Quei prigionieri… disertori

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    In questi anni si è molto parlato della Grande Guerra e dei suoi eroi, ma essendomi trovato durante lo scorso anno a cercare notizie di un mio prozio, Ragazzo del ’99, scomparso nel 1917 (proprio scomparso, perché di lui non si è saputo che fine avesse fatto una volta caduto prigioniero degli austriaci, fino a pochi anni fa), ho preso coscienza della reale situazione del Governo e dell’Italia dell’epoca. In particolare due libri ho trovato illuminanti e vorrei consigliarne la lettura a tutti, alpini e non. Il primo è Prigionieri italiani dopo Caporetto, di Camillo Pavan e il secondo Soldati e prigionieri italiani nella Grande Guerra, di Giovanna Procacci. Non ricordo di aver letto, proprio in occasione della ricorrenza dei 100 anni dalla Grande Guerra, articoli sulla morte di 100mila prigionieri italiani (si consideri la percentuale in confronto al totale dei Caduti), a fronte di qualche migliaio degli eserciti alleati. Ho scoperto che dopo Caporetto il Comando Supremo, supportato dal ministro Sidney Sonnino, considerando disertori in ugual maniera tutti coloro che erano caduti prigionieri (con il supporto di Gabriele D’annunzio, che li definiva pubblicamente “imboscati d’oltralpe”), ha provveduto a distruggere gran parte della corrispondenza da e per i prigionieri, e a condannarli alla morte per fame (con la definizione di “edema” o “tubercolosi polmonare”) proibendo l’invio di pacchi viveri dall’Italia attraverso la Croce Rossa, ben sapendo che l’Austria non aveva più viveri neppure per i suoi soldati, e ignorando i ripetuti appelli volti al Governo da parte di Francia e Inghilterra proprio in merito alla situazione dei prigionieri stessi. Non parliamo poi del trattamento che sarebbe stato destinato a coloro che sarebbero riusciti a rimpatriare: rinchiusi nuovamente in campi, interrogati e se abili, inviati in Macedonia o comunque lontano dalla Patria e dalle famiglie. Il mio prozio Giovanni Rontini, bersagliere del 6º reggimento, catturato presumibilmente sull’Altopiano di Asiago, dopo pochi giorni che era arrivato al fronte, durante la battaglia delle Melette, è morto in Ungheria, a Nyíregyháza, il 24 settembre 1918 per “edema polmonare”. Da alpino mi sono recato a rendere gli onori a lui e altri 3.000 sepolti nel Cimitero degli Eroi (eroi anche se prigionieri) in occasione dei 100 anni dalla sua morte.

    Maurizio Tronconi, Gruppo Pisa, Sezione Pisa-Lucca-Livorno

    Caro amico, ho fatto una indagine nella nostra biblioteca per vedere se trovavo traccia dei due libri da te citati e per verificare se fossero state fatte analisi critiche dei loro contenuti. Purtroppo non conoscendo questi testi non sono in grado di dare conferma alle loro tesi e tantomeno di verificarne l’attendibilità storica. Il che non significa un giudizio negativo, anche in considerazione della credibilità degli autori, ma semplicemente mi limito ad aprire il dibattito, nella speranza che qualcuno ci aiuti a fare maggiore luce sul tema.