Per un giorno ancora in caserma i veci del Cividale

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    Cinquemila (e forse più) veci e bocia alla caserma Zucchi nel decennale dello scioglimento del glorioso battaglione.

    Cinquemila veci del Cividale si sono dati appuntamenti a Chiusaforte nel decennale dello scioglimento del glorioso battaglione. Una ricorrenza, fa notare il generale Maurizio De Stefani, presidente dell’associazione Fuarce Cividat che ha fatto confluire a Chiusaforte tantissimi ex , secondo un crescendo che si riscontra ad ogni raduno fra i monti del Friuli che li hanno visti, dal 1963 al 1995, ospiti della caserma Zucchi . Cinquemila (e forse più) penne nere che sono ritornate a casa.

    Li vedevi camminare nel cortile della loro caserma, tenendo per mano il nipotino, mostrando con orgoglio alla moglie, ai figli, le finestre della loro camerata, lo spaccio, la porta carraia, la mensa, le scuderie. E gli occhi luccicavano nel ricordare quei mesi di naja, dura fin che si vuole, ma tanto, tanto cara, vuoi perché aveva il profumo dei vent’anni, vuoi perché lo spirito di corpo era forte e faceva passare presto la fatica delle marce, la pioggia, la neve, le sudate sotto lo zaino. A mezzogiorno, tutti in fila: veci disciplinati nella lunga attesa, senza guardare l’orologio, consapevoli delle difficoltà, per riassaporare l’emozione del rancio (e che rancio!). In quelle pietanze, in quella sala mensa, c’era un po’ della loro storia. Ma naturalmente non era questa la parte più importante.

    I tanti alpini arrivati a Chiusaforte dal Piemonte, dalla Lombardia, dall’Emilia Romagna, dal Veneto e da ogni paese del Friuli hanno partecipato, da veri protagonisti, alle celebrazioni per ricordare che, su quel piazzale, avevano visto dieci anni prima, sventolare per l’ultima volta la gloriosa Bandiera di Guerra del Cividale . Quanti occhi lucidi allora, quanta gioia dieci anni dopo nel ritrovare i commilitoni, i comandanti, quelle mura e quelle stanze ripulite e, sebbene inutilizzate, piene di voci e di ricordi. Le sezioni di Udine e di Cividale, con l’Associazione Fuarce Cividat e il Comune di Chiusaforte hanno organizzato tre giornate intense di eventi e di manifestazioni. Che emozione il sabato mattina, schierati nel cortile (in verità in modo non molto formale) pronti per le marce , sentire lo zoccolìo e vedere apparire tra le palazzine delle compagnie i muli, provenienti dalle scuderie (loro sì perfettamente equipaggiati).

    E poi concerti di cori e di fanfare, mostre della Grande Guerra, di uniformi storiche ed una, bellissima, che illustrava l’equipaggiamento attuale degli alpini, escursioni in elicottero, messa al campo celebrata da cappellani della Julia (ad un altare da campo regolamentare del 1915), discorsi ufficiali ricchi di emozioni. Particolarmente apprezzati quelli del gen. Primicerj, comandante della Julia, e del generale De Stefani, che hanno toccato le corde della commozione, del ricordo e del rimpianto, meritandosi l’applauso di quel piccolo mare di alpini giovani e vecchi. Come sempre il momento più emozionante è stata la sfilata, preceduta da un reparto in armi e scandita da quattro fanfare. All’ammassamento tutti a cercare il cartello con il numero ed il nome della propria compagnia. Dietro ad ognuno una folla.

    Davanti a tutti, i Reduci, ormai troppo pochi, i più applauditi. Tanti applausi anche per i nostri cari, meravigliosi, amatissimi muli che, orgogliosi e fieri hanno sfilato con noi. Piace ricordare una delle ultime immagini di quell’appuntamento che molti hanno chiesto diventi, d’ora in avanti, annuale. Sul piazzale della Zucchi, durante la messa ed i discorsi, coloro che durante la sfilata portavano i cartelli delle varie compagnie e dei blocchi, hanno posato il bastone ai piedi. Uno solo svettava su tutti, tenuto ben alto dal suo alfiere sopra la marea di penne nere e bianche: era Zelino Pagnutti, classe 1920, campagne di Grecia, Albania e Russia. Uno di Quota Cividale .

    Enzo Driussi