Ghiglione, visibilmente commosso, ha dichiarato il proprio imbarazzo nello svolgere tale compito ricordando quanti famosi personaggi lo hanno preceduto: dal generale Battisti, al capitano Lino Ponzinibio, a Giulio Bedeschi, a Franco Magnani, per non parlare di don Brevi, del gen. Ricagno, comandante della Julia in Russia, e dei numerosi presidenti nazionali dell’Associazione. Ha voluto rievocare ancora Nowo Postojalowka, la più cruenta battaglia dell’intera campagna di Russia di cui si parla sempre troppo poco, e il triste destino dei sopravvissuti poi uccisi o fatti prigionieri a Waluikj, come appunto Battisti e Ricagno.

    Non ha dimenticato la condizione dei Reduci che al loro ritorno preferirono tacere tanto erano incredibili e inverosimili le esperienze vissute nella steppa. La cerimonia in onore dei Caduti ha avviato alla conclusione il 59º raduno. Le note della Canzone del Piave hanno accompagnato, tra due ali di folla silenziosa, un gruppo di reduci che ha fatto da scorta ad una corona deposta, poi, sul cippo del Sacrario. I rintocchi della campana hanno seguito gli alpini del coro Monte Saccarello che hanno onorato la tomba del generale Emilio Battisti con una corbeille. Un omaggio floreale è stato offerto anche dall’Associazione Chasseurs Alpins della vicina Francia.

    Il raduno di Nava, un’ora di magia e di pathos è finito così, come sempre con qualche lacrima asciugata in fretta per non farsi vedere. Perché, come dicono gli alpini imperiesi, Nava non è una festa: è un pellegrinaggio.

    Enzo Daprelà

    Pubblicato sul numero di settembre 2008 de L’Alpino.