Radici

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    Rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana . Così recita la Preghiera dell’Alpino, che siamo usi ascoltare sugli attenti e con Labaro, vessilli e gagliardetti rivolti al cielo. Già, la nostra millenaria civiltà cristiana , ovvero le nostre radici, a difesa delle quali si sono schierati prima Papa Wojtyla e ora Papa Ratzinger.

    Sull’onda di una discutibile interpretazione dell’illuminismo la Costituzione europea ha ignorato che queste radici sono state il presupposto, la formazione e poi la salvaguardia per tanti secoli della stessa cultura europea e occidentale. Un’amnesia in ossequio ad una multietnicità incombente che prepotentemente si inserisce nelle monoculture di tanti Paesi. La diversità può essere una ricchezza se ciascuno rispetta la diversità altrui. Ma fino a quando questa ricchezza resta tale?Fino a quando vengono rispettate le regole che i cittadini si sono democraticamente dati.

    Sembrerebbe tutto semplice se non vivessimo in tempi di grande incertezza, provocato dall’impatto del terrorismo internazionale, un fenomeno drammatico che ha dimensioni mondiali e sta cambiando il nostro modello di vita. Non c’è dubbio che stiamo vivendo un momento di transizione: geopolitico, culturale, sociale ed economico. Eppure, di tutto questo raramente troviamo traccia nella nostra stampa associativa. Eppure sempre più si ha l’impressione di vivere una sorta di terza guerra mondiale, diversa dalle due che hanno insanguinato il Novecento, più subdola, lunga e parrebbe senza speranza.

    Campanelli di allarme suonano sempre più spesso dalle pagine di grandi giornali nazionali (e non solo nazionali): editoriali e reportage che hanno in comune lo stesso disorientamento ma suggeriscono anche la stessa terapia nella quale le culture dell’accoglienza e della multietnicità vengono subordinate al rigoroso rispetto delle leggi dello Stato ospite, laico e democratico, tenuto a dare certezze ai cittadini. Certezze del rispetto delle istituzioni, delle norme che regolano la convivenza secondo l’imperativo del rispetto della persona che trae fondamento nel diritto romano e nell’umanesimo.

    Per la prima volta, dopo la disastrosa tendenza avviata negli anni Sessanta contro ogni rappresentazione iconografica dello Stato, iniziando dal Tricolore e dall’Inno di Mameli ascoltato con un misto di imbarazzo e fastidio tranne che negli stadi di calcio assistiamo, non solo attraverso i giornali ma anche in ampi servizi televisivi, ad un recupero della nostra storia: impariamo a conoscere come eravamo per capire come siamo.
    Ma come saremo?

    La nostra Associazione, così profondamente inserita nella quotidianità e non certo estranea a questi cambiamenti, non ha avuto timori nel guardare al futuro. Ha affrontato con determinazione le conseguenze della sospensione della leva, è rivolta al sociale attraverso la struttura della Protezione civile, è aperta indiscriminatamente al volontariato e all’assistenza. Sul piano istituzionale custodisce tradizioni e valori che sono il fondamento della nostra stessa unità nazionale e intende difenderli. È un esempio di come si possa conciliare un profondo senso di appartenenza con la solidarietà.
    Iniziando dalla Preghiera dell’Alpino, quella originale