Quando la vita ti sorride

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    Il 20 maggio 2012 lo ricordo come fosse oggi… il 29 è stato peggio. È arrivato il terremoto e ha scosso tutto: la terra, le case, i pensieri e la vita delle persone. Tanta paura, preoccupazione per il futuro e convinzione che mai più nulla sarebbe stato come prima… mai più. Le belle e floride provincie emiliane in pochi secondi si sono inginocchiate davanti alla potenza della natura e con loro, a tratti, la forza di credere in un futuro. Settimane trascorse in tenda, in camper, al mare ed in montagna sfollati come ci fosse la guerra al paese.

     

    La nostra vecchia scuola a Casumaro aveva subito ferite insanabili e dopo l’estate ci attendeva l’angoscia: dove andranno i nostri 60 bambini? Già a fine agosto le notizie vaghe alimentavano tanto scetticismo e con esso l’amarezza e un po’ di senso di abbandono. Poi siete arrivati voi, sì voi, esercito verde di eroi con la penna nera sul cappello. La prima volta che vi ho visti è stata una mattina di settembre: sono entrata nella palestra magazzino delle scuole medie e in mezzo ad un putiferio di mobili, giochi, scatoloni, polvere e cianfrusaglie, c’erano le vostre brandine col cappello da alpino sopra. Le ho fotografate e mentre lo facevo mi sono accorta che uno di voi mi stava guardando con aria curiosa. Da quel momento è stata subito amicizia. Poi siete arrivati in tanti e vi siete accontentati della misera sistemazione e dei pochissimi agi a disposizione.

    Ci avete fatto il dono più importante che una comunità possa ricevere: una scuola… ma non piccola e temporanea, ma in stile alpino, un vero e proprio palazzo reale di più di 700 metri con tutte le comodità degne di un 5 stelle. Aule magnifiche, refettorio, palestra, ufficio, area accoglienza, spazi esterni davanti alle sezioni, colori da paese dei balocchi… e tanta luce. Ho visto coi miei occhi il sudore sul vostro viso, le preoccupazioni, i muscoli tirati delle braccia per caricare pesi, la pioggia e la neve scendere sulle teste… ma sempre col sorriso sulla bocca o con una battuta scherzosa per risollevare il morale. Ci avete coinvolte nella progettazione e nella scelta dei materiali e da subito l’abbiamo sentita come fosse casa nostra. È stata studiata e pensata per dare il meglio agli alunni che fin da piccoli potranno avere la possibilità di fare esperienze significative in un ambiente stimolante ed accogliente.

    Per noi maestre sarà un’ottima opportunità per rinnovare il nostro modo di operare, avere nuove idee e assecondare la fantasia dei bambini, riattivando i tanto amati laboratori che quest’anno abbiamo dovuto per forza abbandonare a causa dell’assenza di spazi. I bambini incantati vi hanno spiati dalle finestre del container in tutti questi mesi e hanno cominciato ad ipotizzare tutte le cose belle che si potranno fare. Una mattina Marika ha detto: “Sai maestra, quel colore azzurrino è come quello del castello del Re… io quando vado nella scuola nuova voglio fare la Principessa”. Venerdì scorso poi, vedendo il lavoro che state facendo per la pavimentazione delle verande esterne, Diego ha detto: “Lory, dopo lì ci metti la piscina gonfiabile e noi giochiamo con l’acqua?”.

    Ecco cosa avete fatto! Siete riusciti a far sognare bambini che aspettano con ansia l’arrivo nella scuola nuova; pensate che alcuni che andranno alla Primaria a settembre vorrebbero restare in quella degli alpini perché è bella! Anche noi maestre, genitori e tanti altri, non abbiamo potuto che ammirarvi nelle vostre lunghe e dure giornate di lavoro; siete eroi silenziosi in un tempo malato che pare non contaminarvi. Grazie a voi che ci avete donato la certezza di credere in un futuro migliore in momenti come questi in cui spesso la speranza pare non trovare posto e la volontà delle persone sembra troppo fragile per muoversi verso chi ha bisogno. Grazie a Renato Zorio, Luigi De Finis, Antonio Munari e ai tantissimi grandi uomini che hanno lavorato per noi senza avere nulla in cambio ed accontentandosi di quel poco sostegno morale che siamo riusciti a dare.

    Sappiamo che avete sacrificato le vostre famiglie e per questo un grazie di cuore va alle mogli, ai figli ed ai parenti lontani, pazienti e altrettanto valorosi, che non vi hanno avuti a casa. Nostro Signore ci ha offerto gli alpini, ad eterna testimonianza che esiste amore, pace e solidarietà, basta solo desiderarle ed impegnarsi tanto per ottenerli… ce lo avete insegnato e per questo meritate una laurea honoris causa in talento umano. Faremo tesoro del vostro esempio perché vale più di tante parole dette e di mille libri scritti; ve ne saremo eternamente grati. Con tutto l’affetto e la riconoscenza.

    Lorenza Salvi
    Insegnante della scuola materna