Perché distinguersi?

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    Caro direttore, ti sarò grato se potrai pubblicare questa mia precisazione in risposta alla lettera di Franco Impalmi intitolata “distinzioni all’interno dell’Ana” apparsa sul numero di dicembre scorso. Spero di farlo con lo stesso tatto di Franco Impalmi e del direttore, ma ho la necessità di fare una precisazione ai contenuti della lettera del primo, facendo parte del gruppo citato. Il vessillo visto al sacrario del Pasubio non era quello degli alpini rotariani, bensì quello di rotariani alpini. La differenza può sembrare sottile, ma non lo è. Nel primo caso, infatti, si sarebbe trattato di creare all’interno degli alpini un distinguo tra quelli rotariani e quelli no e capisco il malessere.Nella realtà, il distinguo è all’interno del Rotary, in cui chi ha fatto l’alpino fa parte di una piccola comunità di rotariani “diversamente responsabili” proprio perché portano la penna. Salvo errore da parte mia, il vessillo presente era rotariano, quindi blu scuro, con lo stemma dell’Associazione, che ci riconosce e riconosce l’impegno della fellowship, o gruppo tematico d’amicizia rotariana, nell’assistere anche economicamente nei casi di calamità. Sono ad esempio i rotariani alpini a gestire per conto del Rotary le unità di primo soccorso denominate shelterbox o ad orientare i distretti rotariani a destinare fondi sostanziali in caso di calamità in cui gli alpini, tramite la Pc Ana, sono coinvolti. Purtroppo, in alcuni casi serve di più ed il Rotary, con i suoi 170 iscritti alla fellowship dei rotariani alpini, è lì per quello.

    Jean-Claude Passerin d’Entrèves, rotariano alpino Gruppo Beauregard-Smalp, Sezione di Aosta

    Senza polemica e tanta amicizia: perché se rotariani si sente il bisogno di distinguersi perché alpini? E perché, se alpini, il bisogno di distinguersi come rotariani?