Quella folla in San Pietro

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    di Cesare Di Dato

    La folla che si è presentata ai battenti della Basilica di San Pietro per rendere l’estremo saluto a Giovanni Paolo II ha indotto molti di noi alla meditazione. Un avvenimento mai prima d’ora registrato nella sua spontaneità e certamente non a comando come sotto le dittature del secolo scorso. Un abbraccio d’amore da parte di rappresentanti di tante religioni, di tante Nazioni, di tante filosofie più o meno in accordo con il Verbo.

    E non solo anziani ma anche giovani, tanti giovani, a significare che le teorie profuse da teorici del materialismo ateo o, peggio, dell’integralismo religioso, alla fine hanno poco successo in chi si affaccia alla vita, assetato com’è di quell’idealismo che è il sale della vita stessa. Viene spontanea la domanda: cosa ha fatto di diverso questo Papa per guadagnarsi un simile tributo di affetto?Chi sa discettare anche sui motivi più banali si è sbizzarrito nelle più strane teorie tirando in ballo il suo ascendente personale anzi il carisma se no che dimostrazione è? la sua figura affascinante quasi fosse stato un attore, la sua innata capacità di comunicare.

    Sarà anche vero, ma io penso che tutti noi, cattolici e laici, credenti e atei, cristiani, musulmani ed ebrei per citare solo le religioni monoteiste abbiamo visto in lui il giusto, il defensor pacis. È valsa di più la sua parola a favore dei derelitti e contro la guerra che i patetici cortei irenici che lui stesso, in cuor suo, non approvava data la loro inutilità. Perché dai tempi di Cristo l’uomo vuole una parola buona, un gesto amichevole, e Giovanni Paolo II non li ha mai fatti mancare a nessuno, nemmeno al suo attentatore, Alì Agca; ha cioè in terpretato alla perfezione la parola di Gesù in un mondo ben diverso da quello della Palestina di due millenni fa: ha modernizzato il Verbo divino. Alla gente ciò è piaciuto e lo ha ripagato con un omaggio oceanico di milioni di fedeli.

    Stalin che un giorno chiese: Ma questo Papa (che allora era Pio XII) quante divisioni ha? Eccole, le divisioni del papa: un paio di milioni di fedeli che si riversano in piazza San Pietro non con cartoline precetto ma armati solo di fede e di speranza, punta avanzata di altri milioni che, in patria, hanno partecipato a questo ecumenico atto di devozione. C’erano anche gli alpini: quelli della P.C. a dare una mano per contenere, bonariamente, la folla e quelli a titolo individuale che in quella folla si erano mescolati.

    Questo rafforza il legame che c’è sempre stato tra noi e Giovanni Paolo II: ricordo fior di generali accompagnarlo all’Adamello e con loro il presidente della sezione ANA direttamente interessata; ricordo le sue vacanze in Valle d’Aosta, quando l’allora SMALP metteva a disposizione di Sua Santità i migliori maestri di sci e di roccia e induceva un simpatico comandante, toscanaccio d.o.c., a soprassedere, almeno per quella volta, al suo colorito linguaggio in vernacolo; ricordo, infine, per averle vissute, le giornate della visita a Como, a fine secolo scorso, la prima dopo oltre 700 anni. Il concorso degli alpini fu esaltante tanto da guadagnare alla sezione l’elogio del vescovo, mons. Maggiolini, per solito molto misurato: la Chiesa chiamò, gli alpini risposero a massa e il presidente di allora ebbe il suo bel daffare per convincere i respinti a rassegnarsi.

    Ma non è finita: L’Alpino pubblica una bella foto del papa, nel pieno delle sue forze, con il cappello alpino in testa offertogli dal Presidente nazionale Franco Bertagnolli in occasione dell’Adunata di Roma del 1979. Devo dire che egli lo indossava benissimo: con la sua stazza era degno delle mostrine da artigliere da montagna. Qualcuno dei nostri storse il naso argomentando sulla sacralità del cappello: dimostrò di non aver capito nulla.

    Offrendo il nostro simbolo a Sua Santità, fu il cappello, caso unico, ad essere consacrato non viceversa. Cari lettori, si dice che morto un Papa se ne fa un altro . Qualcuno ha detto che Papa Wojtyla è stato unico: sarà anche vero, ma tutto lascia sin d’ora prevedere che Benedetto XVI seguirà il solco del suo grande predecessore. Non facciamogli mancare il nostro sostegno. È bello, in fin dei conti, essere, nonché soldati d’Italia anche militi di Cristo nel senso pieno dell’espressione.