Ricordare Basovizza

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    Lunedì 10 febbraio 2020… un’unica giornata di pioggia in un periodo di sole splendente, una specie di nuvola di Fantozzi che sembra proprio essere capitata apposta per rovinare il Giorno del Ricordo delle Foibe e dell’esodo giuliano dalmata. Qualcuno scherzando suggerisce che forse ce l’hanno mandata i negazionisti per farci un dispetto, ma nonostante la pioggia (lieve, ma continua e fastidiosa tutto il tempo!), l’area sacra della foiba di Basovizza è piena, stipata.

    Circa 2.000 persone, tra loro circa 800 alpini di 38 Sezioni (oltre 190 Gruppi). Fa enorme piacere vedere la rilevante presenza costituita dagli studenti (493 inclusi gli insegnanti accompagnatori) di scuole provenienti da Caltanissetta, Orvieto, Catania, Avellino, Modena, Brindisi, Imperia, Novara, Biella e Trieste, che dimostra il crescente interesse e la grande sensibilità anche dei giovani, nei confronti delle tragiche vicende che hanno continuato per anni ad insanguinare queste terre orientali dopo la fine della guerra. Questo incentiva l’opera di divulgazione e sensibilizzazione e aumenta la fiducia sulle nuove generazioni.

    La cerimonia inizia con l’ingresso dei gonfaloni municipali di Trieste, decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare, di Muggia, della Regione Friuli-Venezia Giulia, della Provincia autonoma di Trento, della Provincia di Novara, poi quelli di altri Comuni. Sono presenti i rappresentanti e i labari della Lega Nazionale, delle Associazioni degli esuli istriani fiumani dalmati, dei Liberi Comuni di Fiume, Pola e Zara in esilio, della Federazione Grigioverde e delle associazioni combattentistiche e d’Arma, tra questi il Labaro dell’Ana.

    Terminato lo schieramento il picchetto armato si sposta accanto all’asta della Bandiera dove, al suono dell’Inno nazionale, si procede all’alzabandiera a cura del reggimento Piemonte Cavalleria e della Sezione di Trieste. Viene quindi data lettura della motivazione della Medaglia d’Oro al V.M. concessa alla città di Trieste e vengono resi gli onori ai martiri delle Foibe con la deposizione di corone d’alloro al suono della Leggenda del Piave e del Silenzio durante il quale, purtroppo, troppi alpini se ne stanno con le mani in tasca o dietro la schiena invece di salutare alla tesa! La Messa, accompagnata dal coro “Nino Baldi” della Sezione di Trieste, viene officiata dall’arcivescovo di Trieste mons. Giampaolo Crepaldi. Al termine due studenti del liceo classico di Orvieto, Amelio Vinci e Lorena Comodini, salgono sul palco e leggono la Preghiera per gli Infoibati scritta da mons. Antonio Santin, vescovo di Trieste e Capodistria all’epoca dei fatti. La poesia “Basovizza” di Marco Martinolli è letta da Margherita Griselli e Massimiliano Peschiani del Liceo Dante Alighieri di Trieste. Infine Francesca Schettini dell’Istituto Superiore Ferraris-DeMarco-Valzani di San Pietro al Vernotico (Brindisi) recita la toccante “Dolcissimi ricordi” di Annamaria Muiesan Gaspàri.

    Prende poi la parola Paolo Sardos Albertini (Presidente della Lega Nazionale) con un discorso molto moderato in cui auspica che il Giorno del Ricordo possa diventare un giorno di comune commemorazione delle vittime assieme a Slovenia e Croazia, visto che le stragi titine si abbatterono sugli sloveni e i croati molto più pesantemente che sugli italiani. Molto appassionato il discorso del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza che intende dedicare ai martiri delle Foibe il viale principale nel Porto Vecchio e indica, accanto alla pulizia etnica, anche la matrice ideologica della violenza per imporre un regime comunista. Quindi l’intervento di Massimiliano Fedriga (Presidente della Regione Fvg) che auspica la cessazione di finanziamenti a tutte quelle realtà che promuovono tesi negazioniste, ma è contrario a qualsiasi censura limitativa della libertà di espressione e di pensiero. Secondo il ministro Federico D’Incà, l’intero Paese dovrebbe camminare unito senza alcun atteggiamento negazionista di fronte alla storia e senza strumentalizzazioni che rischino di rinfocolare odi ormai sepolti. Infine Maurizio Gasparri (in rappresentanza della Presidenza del Senato) parla del lungo silenzio imposto per decenni sugli eccidi delle Foibe.

    «Ci vollero 35 anni – dice Gasparri – perché Basovizza diventasse monumento nazionale e 46 anni perché un Presidente della Repubblica Italiana (Francesco Cossiga nel 1991) si inchinasse qui». In realtà la Foiba di Basovizza divenne “monumento di interesse nazionale” nel 1982, ma “monumento nazionale” solamente nel 1992, ossia dopo 47 anni. Dopo un saluto conclusivo di Paolo Sardos Albertini, e con gli onori resi dal picchetto armato del Piemonte Cavalleria ai gonfaloni e ai medaglieri che escono dall’Area sacra, termina la cerimonia del 16º Giorno del Ricordo.

    La cerimonia e le allocuzioni degli oratori si sono svolte secondo i principi e i concetti enunciati nei giorni precedenti dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha stigmatizzato l’imperversante e ottuso negazionismo e la generale scarsa conoscenza da parte degli italiani delle violenze dei comunisti jugoslavi in queste terre di confine, causa dell’esodo giuliano dalmata, conseguenza dello scontro tra opposti nazionalismi e ideologie. E gli alpini se ne vanno… Alcuni ritornano da bravi a casa, altri si sparpagliano per i molti ristorantini e trattorie del Carso e lungo la costa perché, si sa, tutti i salmi finiscono in gloria.

    Dario Burresi