Persone normali per compiti speciali

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    La tensione sulle operazioni previste dall’esercitazione si allenta, l’adrenalina torna a livelli accettabili, e mi trovo seduto con un robusto panino al salame in mano e una bottiglietta d’acqua minerale a consumare il pranzo. Al mio fianco, seduto sulla panca, Andrea Cavattoni, volontario della Protezione Civile della Sezione di Bolzano; tra un boccone e l’altro si comincia a chiacchierare…

    È da tanto che fai parte della Protezione Civile Ana? «Eh sì Stefano! In effetti, ormai sono oltre dieci anni… sembra un secolo! Mi ricordo la prima sera quando entrai in sede: il gruppo di persone che mi ha accolto, a malapena li conoscevo di vista. E oggi siamo un gruppo di amici veri, un’amicizia cementata dalla condivisione di impegno e lavoro, dalla lealtà, dalla fratellanza. Mi sento un privilegiato! Se guardo indietro e cerco il giorno in cui ho scelto di fare domanda per entrare nella Protezione Civile di Bolzano, trovo il senso di pienezza che ora contraddistingue la mia vita. Il volontariato nella Protezione civile ha aumentato le mie capacità e le mie attitudini, mi ha messo in contatto con persone diverse da me che tanto mi hanno insegnato. Appartenere a una unità di Pc non significa solo appartenere a una organizzazione a carattere comunale o provinciale, significa appartenere a un organismo di un sistema complesso, di respiro nazionale. Il volontariato Ana rappresenta una delle componenti più vitali del sistema italiano di Protezione Civile. Siamo veramente una risorsa straordinaria in termini di competenze e capacità operativa che conta svariate unità distribuite nei quattro Raggruppamenti. Uomini e donne che hanno deciso di mettere a disposizione gratuitamente tempo ed energie per proteggere la vita e l’ambiente».

    Cosa significa essere un volontario della Protezione Civile Ana? «Il primo nucleo della nostra protezione civile si è composto quasi trent’anni fa, un’iniziativa che trasformò venti colleghi in venti amici che continuano ancora oggi a frequentarsi. Siamo cresciuti: questa piccola organizzazione formata da volontari provenienti dai vari gruppi alpini sul territorio, si fa trovare sempre pronta quando si verificano calamità naturali, aderendo ai soccorsi coordinati dal Raggruppamento di cui facciamo parte. Nei momenti di bisogno e di grandi emergenze nazionali, tanti sono disponibili a dare il proprio aiuto, ma solo chi è adeguatamente preparato e formato può dare un contributo efficace. Interventi tecnici, ma anche tanta umanità, proviamo a donare un sorriso a chi lo ha perso, le emozioni che tramite il nostro intervento trasmettiamo agli altri, aiutano a guarire le ferite, sono un arcobaleno tra il corpo e l’anima. Far parte della Protezione Civile Ana significa impegnarmi per un progetto finalizzato alla difesa della mia Patria, all’educazione e alla promozione dei valori fondativi della nostra Repubblica, con azioni concrete per le comunità e per il territorio. L’impegno verso gli altri, lo sento come una partecipazione di responsabilità, è un modo per conoscere diverse realtà, per capire e condividere. Diventare volontario è un modo per mettere le proprie attitudini, capacità e competenze insieme a quelle di altre persone a servizio della propria comunità. ‘Vienici a trovare’ mi dicevano, in passato, i nostri veci… io mi sento oggi di raccomandare a tutti quanti voi di mettersi in gioco sin da subito con attività di volontariato di protezione civile. Sono da qualche tempo formatore in ambito Ana: insegno ai nuovi aspiranti volontari dinamiche sismiche e cedimenti strutturali, ma anche il funzionamento di un campo di accoglienza. Non cerchiamo supereroi ma persone normali».

    Andrea mi guarda più serio questa volta e mi mette una mano sulla spalla… Il tempo riservato alla pausa pranzo è terminato, ciascuno di noi si riavvia al proprio lavoro: una pacca sulla spalla, un sorriso e un arrivederci. Ma a me rimangono a turbinare nella mente le parole di Andrea. Noi volontari crediamo nei valori della solidarietà, della fratellanza, dello spirito di sacrificio e del senso del dovere. Sentiamo forte l’attaccamento alla nostra Patria e alla nostra Bandiera. E allora siamo persone normali o speciali? Semplicemente siamo alpini.

    Stefano Meroni