Pronti, presenti e solidali

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    Lunedì 18 settembre, ore 4:38, un boato nella notte: mi sveglio di soprassalto, ho 60 anni e di terremoti ne ho sentiti tanti, ma l’istinto mi dice che non è uno dei tanti. Dico a mia moglie «non finisce qui» un attimo e siamo al piano terra pronti a uscire. Ore 5.10 di nuovo ma questa volta i secondi non passano mai, siamo fuori! Dopo aver riordinato le idee ho pensato: «Vado alla Protezione civile ci sarà bisogno». E così per l’intera giornata e i giorni seguenti, controlla i danni, monta le brande, evacua gli anziani dall’Rsa, monta le tende ecc… Chi può dà una mano: è bellissimo quel che il bisogno può fare, le persone danno il meglio di sé, ma la terra continua a tremare e non fa eccezioni. Mentre scrivo la terra trema ma sono sereno, perché alle 6.30 arriva la prima telefonata di un alpino: «Sono Michele di Carpacco, come va? Se serve metto insieme una squadra e veniamo subito». Poi l’alpino Giacomino di Forni Avoltri, poi Michele di Miane, Marcello e Achille e Guido di Ogliano, Roberto da Vittorio Veneto, Giò da Monghidoro con cui il giorno prima abbiamo riso e cantato, questa mattina Bigolin di Arcade, ma potrei continuare all’infinito. Grazie a tutti gli alpini che mi sono stati vicino anche solo per dire: «Come va?». È in questi momenti che si vede cosa vuol dire portare la penna nera.

    Atanasio Kostis, Gruppo di Marradi, Sezione di Firenze

    Grazie a te Atanasio. La tua è una splendida conferma. La conferma che il nostro patrimonio umano e solidale è intatto, a dispetto del trascorrere del tempo e di capelli e barbe che ingrigiscono. Siamo sempre pronti e presenti, è il nostro Dna.