REGGIO EMILIA – Un segno indelebile

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    Il monumento al Beato don Carlo Gnocchi è stato inaugurato a Montecchio Emilia, sotto uno splendido sole, alla presenza di molti alpini e Associazioni d’arma provenienti dall’Emilia, dal Veneto e dalla Lombardia. Numerose le autorità civili e militari e i rappresentanti della fondazione don Gnocchi con alcuni ex allievi. Don Carlo fu cappellano militare degli alpini in Albania e poi in Russia durante la Seconda Guerra Mondiale. 

     

    Tornato a casa dall’inferno bianco fondò l’opera Pro Iuventute a favore di tanti mutilatini; l’Opera è oggi diffusa in tutta Italia e all’estero e dispone di oltre 30 centri di cura di alto profilo, uno dei quali è anche nella vicina Parma. Tra don Gnocchi e il generale Reverberi, quest’ultimo nato a Cavriago ma sepolto a Montecchio, c’era una grande amicizia. Nel nome di questa amicizia e dei meriti straordinari di don Carlo, il Gruppo di Montecchio ha deciso di dedicare, nella ricorrenza del 60º dalla morte, un monumento al “cappellano santo degli alpini”.

    Dopo la Messa officiata da mons. Angelo Bazzari, presidente della fondazione Don Gnocchi, il corteo, accompagnato dalla banda, ha raggiunto la rotonda per Bibbiano-San Polo: il monumento si presenta con tutta l’imponenza dei 1.400 quintali di marmo rosa, lastre di lamiera con crocifisso in trasparenza, una lastra di acciaio con inciso il volto di don Gnocchi con dedica, un’aquila alata di tre metri, un cappello alpino stilizzato con la penna di due metri e la scritta Ana.

    Nell’anno della Misericordia vuole rappresentare un monumento all’amore verso gli ultimi e resterà patrimonio della cittadinanza che, transitando per queste strade, ricorderà il grande Santo alpino. Dall’altro lato la Protezione Civile ha eretto una torre di oltre sette metri, inaugurata lo stesso giorno, che potrà servire per le trasmissioni radio in caso di emergenza.

    Poi un rancio ottimo e abbondante in Villa Aiola, vicina frazione di Montecchio, consumato in allegria e accompagnato da tante belle cante. Il gruppo alpini ringrazia le aziende e i privati che hanno generosamente contribuito a realizzare quest’opera, ora patrimonio della collettività.

    Enzo Fontana