Presente!

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    In una tomba di famiglia del cimitero di Ravosa c’è una lapide che riporta il nome di Giuseppe Peresutti, soldato morto nel 1915. Parlando con i discendenti scopro che la lapide ha una funzione solamente commemorativa, perché nessuno sa dove si trovino le sue spoglie. Incuriosito e appassionato di storia da sempre, il 21 giugno 2010 inizio la ricerca storica con l’obiettivo di riportare a casa i resti del nostro soldato. Dopo svariati tentativi, interpellando il Ministero della Difesa, Onor Caduti, l’ufficio del Registro di Stato, del nostro Vincenzo non v’è traccia; le ricerche riprendono slancio quando grazie all’interessamento del funzionario dell’anagrafe del Comune di Povoletto, scopro che la lapide riporta dati anagrafici sbagliati: a parte la foto, la data di nascita e di morte, tutto il resto è errato.

    Scopro che chi sto cercando è un alpino, con tutto il mio rispetto per ogni Corpo, ma gli alpini sono gli alpini. Infatti un soldato austriaco dei Kaiserjäger, nel suo diario di guerra, definiva gli alpini “diavoli con la penna” per l’estremo coraggio e l’astuzia, meritando il loro rispetto. Riprendo le ricerche ripetendo l’iter con il nominativo di Peressutti Vincenzo di Giovanni e scopro che il nostro alpino è nato il 10 aprile 1897 a Bella Zoia, una frazione del comune di Povoletto (Udine). Emigrato in Germania, dove ha lavorato in una fornace per la produzione di mattoni, è rientrato in Italia nel 1915 per arruolarsi nel 8º reggimento, battaglione Cividale. Muore il giorno 17 ottobre 1915 in una delle trincee italiane sul monte Mrzli, in Slovenia e viene sepolto in un cimitero di linea a Gabria (oggi Gabrje), tra Tolmino e Caporetto. Le sue ultime volontà riportate sui documenti della Compagnia di appartenenza sono state: “In caso di morte voglio essere sepolto con i miei compagni che mi hanno preceduto”. Nel 1934 i Caduti nella zona di guerra tra Caporetto e Gorizia sono stati riesumati e tumulati nei sacrari di Caporetto, Oslavia, Redipuglia, ma anche dopo svariati sopraluoghi nei vari sacrari, del nostro Vincenzo non v’è traccia.

    Dopo aver letto le sue volontà sembra non voglia farsi trovare. Prendo un attimo di pausa dalla mia ricerca perché muovendomi in questi luoghi, tutte queste lapidi con tutti questi nomi mi spingono a documentarmi per capire più a fondo cos’è stata questa guerra per questi ragazzi e le letture e le svariate escursioni sul Mrzli, il Monte Nero, il Monte Rosso e il Vrata, mi danno un quadro terribile di cos’hanno passato. Quando guardo le loro lapidi sento il loro peso. Durante un’escursione sul Monte Nero, osservando dalla cima il panorama sottostante, mi sorge un dubbio… nel 1917 in questa zona si combatté la Dodicesima battaglia dell’Isonzo, meglio ricordata come la disfatta di Caporetto.

    Il paesaggio in quella battaglia è stato stravolto e quindi c’è la possibilità molto remota che il nostro alpino Vincenzo fosse stato ritrovato dopo la guerra senza documenti addosso e faccia parte di quelle migliaia di soldati che riposano sotto una lastra di granito con la scritta “Milite ignoto”. A questo punto l’ultimo tentativo era confrontare i nominativi degli alpini del btg. Cividale caduti in quella zona il 17 ottobre 1915, con quelli tumulati nei vari sacrari. Nel sacrario di Oslavia trovo una lapide porta il nome del soldato “Pepezzutti Vincenzo”. Controllando il registro vedo che è morto esattamente il 17 ottobre 1915, riesumato dal cimitero di linea Gabria 98. L’ho trovato! Varco per l’ennesima volta la soglia del sacrario di Oslavia. Il silenzio regna, non c’è nessuno, ma hai sempre la sensazione di essere osservato. Viene d’istinto camminare leggero per non disturbare il riposo dei 54mila soldati.

    Salgo al secondo piano e al loculo numero 11.646 mi fermo e guardo la sua piccola lapide, lo saluto, come quando non vedi un amico da tanto tempo. Pensa Vincenzo ero partito con l’idea di trovarti e riportarti a casa, ma oggi mi accorgo che tu sei già a casa tua tra i tuoi compagni, fratelli, che hanno condiviso con te le sofferenze il sacrificio e la morte in questa inutile guerra, come lo sono tutte le guerre. Siete stati il seme che è germogliato negli alpini di oggi che difendono la pace e aiutano il prossimo con lo stesso coraggio del vostro tempo.

    Ermanno Visintini