Il dialogo con i ragazzi

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    Dopo la prima occasione di dialogo con le mascherine del settembre 2020, ho chiesto e ottenuto di reincontrarli, i ragazzi, in maggior numero per ambo i sessi, a inizio ottobre 2023, ora tutti negli ultimi anni delle superiori. Allora avevo posto tre domande: «Cosa ne pensano di un ritorno obbligatorio alla leva, della Patria e della nostra Bandiera e come vedono e giudicano gli alpini in generale». Anche stavolta mi è arrivata la raffica di domande «dal valore e importanza del cappello alpino e di far parte dell’Ana, di come è stato il mio servizio di leva per 15 mesi nel 6º Alpini, dal valore che attribuisco al termine alpinità, alla mia salute odierna, ecc.». Poi è toccato a me intervistarli, chiedendo cosa si aspettano dalle loro vite, dal futuro, quali sono i loro obiettivi e i loro sogni. Alcune ragazze han risposto «che sono giovani senza speranza, han paura del futuro, della solitudine, temono di non farcela. E poi il cambiamento climatico e per questo sono arrabbiate con le generazioni precedenti, poco consapevoli». Altri ragazzi hanno risposto «che la nostra generazione si trova davanti tanti strumenti di informazione ma non sa decidere che strada prendere e che strumenti usare, siamo figli e nipoti dei fortunati che hanno vissuto l’esplosione demografica e il boom economico. Oggi sfide e aspettative sono sempre più alte, il mondo sempre più rapido, è difficile stare al passo e ho paura di rimanere solo e restare indietro, di compiere scelte sbagliate». Però chi ha la fortuna di avvicinarli sa quanto bene e quanta ricchezza si celi in molti di loro, oltre alle potenzialità di cui sono portatori. Proviamo magari, noi di quella generazione fortunata, ad ascoltarli un po’ di più.

    Giorgio Bighellini, Gruppo di Buttapitra, Sezione di Verona

    Caro Giorgio, tocchi un tasto molto importante, ovvero quello della capacità di ascolto che tutti noi dovremmo avere con i nostri ragazzi. Parlando con loro si scoprono non poche note positive e tanta voglia di “trovare una strada”: certo, non in tutti, perché il degrado valoriale e culturale di troppe famiglie è sotto gli occhi di tutti. Ma le potenzialità, come sottolinei, ci sono. Sta a noi creare il più possibile le opportunità per coglierle.