Per un servizio militare mai obbligatorio

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    Caro direttore, non sono per nulla convinto che il servizio militare obbligatorio sia formativo tout court, credo invece che un giovane impegnato che lavora e studia seriamente sia più utile alla Patria che un servizio che come spesso accade in Italia guidato da alti ideali sociali, sia poi nei fatti una forma di sfruttamento coperto da un pannicello di comunità. Credo che invece, come dimostrano gli alpini oggi, tutti volontari, specie i veci, se uno crede alla Patria (ma su questo termine abusato da secoli di retorica) può fare molto senza esservi obbligato. Io ho fatto il docente per decenni e quando ho costruito qualcosa di morale e culturale è stato quando ho convinto i ragazzi e non li ho costretti. Giovani eccellenti se obbligati a fare il servizio militare o civile solo per mostrare il potere coercitivo dello Stato sui suoi sudditi rappresenta quanto di più inutile per la crescita culturale di un giovane. Mio nonno, che ha fondato una Sezione alpina, reduce dall’Ortigara ed io imbevuto della sua idealità, alpino degli anni ’80, crediamo nel servizio alla società. Se uno se la sente fa il militare volontario, un altro fa l’infermiere o il pompiere o il prete o il professore o altro, in base alle sue caratteristiche, reintrodurre l’obbligatorietà universale (salvo poi i raccomandati) è una sciatteria generalista e non razionale. Diverso è il caso se necessitasse la difesa del suolo patrio, ma mi pare che anche di questo ci sia una interpretazione talvolta estensiva che rende necessaria qualche riflessione in più.

    Maurizio Zumerle, direttore Verona Economia, San Martino Buon Albergo (Verona)

    Caro amico, tu mi insegni che tutto può essere coercitivo se non motivato. Anche un servizio alla Patria, o al bene comune se vuoi che evitiamo la retorica, potrebbe essere tale. Ma potrebbe avere anche tante motivazioni che lo giustificano, se solo avessimo noi adulti la volontà di trasmettere ai giovani il senso del bene comune. Certo che se vediamo lo Stato solo nella sua valenza coercitiva facciamo poca strada. Anche perché finiremmo per seminare l’idea che l’autorità si giustifica solo nella misura in cui fa comodo ai nostri progetti.